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La diplomazia è fatta di immagini e messaggi, spesso non espliciti, come la figura che ha accompagnato Papa Francesco in molti dei suoi spostamenti emiratini (e non solo), monsignor Yoannis Lahzi Gaid, sacerdote copto, il secondo segretario personale del pontefice.

Gaid conosce quattro lingue (parla in modo fluente italiano, arabo, francese e inglese), e ha spesso il compito di aiutare Bergoglio nelle traduzioni e ha introdotto lui il Papa a Mohamed bin Zayed, principe ereditario e policy maker degli Emirati Arabi. Era al fianco del pontefice domenica, al primo incontro all’aeroporto, e successivamente, lunedì era al Palazzo presidenziale.

Quarantatré anni, nato al Cairo e ordinato sacerdote nel patriarcato copto di Alessandria di Egitto, fa parte del mondo papale dal 2011, ai tempi di Benedetto XVI, e poi dal 2014 è segretario personale di Francesco. Il ruolo di Gaid nel viaggio emiratino ha un valore ancora più profondo e forse non è un caso se è stato spesso in primo piano vicino al pontefice.

I copti sono una delle più antiche chiese cristiane esistenti, rappresentano una minoranza da 10 milioni di persone in Egitto (il copto, un dialetto ormai quasi scomparso, è considerato la forma linguistica più vicina all’egiziano arcaico), e a partire dagli anni Settanta dello scorso secolo hanno iniziato a subire una serie di vessazioni da parte del mondo musulmano che ne hanno limitato – sia in via pratica sia in via legislativa – la libertà religiosa. A oggi, i copti sono i cristiani più perseguitati dall’estremismo religioso crescente in Medio Oriente e Nord Africa: una situazione agli antipodi della ricerca di tolleranza emiratina.

Per esempio, una delle vicende simboliche che hanno dimostrato la presenza e la forza dello Stato islamico in Libia, nel 2015, è stata l’esecuzione, in una spiaggia davanti a Sirte (che diventerà in quei mesi la fiorente capitale libica del gruppo), di 21 prigionieri. Erano tutti copti, rapiti e decapitati da un leader baghdadista che risponde al nome di guerra di Abdul Qader Al-Najdi, che mentre eseguiva il macabro gesto guardava in camera e puntava il suo coltello verso il mare, indicando Roma come futuro obiettivo del Califfato (Roma uguale cristianesimo).

Ma non solo: negli ultimi anni ci sono stati molti episodi che hanno coinvolto i copti, diversi attacchi terroristici, parecchi in Egitto. Nel 2011 una manifestazione copta davanti alla sede della Tv di Stato egiziana fu repressa nel sangue dall’esercito. Nel 2013, decine di chiese appena fuori il Cairo furono saccheggiate e incendiate dagli islamisti, nel tentativo di intimidazione della minoranza nelle fasi calde in cui il regime militare si faceva largo.

Nel 2017 lo Stato islamico colpì contemporaneamente, nel giorno della Domenica delle Palme due chiese copte a Tanta e Alessandria. Pochi mesi dopo, un pullman di turisti copti fu assaltato mentre si dirigeva a un monastero nei pressi di Minya. A novembre dello scorso anno, si verificò un episodio identico contro copti etiopi (in Etiopia molti cristiani sono copti). A inizio anno, si è molto parlato di una fossa comune rinvenuta in Libia contente i corpi di 34 copti di origine etiope. In mezzo dozzine di vicende minori e meno coperte dalla cronaca.

Come ha spiegato su queste colonne Cinzia Bianco, analista esperta delle dinamiche del Golfo, la visita di Papa Francesco è l’occasione per gli Emirati Arabi di rivendicare la loro apertura in contrapposizione con le chiusure islamiste di altri Paesi e culture politiche della regione Mena (Middle East + North Africa). La presenza di un copto come monsignor Gaid in prima fila potrebbe essere stata anche un messaggio per sottolineare l’impegno al fianco delle minoranza. Un aspetto centrale, che interessa tanto la Chiesa (come già evidenziato da Francesco nel messaggio di inizio gennaio, per il Natale copto, a Tawadros II, Patriarca della chiesa copto-ortodossa), quanto gli anti-islamisti che governano da Abu Dhabi un processo di evoluzione e sviluppo che si slancia anche dalla lotta alle tendenze estremiste-islamiste.

Un sacerdote copto accanto a Bergoglio ad Abu Dhabi. Ecco perché

La diplomazia è fatta di immagini e messaggi, spesso non espliciti, come la figura che ha accompagnato Papa Francesco in molti dei suoi spostamenti emiratini (e non solo), monsignor Yoannis Lahzi Gaid, sacerdote copto, il secondo segretario personale del pontefice. Gaid conosce quattro lingue (parla in modo fluente italiano, arabo, francese e inglese), e ha spesso il compito di aiutare…

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