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La sensibilità di Francesco nei confronti delle forme, della forma pontificia, è stata espressa nel migliore dei modi dall’arcivescovo Diego Ravelli, Maestro delle celebrazioni Liturgiche Pontificie, illustrando le sue recenti disposizioni che modificano le norme sul rito funebre e sulla sua sepoltura. Al riguardo ha sottolineato infatti che le disposizioni di Francesco riguardano un’esigenza: “Le esequie del Romano Pontefice sono quelle di un pastore e discepolo di Cristo e non di un potente di questo mondo”. Questa a mio avviso è stata la spiritualità, la visione, l’esigenza di Francesco, che non ha mai negato le necessità del passato, ma che ha incardinato questo suo discorso nell’oggi, e per l’oggi.

Nella sua recente biografia, quella intitolata “Spera”, il papa stesso ha scritto che prima di apparire alla loggia delle benedizioni quando fu eletto, nel 2013, a chi disse che avrebbe dovuto indossare sotto l’abito bianco anche i pantaloni bianchi, lui rispose che non aveva mai pensato di fare il gelataio. È l’umorismo di Bergoglio, di cui tanto si parla e si è parlato, e tanti esempi ci ha dato lui stesso, ma è anche la sua non accettazione di qualcosa che gli appariva eccessivo, da potente del mondo, forme e stili legate al passato e che lui negli anni del suo pontificato ha profondamente modificato, eliminando le scarpe rosse, mantenendo quelle vecchie, nere e piegate (anche ortopediche, ha spiegato), chiedendo che i crocifissi d’oro fossero sostituiti da quelli più sobri, in argento, sostituendo la limousine con l’utilitaria, indossando i paramenti liturgici al momento del rito, ma assai raramente quella mantellina rossa, il colore proprio dell’imperatore romano, e che poi i papi presero in quel tempo così diverso dal nostro.

Altro c’è stato nell’abbigliamento di Francesco; il portarsi la borsa, nera, in mano, anche sulla scaletta dell’aereo, fino all’apparire in Basilica con i pantaloni neri, non credo abbia mai indossato quelli bianchi, e sulle spalle un poncho argentino per proteggersi dal cambiamento climatico rispetto all’esterno. Una scelta da molti criticata, mentre – quando i presidenti statunitensi erano giovani – non sorpresero negativamente le loro immagini, le prime volte che apparvero in calzoncini corti e maglietta da corsa, mentre facevano una corsetta sportiva per tenersi in forma. Il presidente degli Stati Uniti ha dunque diritto a vestirsi così, e a farsi riprendere in tal modo, pur essendo a capo della più grande potenza del mondo, mentre il vescovo di Roma non può mai uscire dall’abito formale, neanche se malato ritiene di andare informalmente a compiere un breve sopralluogo in Basilica, mentre passeggiava, sulla sua carrozzella, nei giardini. Le successive apparizioni con l’abito bianco hanno fatto dire a qualcuno che Bergoglio si era pentito: ma quel giorno, a Santa Maria Maggiore, c’era andato intenzionalmente, mentre di andare in basilica lo aveva deciso al momento, vestito sempre però da “pastore e discepolo di Cristo” e non ritenendosi “un potente di questo mondo”.

Questo è un problema di sensibilità, di spiritualità, che ha differenziato Francesco da molti e che ho la indotto alle citate modifiche semplificative del rito funebre. Tra queste vi è anche la cassa che deve contiene la sua salma: l’ha voluta normale, non più le tre bare di cipresso, piombo e rovere. Anche le sue disposizioni relative alla sua sepoltura, con scritto sulla lapide solo il nome, Franciscus, e null’altro, testimoniano di quanto avvertisse questo come un qualcosa di profondamente suo, interiormente importante. Il papa che ha detto “ah quanto vorrei una Chiesa povera, e per i poveri”, fa di questo un discorso profondo, relativo alla sua idea di Chiesa e di rapporto tra questa e Cristo. Deve essere stato così; non è altro che la sua spiritualità e la sua ritrosia per ogni ostentazione a marcare la sua appartenenza ad un “altro” potere. Questo mi ha sempre fatto ricordare quanto scrisse Pasolini al riguardo della frase evangelica “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. Questa frase Pasolini la capiva non nel modo usuale, per lui la “e” non è congiuntiva, ma disgiuntiva, cioè contrappone al potere di Cesare quello di Dio, facendo della Chiesa un “potere” che non può andare a braccetto con quello terreno, o quelli terreni. Questo non è estraneo alla lingua corrente ecclesiale, che parla infatti di “mondanità”, o “logica mondana”, cioè propria di questo mondo, per indicare che la sua, che viene da Cristo, è un’altra, in nulla assimilabile a quella. Altrove nel cristianesimo si è parlato di “sinfonia”, per indicare l’auspicabile convergenza tra potere terreno, politico, e potere ecclesiale. La storia ovviamente ha avuto il suo peso.

Le vicende antiche, i tempi lontani, che sono passati anche attraverso la presunta donazione di Costantino e lo Stato Pontificio, da cui in gran parte è derivata l’espressione “papa-re”, hanno avuto un peso, un senso. Ma poi molto, o tutto, è cambiato. Se oggi ci provocava dolore vedere Bergoglio in carrozzella, non penso che qualcuno avrebbe potuto immaginarlo sulla sedia gestatoria, sulla quale veniva il romano pontefice portato a spalle; per farlo vedere dai fedeli più lontani, ma anche per innalzarlo, di conseguenza e logicamente, rispetto a noi. Eppure i sediari pontifici in Vaticano ci sono ancora, ma nessun papa ha più usato la sedia gestatoria. Il mio ricordo personale, da ragazzo, è di Paolo VI che la usò nella drammatica circostanza del delitto Moro. Poi gli usi sono cambiati, il mondo è cambiato, e la sedia gestatoria sebbene non sia stata abolita non è più stata usata.

Nella sua Chiesa Francesco desiderava più sobrietà, questo possiamo dirlo, e si capisce che certo sfarzo è relativo alle dinamiche del passato più che alle esigenze dell’oggi. Ma le abitudini e le sensibilità cambiano, e la sensibilità di Francesco, in questo molto vicino al Santo da cui ha preso il nome, mira a rappresentare una Chiesa anche esteriormente “evangelica”, che “pone sempre di più Cristo al suo centro”. Queste parole lui le ha pronunciate al riguardo della riforma della Chiesa, non “sua”, ma che interpreti l’essenza del messaggio cristiano.

Per questo vedendolo nelle fotografie che lo riprendono con la mitria bianca e il mantello rosso in attesa dell’esposizione ai fedeli ho avuto una sensazione strana: capisco l’esigenza di dire al mondo che lo saluta che quello è il successore di Pietro, come tale vestito, ed è anche vero che nelle sue disposizioni sull’esposizione del suo feretro, anche quelle modificate, in modo che sia già nella bara e non adagiato su cuscini, nulla ha scritto al riguardo delle sue vesti in occasione dell’ultimo omaggio dei fedeli, il “Popolo di Dio in cammino”, e non solo dei fedeli. Ma a me sarebbe risultato normale vederlo vestito così come lui volle vestire quando apparve sul balcone delle benedizioni, quando si presentò al mondo. Forse se lo avesse desiderato lo avrebbe scritto, ne sono consapevole: ma dentro di me avverto che vedendolo con la papalina bianca sul capo, la veste bianca, le sue scarpe nere e null’altro avrei sentito di più di rendere omaggio a papa Bergoglio così come l’ho sempre visto, al di là dei paramenti liturgici che ovviamente indossava ogni volta che era richiesto.

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