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Bruxelles passa ai fatti contro le provocazioni di Ankara per il gas a Cipro e studia una misura “appropriata”. Il Consiglio affari generali (Gac) ha espresso tutte le sue preoccupazioni per le attuali attività di perforazione nella Zona economica esclusiva di Cipro, dopo che Nicosia ed Atene avevano aumentato la pressione sugli Stati membri per agire contro la Turchia. Ma nelle stesse ore da Ankara rimbalza una voce: il ricatto dei rifugiati in Turchia potrebbe essere una nuova spada di Damocle già agitata da Erdogan dopo la crisi del 2016.

QUI BRUXELLES

Era stata Federica Mogherini, Alto commissario per la politica estera, a manifestare per prima la propria contrarietà ad un’azione così scomposta da parte del governo di Erdogan. Inviare provocatoriamente una nave perforazione in un blocco già assegnato con regolare procedura a players di peso, come Exxon Mobile, Eni e Total, significa voler accendere gli animi, dal momento che la decisione del governo turco non è supportata dal diritto internazionale: quindi è una azione illegale.

Nicosia ed Atene dopo aver espresso nelle sedi comunitarie (Ue) ed internazionali (Onu) tutto il loro disappunto, sono passate alle azioni concrete: pochi giorni fa un tribunale cipriota ha spiccato un mandato di arresto per il personale a bordo della nave Fatih. Per cui la decisione di Bruxelles di prevedere misure “adeguate” non poteva che essere perimetrata nell’ambito del diritto, in considerazione del fatto che non agire in questi termini avrebbe rappresentato inoltre un pericoloso precedente.

CHI SPINGE

Due giorni fa il premier greco Alexis Tsipras si è confrontato al telefono con il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk: al centro del colloquio la situazione incandescente tra Atene, Ankara e Nicosia, e la possibilità che si raggiunga l’escalation. La richiesta di Tsipras e del presidente cipriota Nikos Anastasiades è che il Consiglio europeo esamini le contromisure specifiche “contro chi insiste a violare il diritto internazionale”. Passaggio sul quale c’è da tempo anche l’appoggio di Washington. Nicosia ha anche minacciato di porre il veto ai colloqui per l’allargamento in caso di mancata replica Ue ad Ankara, mentre dall’Eliseo ecco l’invito all’Ue affinchè “non mostri alcun punto debole su questo argomento”.

La risposta di Erdogan è sempre la stessa: “Nessuno può impedirci di proteggere i diritti dei turco-ciprioti nel Mediterraneo orientale”. Compresa la città fantasma di Famagosta, contesa da anni, su cui Ankara sta progettando una fuga in avanti con i cittadini di Cipro Stato membro Ue che stanno manifestando in queste ore tutta la loro preoccupazione.

QUI ATENE

La Turchia si sta isolando con le sue azioni. Queste le parole utilizzate da Tsipras per descrivere le ultime ore delle attività turche nella regione (“sono un’indicazione della sua debolezza e isolamento”). E ha aggiunto: “La Turchia non ha forti alleanze. La Zee di Cipro è anche la Zee dell’Europa, i confini della Grecia sono anche confini dell’Europa”. Il principale fronte aperto nelle ultime tre settimane anche in Grecia investe la possibilità che si verifichi un “incidente” nei pressi delle isole contese, dopo che Erdogan ha annunciato che manderà una sua nave a trivellare al largo dell’isola ellenica di Kastellorizo.

La Difesa greca, secondo alcune fonti diplomatiche, avrebbe aumentato il livello di allerta (dopo i reiterati episodi di spionaggio dello scorso anno) potendo contare anche sui nuovi elicotteri Kiowa appena giunti dagli Usa oltre che sulla presenza di uomini e mezzi americani in tre basi strategiche, che il Pentagono ha deciso di utilizzare dopo il parziale disimpegno dalla base turca di Incirlik.

RICATTO?

Ma c’è un altro elemento che si mescola con il gioco delle parti che sta andando in scena, ormai da anni, nel Mediterraneo orientale e investe il dossier migranti. Come è noto nel 2016 la Turchia raggiunse un proficuo accordo da sei miliardi di dollari con l’Ue per gestire e detenere sul proprio suolo i rifugiati siriani. Un modo per alzare un “muro” al confine marittimo e terrestre della Turchia e dall’altro per consentire ad Ankara di realizzare un buon profitto.

Il problema adesso riguarda l’attendibilità delle prossime mosse di Erdogan, con la possibilità che i migranti diventino un’arma in mano al Presidente turco per negoziare ancora sul fronte che più in questo momento gli è caro: il gas a Cipro. Un passaggio che è al centro del dibattito internazionale, visto e considerato che il numero di rifugiati globali ha raggiunto livelli record in tre Paesi ospitanti come Turchia, Libano e Giordania.

twitter@FDepalo

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