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Braccio di ferro fra Enel e Telecom sulla valutazione della rete Open Fiber. All’inizio di quella che si prospetta come la lunga estate calda di media e telecomunicazioni italiane, le posizioni delle due società sono ancora decisamente lontane dall’individuare il valore da attribuire al gruppo presieduto da Franco Bassanini. Si tratta del resto del tema di maggior rilievo per portare a buon fine i piani del governo gialloverde che vorrebbe la creazione di una sola infrastruttura di rete attraverso la fusione del network che fa capo a Telecom e dell’infrastruttura di Open Fiber, controllata dalla Cassa depositi e prestiti e dall’Enel.

LO SGUARDO DI ENEL

Per il gruppo guidato da Francesco Starace, Open Fiber, che ha vinto tutti i bandi pubblici per le aree a fallimento di mercato, varrebbe circa 8 miliardi, debiti inclusi. La cifra non è definitiva visto che al momento è in corso una due diligence finalizzata a trovare un punto d’incontro con Telecom. Peraltro il lavoro dei tecnici non potrà trascurare il fatto che mentre la trattativa è in corso, Open Fiber fa velocemente passi in avanti nello sviluppo della sua rete: il gruppo ha infatti appena siglato un’intesa ventennale con la multiutility Hera per lo sviluppo della fibra, operazione vista di buon occhio da Mediobanca che, nella nota di apertura mercati, ha confermato il rating ourperform (acquistare, con target prive a 6,10 euro) per l’Enel.

LA SITUAZIONE DI TELECOM

La situazione è invece più delicata in casa Telecom dove i debiti (25 miliardi netti) pesano e il titolo stagna attorno a 0,46 euro. Il gruppo, che vede fra i maggiori soci Vivendi e Cassa depositi e prestiti, continua a registrare ricavi in calo (-2,9% nel primo trimestre 2019) anche se migliora il cash flow operativo (+558 milioni) grazie alle misure messe in campo dal nuovo management. Tuttavia, proprio per far fronte a debiti e investimenti in nuove tecnologie, Telecom ha bisogno di spuntare il miglior prezzo possibile per le nozze con Open Fiber. Secondo quanto risulta al Sole24Ore del 12 giugno, il gruppo guidato da Gubitosi valorizzerebbe Open Fiber appena 2,5 miliardi. Prezzo cui l’Enel, che ha in mano un diritto di prelazione sulla quota del socio Cdp, non sarebbe disposta a vendere. Di qui la difficoltà a trovare la quadra sull’integrazione delle due reti.

GLI SCENARI POSSIBILI

Quanto poi le modalità in cui avverrà l’operazione, la storia è ancora tutta da scrivere. Secondo lo scenario più accreditato, la Cassa, che ha in mano il 9,9% di Telecom pagato in media 0,7 euro per azione, dovrebbe conferire la sua quota di Open Fiber a Telecom in cambio di azioni dell’ex monopolista. In questo modo, valutando conservativamente Open Fiber attorno a 2 miliardi,  il braccio finanziario dello Stato potrebbe salire fino al 15% di Telecom sulla base del prezzo di 0,86 euro per ogni titolo dell’ex monopolista. Anche su questo punto le discussioni sono ancora in corso dal momento che il valore di mercato delle azioni Telecom è di appena la metà. E che quindi alla Cassa converrebbe acquistare in Borsa piuttosto che accettare un con cambio a 0,86 euro per azione.

UNA PARTITA IN SALITA

La partita insomma si prospetta in salita con Vivendi, attualmente proprietaria del 19% di Telecom, disponibile ad un’intesa sulla governance e sulla conversione delle risparmio. Ma non a tutti i costi. In compenso, per convincere i francesi, al governo resta l’arma del Golden power sulle infrastrutture strategiche. Finora questo strumento non ha avuto grande impatto sulla partita penalizzando la stessa Tim che si è vista comminare una multa da 74 milioni da parte della presidenza del Consiglio dei ministri per la violazione degli obblighi di notifica sugli assetti societari. Non è escluso tuttavia che l’esecutivo possa affilare le armi in vista della battaglia per una rete di telecomunicazioni in cui lo Stato torni ad avere un ruolo centrale come in passato.

Quanto vale Open Fiber? Il braccio di ferro tra Enel e Telecom

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