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Un solco destinato ad ampliarsi quello tra Bruxelles ed Ankara, che sulla crisi del gas a Cipro fanno segnare una primizia. Il Consiglio degli affari esteri decide per una serie di misure drastiche, logica conseguenza della condotta illegale a Cipro del governo Erdogan. Ma anziché metabolizzare l’euroreazione e tentare una ricomposizione, Ankara raddoppia. E minaccia nuove attività nel Mediterraneo orientale, sollevando dubbi sull’imparzialità di Bruxelles che invece in questo dossier ha mostrato sin troppa pazienza.

MOSSA

Bruxelles sulla Turchia fa sul serio: il Consiglio degli affari esteri stoppa i negoziati sull’accordo globale sul trasporto aereo e annulla sia il consiglio di associazione sia altri meeting connessi tra l’Unione europea e la Turchia. È questa la decisione presa dopo le attività di trivellazione illegale della Turchia nel Mediterraneo orientale che ha inviato due navi perforatrici nella Zona economica esclusiva di Cipro dove operano i player internazionali che si sono aggiudicati regolarmente la gestione dei blocchi: Exxon Mobile, Eni e Total.

Ankara replica a muso duro: la Turchia proseguirà le sue attività nel Mediterraneo orientale e le aumenterà, ha annunciato il ministero degli Esteri, assicurando che le decisioni dell’Ue contro la Turchia non influenzeranno le sue attività. E solleva dubbi sul fatto che le decisioni siano state prese in occasione del terzo anniversario del colpo di Stato in Turchia il 15 luglio.

CONTROMOSSA

Una reazione ancora una volta scomposta che non mostra margini di ricomposizione. Nella sua dichiarazione, il ministero degli Esteri turco afferma che nelle decisioni prese nel corso del Consiglio degli Affari esteri dell’Ue non vengono menzionati i turco-ciprioti “che hanno diritti uguali sulle fonti naturali dell’isola”. E accusa l’Ue di muoversi come se i ciprioti turchi non esistessero, mostrando come la questione di Cipro sia “parziale e unilaterale”. E attacca: “Queste decisioni sono l’ultimo esempio di come i gemelli Cipro e Grecia stanno approfittando della loro appartenenza all’Ue per le loro posizioni massimaliste e che altri Paesi dell’Ue sono diventati il ​​loro strumento”.

Un’accusa gravissima, quella rivolta all’Ue di parzialità, che non corrisponde al vero come dimostra il tentativo di Bruxelles e dell’Onu di immaginare una piattaforma di riunificazione dell’isola culminato nel referendum targato Kofi Annan bocciato da Nicosia perché troppo sbilanciato verso la parte turca che, è utile ricordare, ha invaso l’isola nel 1974 e lì conserva ancora 50mila militari.

RICHIESTE

Nicosia ancora una volta resta sbigottita dinanzi alle richieste turche che partono da una doppia ma illegale consapevolezza: proteggere diritti che nessuna legge conferisce ad Ankara nella piattaforma continentale e tutelare altri diritti che nessun trattato internazionale conferisce alla parte di Cipro occupata per le risorse di idrocarburi. La Turchia pretende che i turco ciprioti siano coinvolti nella gestione del gas in quanto co-proprietari sull’isola. Uno schema però che nella realtà non esiste, come più volte ribadito dall’Onu e dall’Ue.

Erdogan punta ai negoziati per la determinazione delle competenze marittime prima che venga risolto il problema relativo all’unificazione di Cipro così, nelle sue intenzioni, da avere in mano un jolly. E arriva anche a minacciare Bruxelles, annunciando che se l’Ue non accetterà queste realtà non contribuire in modo costruttivo alla soluzione. Parole pronunciate dal ministro degli esteri Cavousoglu, che però in una sola settimana ha corretto una posizione che stava per causargli una serie di problematiche interne al governo.

SCENARI

Ciò che la Turchia perde a causa delle eurosanzioni è da un lato il ruolo di soggetto dialogante con l’Ue, e dall’altro potenziali nuovi guadagni, mentre le mosse di Erdogan di fatto ampliano un solco che si fa sempre più voragine. Un danno economico che la Turchia potrebbe vedersi comminare relativamente ai mancati sconti per i ticket dei biglietti aerei. Un autogol firmato da Erdogan che avrebbe come primo impatto quello di ridurre il numero di visitatori, dopo la tragica annata per il crollo della lira turca e le problematiche con Washington. L’accordo che è stato bloccato tra Ankara e Bruxelles avrebbe previsto infatti nuove rotte a prezzi scontati fino al 50% con la possibile creazione di almeno 40mila posti di lavoro nell’indotto.

Intanto il neo premier ellenico Kyriakos Mitsotakis sarà a Nicosia il prossimo 29 luglio per il suo primo viaggio ufficiale, ricevuto dal presidente della Repubblica di Cipro, Nikos Anastasiadis, proprio per valutare gli impatti della crisi del gas e analizzare gli ultimi sviluppi sulla questione di Cipro. Un bilaterale dall’alto valore simbolico e geopolitico, dal momento che la Turchia ha inviato un’altra nave perforatrice anche in Grecia, al largo dell’isola di Kastellorizo che Erdogan rivendica e che ha fatto innalzare allo Stato Maggiore ellenico il livello di allerta come non accadeva da quindici anni.

 

twitter@FDepalo

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