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A Napoli, ed a Pomigliano d’Arco (terra del Vice Presidente del Consiglio, nonché Ministro dello Sviluppo Economico, del Lavoro e degli Affari Sociali) si utilizza il termine “fare ammuina” per indicare che si vogliono confondere avversari (ed anche i propri amici) ai fini del proprio tornaconto. È quanto sta avvenendo attorno alla Tav Torino-Lione, una tratta del corridoio Lisbona- Kiev, un percorso a cui l’Unione europea (e con essa numerosi Stati Ue) dà molta importanza dato che la cofinanzia e si è detta disposta ad aumentare la sua partecipazione finanziaria purché l’Italia ponga fine alle proprie liti interne e vada avanti con i lavori. È una tratta molto importante in quanto attraversa le Alpi; senza questo “passaggio a Nord Ovest” non si potrà attivare il passaggio a Nord Est, da Trieste a Kiev attraversando Slovenia ed Ungheria. Non solo il Nord italiano subirebbe un aumento dei costi (e dei tempi di percorrenza) e, quindi, una perdita di produttività rispetto al resto dell’Europa, ma verrebbe danneggiato anche il Sud il cui mercato è in gran misura al di là delle Alpi. Esiste già alta velocità da Salerno a Milano-Torino-Venezia. Il completamento del corridoio Lisbona – Kiev è una forte giustificazione per portare l’alta velocità a Bari, a Reggio Calabria e, poi, in Sicilia.

Questo quadro è ben chiaro non solo a Matteo Salvini, che sul tema della Tav rischia di perdere parte del suo elettorato al Nord (l’associazione Leonida lo ha avvisato che ha già perso quello dei così detti “pensionati d’oro” e delle loro famiglie) ma anche a Luigi Di Maio. Quest’ultimo, però, teme la scissione del Movimento Cinque Stelle, le cui divisioni sono apparse evidenti alla votazione on line sul caso Diciotti. Per tenerlo unito, e per ottenere la modifica dello Statuto M5S con la revoca del divieto di più di due mandati, con la creazione di diramazione territoriali e la possibilità di alleanze ed accordi con altre liste, ed in sostanza la trasformazione del movimento in un partito d’antan, deve fare la faccia feroce sulla Tav Torino – Lione divenuta tema di bandiera di quello che è ancora un Movimento. Ciò a maggior ragione perché nel Palazzo di Porta Pia nessuno crede più nella possibilità di utilizzare l’analisi costi benefici manufatta in casa dopo le durissime critiche di gran parte delle università italiane e di parole, pare, irripetibili che, secondo le malelingue, i diplomatici italiani avrebbero ascoltato dalle loro controparti a Parigi ed a Bruxelles.

A questo punto, è chiaro che interrompere la Tav Torino-Lione (a cui sul versante francese si sta lavorando con anche maggiore alacrità di prima) vuol dire non solo perdere i finanziamenti europei (e rimborsare la Commissione europea per quelli già avuti e spesi), risarcire la Francia e le imprese coinvolte ed ottenere dal Parlamento la “denuncia” di accordi internazionali fatti, ma anche tirarsi fuori dalla politica industriale europea (verso cui il binomio Francia e Germania hanno appena costruito un nuovo importante tassello). E condannarsi ad un’ulteriore perdita di produttività, comparativamente al resto dell’Ue.

In questo bailamme, conviene a tutti “fare ammuina”. La risoluzione Lega-M5S approvata questa settimana è tanto ambigua che può essere interpretata in vari modi ed, infatti, in varie maniere viene presentata dai due leader rispettivamente della Lega e del M5S ai rispettivi elettori.

È certo, però, che si arriverà ad un’intesa in cui ciascun dei due leader dovranno poter mostrare ai propri elettori di non aver “perso la faccia”, ed anzi di avere vinto una “dura battaglia”.

Il compromesso verterà sulla ristrutturazione del progetto. La gamma è ampia: dal puro maquillage (al pari dell’analisi cosmesi benefici) ad un ridisegno tecnico in fase. Il maquillage sarebbe rinunciare ad alcuni orpelli, più simbolici che sostanziali, quali la nuova stazione a Susa la cui costruzione verrebbe fortemente ridimensionata. Più complesso il ridisegno tecnico (fare ora un unico tunnel e rimandare il secondo a tempi migliori). Ciò richiede una progettazione flessibile che pochi sanno fare e realizzare.

Salvini

L’ammuina attorno alla Tav

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