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La surreale vicenda del social media manager dell’Inps, scatenatosi ieri online, oltre ad avere tratti di pura tragicomicità, ci permette una riflessione sulla sorpresa che non possiamo mostrare. Per anni, si è detto che il potere doveva cominciare a dialogare con la gente, anzi a parlare COME la “gente”. Evidentemente, all’Inps devono aver preso alla lettera queste indicazioni ideologiche, trasformando quello che doveva essere un servizio all’utenza in una tipica ordalia social. Nulla a cui non si sia tutti assuefatti online. Purtroppo.

Del resto, molti di coloro che ieri hanno ricevuto risposte sprezzanti, avventurandosi sul profilo Facebook dell’Inps, avranno probabilmente per anni inveito contro l’Elite, i potenti e soprattutto i politici. Ora, che il popolo ha preso la Bastiglia, molti hanno scoperto che appena entrati a Palazzo gli antichi paladini del popolo straccione si sono trasformati in volenterosi epigoni della casta che fu. Deve essere stato uno choc, per chi credeva che tutto fosse magicamente risolvibile sostituendo la competenza, l’equilibrio (e pure l’italiano) con un po’ di sano e rude populismo.

La sgangherata sceneggiata via Facebook di ieri dice molto di più dell’Italia di oggi di tanti saggi ed editoriali. È la medicina amara della fine del rispetto reciproco, uno sciroppo avvelenato che in tanti hanno offerto e moltissimi assaporato, convinti di trovare il nirvana. Oggi, dopo aver trovato solo un po’ di idiozie via social, è troppo tardi per lamentarsene. È il popolo che lo vuole. Auguri.

Cosa dice dell'Italia la sceneggiata via Facebook dell'Inps

La surreale vicenda del social media manager dell’Inps, scatenatosi ieri online, oltre ad avere tratti di pura tragicomicità, ci permette una riflessione sulla sorpresa che non possiamo mostrare. Per anni, si è detto che il potere doveva cominciare a dialogare con la gente, anzi a parlare COME la "gente". Evidentemente, all’Inps devono aver preso alla lettera queste indicazioni ideologiche, trasformando…

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