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L’economia italiana batte finalmente un colpo, a tre giorni dalla grazia concessa da Standard&Poor’s sul nostro debito sovrano (l’Italia ha schivato per la seconda volta il downgrade, qui l’articolo con tutti i dettagli) e nell’attesa che, manca ancora qualche mese, si aprano i giochi per la manovra d’autunno. Una gran bella notizia se si passano in rassegna le ultime settimane di vita economica del Paese, contraddistinte da una raffica di revisioni (al ribasso) del Pil per il 2019 e il 2020. Cifre che hanno costretto lo stesso governo gialloverde ad ammettere nel Def approvato lo scorso 10 aprile che quest’anno non si andrà oltre lo 0,2% (qui l’intervista all’economista Veronica De Romanis). Le buone notizie sono arrivate in mattinata dall’Istat, che ha diffuso le stime preliminari su due delle voci più importanti della nostra congiuntura. Il Pil e il lavoro. Proprio mentre il Tesoro collocava tutti i 6,5 miliardi di Btp messi in asta oggi, dando prova di sostenibilità del nostro debito.

L’ITALIA RISCOPRE LA CRESCITA

Partendo proprio dalla crescita, nel primo trimestre dell’anno il Pil italiano è  cresciuto dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti. L’economia è cosi’ uscita dalla recessione tecnica dovuta ai due cali consecutivi del prodotto interno lordo registrati negli ultimi due trimestri del 2018, entrambi chiusi a -0,1%. Su base tendenziale, cioè nel confronto con il primo trimestre 2018, la crescita e’ stata dello 0,1%. Si è dunque finalmente interrotta la fase negativa che vedeva il nostro Pil sprofondare mese dopo mese, facendo dell’Italia il fanalino di coda europeo, secondo solo alla Grecia. Certo, il Paese, che è la seconda manifattura d’Europa, continua a rimanere ancora su livelli di crescita inferiori alla media Ue, ma in ogni caso quello arrivato oggi dall’Istat è comunque un buon segnale.  All’inizio del 2019 l’economia italiana ha registrato “un moderato recupero che ha interrotto la debole discesa dell’attività registrata nei due trimestri precedenti”, hanno spiegato dall’Istituto di statistica, chiarendo come nel complesso, “l’ultimo anno si è caratterizzato come una fase di sostanziale ristagno del Pil, il cui livello risulta essere nel primo trimestre del 2019 pressoché invariato rispetto a quello di inizio del 2018”.

L’OCCUPAZIONE TORNA A CRESCERE

Per quanto riguarda il mercato del lavoro, secondo le stime Istat, gli occupati a marzo sono aumentati di 60 mila unità rispetto a febbraio (+0,3%) mentre sono cresciuti di 114 mila unità su marzo 2018 (+0,5%) arrivando a 23.291.000 e sfiorando i massimi registrati a maggio 2018. Il tasso di occupazione è salito così di 0,2 punti rispetto a febbraio al 58,9%, ai massimi da aprile 2008.  I dati positivi sull’occupazione si sono riflessi anche sul tasso di disoccupazione. Le persone in cerca di lavoro sono 2.641.000, in calo di 96 mila su febbraio e di 208 mila su marzo 2018. La disoccupazione tra i giovani, le persone tra i 15 e i 24 anni, a marzo 2019 è sceso al 30,2%, il dato minimo da ottobre 2011. In generale dunque il tasso di disoccupazione a marzo 2019 è diminuito di 0,4 punti rispetto a febbraio arrivando al 10,2%, il dato più basso dopo agosto 2018 (era al 10,1%).

TRIA ORA SORRIDE (MA NON TROPPO)

Anche l’aumento degli occupati si concentra principalmente tra i giovani, i minori di 34 anni (+69 mila unità), mentre sono stabili i 35-49enni e calano gli over 50. Rispetto ai minimi di occupazione registrati con la crisi economica (22.142.000 unità a gennaio 2014), l’Istat rivela che si sono recuperati oltre 1,1 milioni di occupati. I numeri diffusi dall’Istat non hanno certo colto impreparato il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, che a stretto giro di posta ha commentato i dati. “I dati comunicati dall’Istat mettono in evidenza il positivo andamento del mercato del lavoro, con il tasso di disoccupazione che scende a marzo al 10,2%. Da segnalare in particolare, oltre all’aumento dei giovani occupati e delle posizioni permanenti, il miglioramento del tasso di occupazione che risale al 58,9%, toccando i massimi dall’aprile 2008. Numeri che testimoniano la solidità e la tenuta dell’economia italiana”.

IL FRONTE DEL DEBITO

Nell’attesa di capire se la ripresa del Pil non sia solo una fiammata ma un qualcosa di più, il nostro debito sovrano che da decenni ci impedisce di fare spesa per gli investimenti, se non a deficit, rimane sostenibile. Il Tesoro ha infatti collocato titoli di Stato per 6,5 miliardi  (scadenza 15 gennaio 2025) con un tasso di rendimento calato all’1,77% e con una forte domanda (pari a 1,8 miliardi). Assegnati poi tutti i 3,5 miliardi di Btp a 10 anni offerti a un tasso del 2,59%, in calo di 2 punti sull’ultima asta di questo tipo, con una domanda di 4,18 miliardi.

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