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Arriverà nei primi mesi del prossimo anno il nuovo campione della Difesa a stelle e strisce: Raytheon Technologies Corporation, potenzialmente seconda solo a Lockheed Martin. L’operazione segue un trend ormai consolidato da diversi anni, che vede il comparto americano ristrutturarsi per rispondere alla richiesta del Pentagono di programmi più rapidi e all’aumento del budget predisposto dall’amministrazione targata Donald Trump, il quale si è comunque detto “un po’ preoccupato” per i possibili effetti sulla competizione.

I DUE SOGGETTI…

Indiscrezioni di stampa avevano riportato l’imminente fusione già sabato, seguite a stretto giro dalla conferma delle due società, arrivata anche tramite il lancio di un sito web congiunto. Utc (United Technologies) si presenta come una vera e propria multinazionale con sede in Connecticut. Tra le sue unità produttive figurano la celebre Pratt & Whitney, specializzata nella realizzazione di motori aeronautici, e Collins Aerospace (frutto dell’acquisizione di Rockwell Collins lo scorso novembre), impegnata invece nella componentistica avanzata e nei servizi per il settore aeronautico. Raytheon ha invece un core business focalizzato totalmente sulla difesa, con attività che riguardano la missilistica, radar e sensori. Insieme vantano più di 190 anni di esperienza nel settore, con vendite combinate per l’anno in corso che si stimano di circa 74 miliardi di dollari.

…E I TERMINI DELLA FUSIONE

L’accordo raggiunto, approvato dai rispettivi consigli di amministrazione, prevede una “all-stock merger of equals”, cioè una fusione tra pari comprendente le intere attività dei due soggetti. In realtà, agli azionisti di Raytheon dovrebbe andare il 43% del nuovo soggetto, con il 57% che finirebbe dunque nella mani degli azionisti di United Technologies. Ciò è previsto nella prima metà del 2020, dopo che UTC avrà completato il processo di separazione di Otis e Carrier già previsto con l’acquisizione di Rockwell. Sul quartier generale del nuovo colosso industriale ci sono per ora solo indiscrezioni. Un portavoce di Raytheon avrebbe confermato a Defense News che sarà basato nell’area di Boston, dove ora ha sede l’azienda missilistica.

GLI OBIETTIVI

Per quanto riguarda i prodotti, il focus sarà su “sistemi missilistici del futuro e ipersonici; armi a energia diretta; intelligence, sorveglianza e riconoscimento in ambienti contested; protezione cyber per velivoli connessi; aerospazio in connessione di nuova generazione, e analisi avanzata e di intelligenza artificiale per l’aviazione civile”. Come si legge sul comunicato ufficiale, l’obiettivo della fusione è creare “un fornitore di sistemi all’avanguardia con tecnologie avanzate per affrontare i segmenti in rapida crescita dell’aerospazio e della difesa”. In altre parole, si punta a fare massa per ottenere le cospicue commesse che arriveranno da un budget per la Difesa che negli Stati Uniti si preannuncia, anche per i prossimi anni, in forte crescita.

L’EFFETTO TRUMP

D’altra parte, la fusione creerebbe un campione secondo solo a Lockheed Martin, considerando che già Raytheon è in seconda posizione nel ranking delle aziende della Difesa Usa, con 23,5 miliardi di ricavi derivanti dal settore (il 93% rispetto ai ricavi complessivi). Per Utc si parla di quasi 8 miliardi di dollari, comunque una percentuale ridotta (13%) nel suo più ampio portafoglio di attività. Per il comparto statunitense, l’operazione è in linea con l’evoluzione degli ultimi anni, e segue l’accordo annunciato lo scorso ottobre per la fusione tra L3 e Harris. Ancora prima erano arrivate le acquisizioni di CSRA da parte di General Dynamics e di Orbital ATK da parte di Northrop Grumman. La ragione di questo assestamento è da rintracciare anche nell’amministrazione targata Donald Trump, con aumenti di budget consistenti e richiesta di maggiore rapidità nell’esecuzione dei contratti della difesa.

COME CAMBIA IL COMPARTO USA

Negli “Acquisition Trends 2018” del Pentagono, redatti dal Center for Strategic and International Studies (Csis) di Washington, si legge che “le fusioni e le acquisizioni nel settore della difesa sono aumentate negli ultimi due anni e, allo stesso tempo, le strategie aziendali perseguite dalle diverse aziende si sono notevolmente diversificate dopo un lungo periodo di pressoché totale uniformità”. Così, se in passato (con le sequestration della precedente amministrazione) il focus era “sulla riduzione dei costi e sull’aumento delle vendite internazionali”, ora “nell’attuale fase espansiva sono emerse strategie molto diverse”. In particolare, “alcune aziende si sono concentrate sulla richiesta DoD relativa all’innovazione tecnologica; altre si sono concentrate sull’acquisizione di maggiori ricavi dalle linee di prodotti esistenti espandendosi nei servizi; mentre altre ancora hanno cercato di spostarsi da quelli che percepiscono come servizi a basso margine per concentrarsi sull’integrazione e sottosistemi ad alto margine”. Su questa linea si inseriscono le varie fusioni, con l’ambizione di aumentare il peso nella fetta dei contratti che arrivano dal governo a stelle e strisce.

LA GELATA DI TRUMP

Sull’annuncio dell’operazione tra Raytheon e UTC è comunque arrivato prontamente il commento del presidente Trump. “Sono un po’ preoccupato”, ha detto durante un’intervista alla Cnbc, . Il timore, ha aggiunto, è che la fusione possa ridurre la concorrenza, aumentando il peso contrattuale della nuova azienda e dunque spingendo in alto i prezzi dei preziosi sistemi d’arma che la Difesa Usa potrebbe acquistare. “Quello che voglio vedere è concorrenza – ha aggiunto concludendo – sono due grandi società, ma voglio assicurarmi che non riduciamo la nostra competitività”.

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