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Un quarto di secolo dopo quel 18 gennaio 1994 (in campo contro la “macchina da guerra” di occhetto) il 90% del panorama politico italiano è mutato, ma Silvio Berlusconi, che riscende in campo per le europee di maggio, è rimasto una costante. Che significa?

Secondo Gianni Alemanno Segretario del Movimento Nazionale per la Sovranità, già ministro “sociale” dell’Agricoltura e sindaco di Roma, non esiste un tema legato alla leadership: come dimostrano le urne e i sondaggi è Matteo Salvini il nuovo punto di riferimento della destra sovranista e anche di quel centrodestra che dovrebbe recuperare le radici su cui si fonda l’Ue. E, proprio in vista delle elezioni europee, getta l’amo dello schema austriaco, dove un pezzo del Ppe si è fuso con la destra nazionalista per costruire un nuovo progetto.

Berlusconi candidato alle europee: Giuliano Urbani ha pronosticato un insuccesso totale. Ha ragione?

Un insuccesso totale non penso, credo invece che non avrà lo stesso impatto del passato. Ma non dimentichiamo che Berlusconi in Forza Italia fa ancora la differenza.

Secondo il Popolare Mario Mauro, il Cavaliere non punta al governo giallo-verde ma ad arginare la leadership di Salvini nel centrodestra. È così?

È evidente che Berlusconi tenta di riequilibrare il rapporto di forze tra Fi e Lega, tra cui oggi esiste un divario oggettivo che consegna la possibile leadership del centrodestra solo a Salvini. Ma è altrettanto evidente come il primo obiettivo di Berlusconi sia dimostrare che il centrodestra unito avrebbe la maggioranza nel Paese: un obiettivo di massima, ma difficilmente raggiungibile se l’idea è di proiettarlo a future elezioni politiche.

Il centrodestra così come lo abbiamo visto fino al 4 marzo è finito? Quindi quale la prospettiva del Cavaliere?

Sicuramente il centrodestra che ha caratterizzato gli ultimi vent’anni della politica italiana è finito il 4 marzo, così come si è conclusa una precisa epoca storica. Oggi sulle ceneri del vecchio centrodestra nasce l’ipotesi di un polo sovranista, ovvero quella realtà che prende molte tematiche del vecchio centrodestra ma con la prerogativa di recuperare la sovranità nazionale e popolare rispetto ai poteri forti internazionali. Questa è la base su cui la Lega ha vinto e sta vincendo tra l’elettorato.

Né delfini, né eredi dunque?

È un dibattito vecchio: Berlusconi avrebbe dovuto creare il delfino nel corso degli anni passati. Non lo ha fatto e oggi dovrebbe prendere coscienza che l’unico leader possibile del polo sovranista e di ciò che rimane del centrodestra è Salvini. Già il fatto che non lo abbia ammesso il giorno dopo del 4 marzo, è stata la causa della non maggioranza parlamentare.

Quindi puntando a conquistare o convincere gli azzurri?

Sostanzialmente una nuova fase in cui la trazione sovranista si sposa con la consapevolezza che matura in Forza Italia, di non poter far parte di un Ppe germanocentrico. Per questa ragione Fi dovrebbe spostarsi su posizioni sempre targate Ppe ma, per intenderci, più vicine all’ungherese Orban.

Con il modello andaluso o austriaco?

Esatto, dove i sovranisti popolari di destra si sono messi assieme per governare il Paese. Io credo che quella sia l’unica strada per travasare le buone prassi del vecchio centrodestra in uno spazio futuro di marcato sovranismo.

Uno schema che qualcuno immagina anche per la Commissione Ue?

Dipenderà dagli equilibri europei post voto di maggio. Il Ppe probabilmente avrà la seguente opzione dopo le urne: o perseguire uno schema alla francese, del tipo gollisti alleati con il Fronte Repubblicano per essere un freno ai sovranisti, e a mio avviso sarebbe una scelta suicida, oppure guardare ai sovranisti per puntare ad una diversa Presidenza della Commissione Europea. Mi auguro che il sentimento identitario prevalga all’interno del Ppe, rispetto alle vecchie logiche del neoliberismo.

In questa scelta quanto inciderà la crisi della socialdemocrazia europea?

Tanto, ed è la ragione per cui anche in Italia sono nati movimenti populisti di sinistra come il M5s. Il vero problema però credo sia la crisi di identità del Ppe, resa evidente quando i vecchi ideali popolari e sociali sono stati svenduti sull’altare dell’iper liberismo. E’stato in quel momento che il Ppe ha smarrito la propria anima, senza poter più rappresentare le radici profonde della realtà europea.

Cosa dovrebbe mutare secondo la sua visione?

Se vi fosse un recupero, almeno di una parte, di quelle radici all’interno del Ppe, allora un accordo con i sovranisti sarebbe possibile.

Con Salvini candidato alla Commissione Ue?

Credo che sia un passo obbligato, perché oggi la Lega è il partito sovranista più forte d’Europa, come riconosciuto anche da Marine Le Pen. Inoltre rappresenta un modello che può essere ripreso in molti altri paesi europei. Una scelta necessaria, che potrebbe fare da battistrada per una futura candidatura a premier in Italia.

twitter@FDepalo

 

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