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IL GIOVANE CANCELLIERE AUSTRIACO

Partirono per imbrogliare e finirono con l’imbrogliarsi. I nostri ciarlieri e sboccati sovranisti farebbero bene a riflettere sulle parole a La Stampa di Sebastian Kurz, giovane cancelliere austriaco, popolare alleato con la destra dura, che sulla sovranità ha idee assai più chiare delle loro.

Posto che la sola sovranità difendibile è quella europea, sostiene Kurz, ci sono due materie che la mettono a rischio: i bilanci pubblici e l’immigrazione. Ma funzionano al contrario di quel che credono i nostri propagandisti in servizio permanente effettivo.

Perché la sovranità economica, dell’Unione e di ciascuno, non sia minata occorre, dice, che non si consenta ad alcuni di lasciare crescere il deficit e il debito. Anzi si deve fare il contrario: ridurli. Devono farlo tutti, ma in particolar modo quelli che li hanno troppo alti, come l’Italia. Concetti analoghi sono già stati espressi da altri presunti componenti del fronte sovranista europeo, compresi tedeschi, ungheresi e olandesi. Con il che si dimostra che quel fronte semplicemente non esiste. E si dimostra anche che la Commissione a gestione Juncker e Moscovici sarà rimpianta dagli stessi che l’hanno vituperata. Come il Movimento 5 stelle e la Lega. Altro che balconi festeggianti e deficitari deliranti, le parole di chi tiene molto alla sovranità suonano condanna per tutto intero il programma dei litigiosi alleati nel governo italiano.

CAPITOLO EMIGRANTI

Non meno ruvida la faccenda degli emigranti. Le frontiere esterne siano frontiere comuni, i respingimenti siano attività comune, le politiche di contenimento, nei Paesi di partenza, siano comuni. Fatta salva la doverosa accoglienza dei perseguitati. È quanto cerco di sostenere e descrivere da anni. Ma, aggiunge Kurz, è escluso si possa tollerare che persone immigrate illegittimamente possano traslocare da un Paese all’altro all’interno dell’Unione. 268.000 emigranti, dal 2015, hanno lasciato l’Italia, diretti verso altri Paesi Ue. Non lo dice l’associazione amici degli sbarcati, né il partito del volemose bene, sono parole di Matteo Salvini. Diamogli credito. Questo significa due cose: a. che è falso avere detto e ripetuto che gli altri ci avevano sigillato le frontiere; b. che Kurz, e altri, ancora una volta ungheresi compresi, non intendono tollerarlo. Mica come quei mollaccioni di Macron e Merkel, che accettavano e praticavano i ricollocamenti.

C’è un colossale equivoco, nella propaganda dialettale dei nostri sovranisti: hanno descritto la Commissione europea come praticante politiche di rigore assoluto e abbandono dell’Italia, mentre, come qui sostenevamo, era vero il contrario, e per sostenere le loro critiche fingevano d’essere alleati e amici di quelli che (non senza ragioni) sono alfieri del rigore contabile e di frontiera.

La fortuna dei sovranisti cacio e salame è che le elezioni europee le vinceranno in casa e le perderanno in Europa, perché se accadesse sul serio quel che vanno ancora strologando e imbrogliando, se i loro amici le vincessero nel Parlamento di Strasburgo, sarebbero stracciati loro, i loro bilanci e le loro chiacchiere barconiste. Partirono per imbrogliare e furono imbrogliati.

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La lezione di Kurz ai sovranisti di casa nostra

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