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I rapporti non sono stati idilliaci negli ultimi tempi, è vero. Ma oggi tra la Casa Bianca e Deutsche Bank si è raggiunto forse il minimo storico con il risultato che tra Washington e Francoforte la tensione è massima. Donald Trump ha deciso di passare al contrattacco per evitare che la prima banca tedesca, fresca di mancate nozze con Commerzbank (qui una recente intervista all’economista Marcello Messori) e Capital One consegnino al Congresso americano i suoi conti e le sue informazioni finanziarie.

Per questo il presidente americano ha fatto causa ai due istituti presso il tribunale di New York, chiedendo che sia dichiarata nulla la citazione in giudizio emessa dalle commissioni intelligence e servizi finanziari ed evitare dunque che Deutsche Bank e Capital One rendano pubbliche le informazioni richieste. Le indagini dei Democratici sulle finanze del presidente, in particolare nell’ambito del Russiagate, hanno portato alla richiesta di documenti a nove banche, tra cui appunto Deutsche Bank, che ha prestato a Trump circa 340 milioni di dollari, facendo della banca tedesca il suo più grande creditore. Deutsche Bank è stato un obiettivo primario della Commissione parlamentare sulle banche e la finanza, guidata dal rappresentante Maxine Waters. Sia Waters che il presidente della Commissione parlamentare sui servizi segreti Adam Schiff hanno cercato informazioni dalla Deutsche Bank da quando i Democratici hanno conquistato la maggioranza della Camera nelle elezioni di metà mandato.

Per contestualizzare la vicenda, a metà tra finanza e politica, come raccontato pochi mesi fa da questa testata la banca tedesca vanta un grosso credito, quasi 340 milioni di dollari, nei confronti della Trump Organization, la holding cui fanno capo tutte le attività, immobiliari e non, del presidente. Al punto da valutare nei mesi scorsi la ristrutturazione del debito contratto dalla holding della famiglia Trump. Un’idea presa in considerazione proprio dopo le elezioni presidenziali del 2016, ipotizzando di allungare i tempi per la restituzione dei prestiti dal 2023-2024 al 2025, ovvero alla fine di un eventuale secondo mandato alla Casa Bianca di Trump. In Germania sono sempre stati preoccupati dalla possibilità di ritrovarsi a rincorrere gli asset di un presidente in carica. Alla fine ha prevalso il realismo e Deutsche Bank ha deciso di non procedere alla rinegoziazione dei prestiti, ma non prima di aver deciso di interrompere i rapporti finanziari con Trump fino alla fine della sua presidenza.

Tornando alla causa intentata dal presidente, a spalleggiare il magnate nella causa ci sono i figli Donald ed Eric Trump, la figlia Ivanka, che è anche consigliere della Casa Bianca, e vari altri soggetti, tra cui la stessa Trump Organization. Come si legge nei documenti presentati al Tribunale, l’azione della Camera, a maggioranza democratica, sarebbe stata decisa solo “per attaccare il presidente e rovistare alla ricerca di qualunque tipo di cosa che potrebbe essere usata per danneggiarlo politicamente“, motivo per cui “non esistono motivazioni per procedere diverse da quelle politiche”. Per il momento Deutsche Bank e Capital One non hanno dato una risposta ufficiale, ma già nelle scorse settimane Trump aveva fatto causa a Mazars Usa, la sua società di revisione contabile, e al democratico Elijah Cummings, presidente della commissione Supervisione della Camera, che aveva chiesto una citazione in giudizio di Mazars per dare informazioni sulle attività del presidente.

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Trump passa al contrattacco dei Democratici e trascina Deutsche Bank in tribunale

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