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Certo amori non finiscono, fanno giri immensi e poi ritornano. Questa perla di Antonello Venditti si addice più che mai a un amore che attanaglia il cuore del vicepremier e ministro dell’interno italiano Matteo Salvini. Niente gossip e paparazzi, è tutto sotto la luce del sole. Non si parla dell’ennesima bella donna caduta fra le braccia del Capitano, ma della Russia di Vladimir Putin. Tornata alla ribalta dopo mesi di silenzio, nel posto e nel momento più improbabile.

Motta Sant’Anastasia è un piccolo borgo siciliano in provincia di Catania. Salvini arriva accolto da grida di giubilo, è la sua quarta tappa del tour nell’isola che lo ha visto abbandonare la capitale e con essa, fra le polemiche, le celebrazioni per il 25 aprile. Fra i microfoni dei cronisti si fa strada quello di Sputnik, emittente di Stato russa che vanta una presa notevole nel panorama mediatico italiano.

La domanda è sempre la stessa, disturba il sonno del Cremlino e di chi è al suo servizio ormai da quattro anni. Le sanzioni Ue alla Russia vanno tolte, sì o no? Tempo di realizzare di stare a Motta Sant’Anastasia con 30 gradi all’ombra e il Capitano si sintonizza. La risposta è da copione: “Le sanzioni contro la Russia sono inutili, se non dannose, per l’economia italiana e per la soluzione dei problemi che ci sono sul continente europeo”.

Un mantra ripetuto da Salvini quasi ininterrottamente da quando l’Ue nel 2014 ha comminato a Mosca le sanzioni per l’annessione della Crimea e la violazione degli accordi di Minsk. Peccato che, una volta al governo, nonostante nel contratto gialloverde fosse espressamente prevista la “revisione” delle misure Ue, Salvini non abbia fatto nulla per impedire al premier Giuseppe Conte di rinnovare le sanzioni al Consiglio europeo ogni sei mesi, con puntualità svizzera.

Non è tutto. Fra le stradine del paesino siculo Salvini si lancia in un’altra proposta, questa sì nuova: far entrare la Russia nell’Ue. Il pretesto è il paragone con un Paese che a Salvini non è mai andato giù e che bussa alle porte dell’Ue da diversi anni, la Turchia. “Piuttosto che ipotizzare l’ingresso della Turchia in Europa io preferirei l’ingresso della Russia in Europa, se dovessi dirla tutta” – ha detto a Sputnik Salvini- C’è gente che sta spendendo miliardi di euro da decenni per convincere i turchi ad entrare in Europa, e la Turchia non c’entra assolutamente un fico secco con l’Europa. Mi sembra che abbia molto più vicinanza alla nostra storia, alla nostra cultura, alla nostra economia, alla nostra tradizione un Paese come la Russia che un Paese come la Turchia”.

Il leader della Lega non è certo l’unico a sollevare qualche (legittimo) dubbio sulla compatibilità della Turchia di Erdogan con la storia e i valori dell’Ue. E tuttavia il paragone con la Russia, ammesso che davvero esista questa affinità ideale fra Mosca e gli altri Paesi europei, non può non sorprendere. Anzitutto perché ad oggi le chances per la Turchia di entrare nell’Ue sono risibili. Secondo poi perché Salvini dimentica una differenza di fondo fra i due Paesi: uno, la Turchia, è un tassello fondamentale della più grande alleanza di Difesa al mondo, la Nato, impegnata giorno e notte a contenere e fronteggiare la Russia di Putin.

Il ritorno di Salvini sul dossier russo è degno di menzione perché rompe un silenzio durato diversi mesi. Non è certo sfuggita agli addetti ai lavori la scelta sua e del suo team di cancellare la parola Russia dalla comunicazione leghista negli ultimi mesi. Dalla visita in pompa magna a Mosca lo scorso 17 ottobre, quando ha incontrato imprenditori e alti funzionari del governo russo, Salvini ha pressoché abbandonato la battaglia, almeno sotto i riflettori. Che sia per convenienza politica (togliere dal fuoco una castagna scomoda, anche per gli alleati grillini) o per l’attenzione dedicata da alcuni giornali (L’Espresso in primis) a quelle giornate moscovite, il silenzio è stato particolarmente rumoroso.

Mentre dalla Sicilia Salvini tornava sul suo vecchio cavallo di battaglia, a Pechino Conte, unico capo di un governo G7 ospitato con tutti gli onori al Belt and Road Forum, si è intrattenuto per pochi minuti con il presidente russo Putin. “Si è trattato di un breve saluto e probabilmente si intratterranno meglio domani. La Libia è stata al centro delle valutazioni” chiosa ai microfoni di Formiche.net un’alta fonte diplomatica vicina al premier. Un faccia a faccia che fa notizia ma non sorprende davvero. In questi giorni a Pechino Conte sarà chiamato a un non facile esercizio di equilibrismo diplomatico che passa anche dal prossimo colloquio con il presidente russo. Dalla crisi libica all’escalation venezuelana sono troppi i dossier che vedono protagonisti Italia e Russia. Giusto tenere vivo il canale diplomatico, purché sia fatto nel rispetto delle competenze e delle sedi appropriate.

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