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Il presidente americano, Donald Trump e quello turco, Recep Tayyip Erdogan, potrebbero incontrarsi brevemente durante il prossimo G20, che si terrà a fine giugno a Osaka, in Giappone. Il colloquio servirà a rompere il ghiaccio fra i due Paesi e, nella migliore delle ipotesi, a gettare le basi per la visita del numero uno della Casa Bianca ad Ankara entro la fine dell’anno.

LE ATTIVITÀ DIPLOMATICHE

Mentre da parte americana la notizia non è stata commentata e viene presa con tutta la cautela del caso, quella turca mostra un ottimismo forse dettato dalla necessità di riallacciare le relazioni nel minor tempo possibile. Un esponente dell’entourage del presidente Erdogan ha dichiarato che “ci sono stati segnali positivi” dallo staff di Trump, definendo l’incontro fra i due “altamente probabile”. “Stiamo lavorando sulle agende – ha spiegato -. Abbiamo avuto segnali positivi, ma non è ancora stato fissato un momento preciso. Potrebbero anche incontrarsi a margine dei lavori”. Ancora più vaga l’indicazione sulla visita di Trump in Turchia, per la quale non ci sarebbe ancora una data.

I RAPPORTI TRA USA E TURCHIA (CON PUTIN ALL’ORIZZONTE)

Le relazioni fra Turchia e Usa da anni sono messe a dura prova da tanti fattori: la diversità di vedute sulla questione siriana, la mancata estradizione del nemico numero uno di Erdogan, Fethullah Gulen, considerato anche il mandante del fallito golpe del luglio 2016. La goccia che ha fatto traboccare il vaso, però, è stato il riavvicinamento alla Russia di Vladimir Putin e ancora di più l’acquisto del sistema di difesa anti missilistico s-400 da Mosca.

Una scelta che ha portato Washington a interrompere la fornitura di F-35 ad Ankara e sta creando non pochi problemi all’interno della Nato, di cui la Turchia rappresenta il secondo esercito numerico.

La Turchia ha garantito che il sistema di difesa e i caccia da guerra non sono in contrasto fra di loro. Ma gli Usa, oltre a non essere d’accordo, temono che una presenza russa possa minare seriamente l’efficacia del programma.

Nonostante i buoni propositi, però, la strada è ancora lunga e la Turchia non sembra voler arretrare o tornare sui suoi passi. Proprio mentre si parla del possibile incontro fra Erdogan e Trump, il ministro della Difesa, Hulusi Akar, ha annunciato che personale militare turco è in Russia per partecipare a un addestramento sul sistema missilistico s-400.

Akar ha sottolineato come la Turchia abbia assolutamente bisogno di quel sistema per difendersi da una minaccia terroristica crescente, sia di marca jihadista sia di marca curda. Questo, nel dicembre 2017, ha portato alla firma per la fornitura del sistema S-400, dopo che gli Usa hanno ripetutamente rifiutato di vendere ad Ankara i missili Patriot. Rimane da vedere come si regolerà la Turchia se Washington persisterà a bloccare la consegna degli F-35.

Mosca ha già segnalato la propria disponibilità per vendere anche caccia da guerra e Ankara potrebbe decidere di accettare. Con tutte le conseguenze sulla Nato e gli equilibri mondiali.

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