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Con una piroette degna di un gran ballerino Donald Trump ha cambiato repentinamente giudizio su Mario Draghi. Se, fino alla scorsa settimana, il governatore della Banca Centrale Europea era “sleale” e giocava “sporco” perché aveva annunciato nuovi stimoli per sostenere l’economia del Vecchio Continente, indebolendo l’euro contro il dollaro, oggi in un’intervista a Fox Business il presidente americano ha elogiato il lavoro di Draghi al punto di arrivare a dichiarare che “alla Federal Reserve dovremmo avere lui al posto del governatore Jerome Powell che non sta facendo un buon lavoro”.

UNA POLTRONA CHE SCOTTA

La poltrona del numero uno della Fed scotta già da qualche tempo. Powell, sedicesimo governatore con una lunga carriera da civil servant è stato tra l’altro sottosegretario al Tesoro con George Bush senior, nonostante sia stato nominato dallo stesso Trump è entrato presto in rotta di collisione con la politica del presidente americano. Il problema è il costo del denaro, quel taglio dei tassi che l’inquilino della Casa Bianca vorrebbe al più presto per rafforzare la crescita economia americana e arrivare alle elezioni del 2020 con un Paese che corre e non certamente in recessione. “La Federal Reserve sta facendo degli errori – ammoniva Trump già lo scorso 10 ottobre – è troppo rigida, credo che sia impazzita”. E oggi ha rincarato la dose: “Powell vuole mostrare al mondo quanto sia duro; ok fategli mostrare quanto è duro, ma non sta facendo un buon lavoro” e per questo Trump si è spinto fino a ribadire “il diritto di degradarlo e il diritto di licenziarlo”.

IL CRUCCIO DI TRUMP

Il cruccio del presidente americano è sempre lo stesso. Da quando Powell, dal febbraio 2018, è arrivato alla guida della Fed ci sono stati quattro rialzi dei tassi, insomma il denaro costa molto di più e questo non rende facili le politiche espansive che ha in mente Trump. “Pensate come sarebbero andate le cose se la Federal Reserve avesse fatto la cosa giusta – twittava Trump appena due giorni fa – il Dow Jones sarebbe stato migliaia di punti più alto e il Pil crescerebbe del 4% o addirittura del 5%. Ora si impunta come un bambino cocciuto”.

LA POLITICA DI DRAGHI

Invece la politica da ammirare e seguire è proprio quella del presidente della Bce, Mario Draghi. “Dal 2012 con il salvataggio dell’euro Draghi è diventato una star globale della politica monetaria che tutti i grandi paesi invidiano all’Europa – spiega a Formiche.net Stefano Caratelli, editorialista di FinanciaLounge – già alla fine del 2017 il suo nome era circolato su qualche blog americano, come provocazione, come successore ideale di Janet Yellen che stava per concludere il suo mandato. Per fare il presidente degli Stati Uniti bisogna esserci nati, per presiedere la banca centrale forse non ce ne è bisogno e quella di Trump non è proprio una boutade”. D’altra parte non sarebbe il primo caso al mondo, basta guardare a quello che è successo in Gran Bretagna dove hanno affidato le chiavi della Banca d’Inghilterra al manager canadese Mark Joseph Carney.

COSA SVELA L’ENDORSEMENT DI TRUMP

L’endorsement di Trump svela comunque come l’attenzione rivolta a Draghi sia molto alta e che lo stesso presidente della Bce forse potrebbe avere un ruolo di maggior prestigio non tanto negli Usa quanto nella stessa Europa che si sta costruendo in queste ore. “Sarebbe un candidato ideale come presidente della Commissione Europea – conclude Caratelli – perché l’agenda delle riforme economiche necessarie ce l’ha già scritta in testa e non si è stancato di ripeterla in ogni occasione ai politici europei in questi anni”. Sarà per questo che Trump vorrebbe portarselo alla Federal Reserve?

L’italiano più apprezzato da Trump? Mario Draghi

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