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Gli investitori cominciano a mal sopportare il clima da battaglia che si respira dentro Tim. Questa mattina dai listini milanesi è arrivato un chiaro segnale circa il malessere dei mercati sull’assetto dentro la società telefonica. Il titolo dell’ex monopolista ha viaggiato costantemente in profondo rosso, fino a toccare ribassi vicini al 6%. Segno che c’è un certo nervosismo intorno al gruppo tlc guidato da Luigi Gubitosi. Prima si troverà un assetto definitivo all’interno della governance, meglio sarà per l’azienda e i suoi progetti, a cominciare dalla societarizzazione della banda larga, insieme a Open Fiber.

D’altronde la guerra per il controllo di Tim in vista dell’assemblea del 29 marzo è ormai entrata nel vivo, con i primi due azionisti, Vivendi (24%) ed Elliott (9,5%), che si sfidano apertamente a colpi di comunicati ed esposti. L’assise convocata tra poco più di due settimane dovrà infatti pronunciarsi sulla richiesta dei francesi di sostituire cinque consiglieri per riequilibrare il board dopo la prima, schiacciante, vittoria nell’assemblea dello scorso maggio.

Se infatti la scorsa primavera era stato il fondo Usa di Paul Singer a conquistare la maggioranza in assemblea e con essa il controllo del consiglio di amministrazione, quest’anno è Vivendi ad essere intenzionata a recuperare il terreno perduto, con la media company transalpina che proporrà ai soci la revoca e sostituzione di 5 consiglieri. In un comunicato, Vivendi aveva affermato che sull’indipendenza del presidente Fulvio Conti, uno dei membri del cda di cui chiede la revoca, “non si può più fare valido affidamento”, e questo perché Conti avrebbe “deliberatamente favorito i consiglieri nominati da Elliott, nonché tentato di occultare la propria condotta”.

A stretto giro la risposta di Elliott che invita a non concedere la rivincita a Vivendi, evitando così un secondo round che significherebbe scegliere “tra la stabilità e il continuo recupero di valore per la società o il ritorno della cattiva gestione di Vivendi con le sue promesse non mantenute, la distruzione di valore e il disprezzo per le regole di buona governance”, ha fatto sapere Elliott.  Da parte di Vivendi (che proprio oggi ha chiesto la sospensione della causa civile promossa da Mediaset e Fininvest), dice Elliott, vi è un “consolidato disprezzo per le più elementari regole di corporate governance, un comportamento che caratterizza la società e il suo azionista di controllo Vincent Bollorè”.

A differenza però della volta scorsa però stavolta c’è una variabile importante, Cassa Depositi e Prestiti. Proprio tre giorni fa la Cassa si è portata all’8,7% in Tim (qui l’articolo di Formiche.net), avvicinandosi alla soglia del 10%. Un blocco, quello pubblico, destinato ad affiancare Elliott nella condivisione del progetto, sponsorizzato dal governo gialloverde, di creare un’unica società della rete, insieme a Open Fiber, di cui Cdp è azionista al 50%. Ma prima bisognerà definitivamente all’angolo Vivendi.

Tim, il mercato non ne può più dello scontro Elliott-Vivendi

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