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Ogni decisione che circonda “l’infrastruttura per il 5G avrà implicazioni”, diplomatiche e di sicurezza “di lungo termine” che “come ha spiegato il segretario di Stato Mike Pompeo”, potrebbe contemplare anche il fatto “di non essere in grado (per gli Stati Uniti) di condividere informazioni con quei Paesi che adottano tecnologia e servizi cinesi per il 5G e incorporano quest’ultimi nei loro sistemi informativi critici”.

Dal Centro Studi Americani, intervenendo a un evento dedicato ai 70 anni dell’Alleanza Atlantica, l’ambasciatore Usa in Italia Lewis Eisenberg è tornato sul tema delle reti mobili superveloci di quinta generazione e, più in generale, del rapporto con Pechino che al pari (e forse più) di Mosca sembra destinata a essere una “osservata speciale” in ambito Nato.

NON SOLO RUSSIA

La Russia, ha detto Eisenberg “non è l’unica minaccia internazionale per la Nato, ma “una Cina sempre più assertiva sta tentando di sovvertire l’unità europea e transatlantica”. Dopo la firma dell’Italia al discusso (e criticato da Washington) Memorandum d’Intesa con Pechino sulla nuova Via della seta, la Cina, ha rilevato ancora il capo della diplomazia Usa nel nostro Paese, “non è una democrazia; il mandato del suo leader non ha scadenza, e non esiste libertà individuale”.

I RISCHI PER LA SICUREZZA

Un approccio che Eisenberg definisce “autoritario” e che, ha sottolineato, ha ripercussioni rilevanti anche sul fronte dell’intelligence. “Per esempio”, ha evidenziato, “la legge cinese richiede alle sue imprese di sostenere e assistere il vasto apparato di sicurezza di Pechino. Ecco perché chiediamo ai nostri partner di essere vigili. Chiediamo loro di evitare venditori di 5G che potrebbero compromettere l’integrità delle comunicazioni globali”.

In questo come in altri campi, ha detto ancora l’ambasciatore americano riferendosi alle scelte che molte capitali alleate, Roma inclusa, dovranno fare sul 5G e in particolare sul possibile coinvolgimento dei colossi cinesi Huawei e Zte, nessuna decisione dovrebbe essere affrettata. La posta in gioco è la privacy e la libertà dei nostri cittadini e siamo seriamente preoccupati che possano esserci conseguenze per l’interoperabilità dell’Alleanza”.

LE SOCIETÀ DEMOCRATICHE

Il problema del rapporto con Pechino, ha proseguito Einsenberg, non è però solo di sicurezza ma anche di reciprocità e, soprattutto, di differenza valoriale. “Il presidente (Donald Trump, ndr) si impegna, a tal proposito, a mantenere la pace attraverso l’uso della forza. Ha compreso che la nostra potenza economica e la capacità innovativa sono per noi un vantaggio strategico. Non c’è dubbio che le nostre società democratiche e di libero mercato hanno scongiurato la povertà per milioni di persone. milioni. L’approccio autoritario della Cina, tuttavia, è antitetico alla libertà delle nazioni”.

LA COLLABORAZIONE NECESSARIA

Questa sfida terrà probabilmente impegnato l’Occidente per i prossimi decenni, e a decretare quale sarà il modello prevalente sarà anche l’unità di Stati Uniti e Europa. “Siamo sicuri che il capitalismo prevarrà in una competizione con imprese di proprietà statale che non operano secondo le regole del mercato. Tuttavia, è essenziale che gli Stati Uniti, l’Italia e altre nazioni libere collaborino per contrastare pratiche “predatorie” mirate a disgregare il mercato libero e gli scambi volontari”.

ambasciatore

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