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Per essere una corazzata lo è. Non a caso parliamo del gruppo facente capo all’uomo più ricco del pianeta, Jeff Bezos. Eppure l’ingresso di Amazon nel mercato dei recapiti e della logistica (qui l’approfondimento di ieri), che vale circa 80 miliardi, potrebbe non avere quell’effetto bomba che qualcuno crede. E Poste, il principale operatore del settore (seguita dalla privata e olandese Nexive, spin off di Tnt Post), potrebbe trovare nel nuovo player di mercato, un motivo in più per spingere sul business delle consegne. Insomma, non tutto il male vien per nuocere.

Da ieri Amazon è ufficialmente un operatore postale. Il via libera ottenuto dal ministero dello Sviluppo ha consegnato alla società di Bezos un lasciapassare importante che inserisce la società Usa nel novero degli oltre 4 mila corrieri italiani. Un numero enorme, a pensarci bene, ma gli ultimi due arrivati nella lista, però, sono Amazon Italia Logistica e Amazon Italia Transport, due pesi massimi. Sembra oggettivamente difficile ipotizzare che Amazon voglia scombussolare gli equilibri attuali nel mercato italiano della logistica, almeno nel breve periodo, visto che per Amazon gli operatori tradizionali sono ancora necessari e importanti in molte regioni d’Italia. Di questo parere è per esempio Carlo Alberto Carnevale Maffè, docente alla Sda Bocconi ed esperto di infrastrutture, che sull’ingresso di Amazon nel mare magnum dei corrieri, ha idee precise.

“Premesso che mi pare una buona notizia per gli italiani, non era affatto scontato che Amazon entrasse nel mercato dei recapiti, perché si tratta di un settore sostanzialmente povero. Tuttavia l’operazione rappresenta una diversificazione che a sua volta dimostra che i big di Internet non sono solo dei cowboy solitari, ma hanno una strategia precisa, dei piani. Quella di Amazon è ben lontana dal conquistare il mercato a danno di Poste, Amazon non vuole sostituire l’azienda (Poste, ndr). Vuole semmai ritagliarsi delle fette di mercato in un’ottica di cross selling, ovvero aumentare il suo bagaglio di dati sui clienti”. Per Carnevale Maffè dunque, dietro la mossa di Bezos c’è una logica non tanto di conquista di un mercato ma di capacità di intercettare le esigenze della gente. In altre parole, se so cosa consegno e dove lo faccio e a che ora lo faccio saprò cosa vuole quel cliente in quella determinata zona, regolandomi di conseguenza.

Scongiurato il pericolo di un avvicendamento Amazon-Poste, per Carnevale Maffè il gruppo pubblico comunque “non deve starsene con le mani in mano, deve sfruttare questa occasione. A Poste avranno un motivo in più per darsi una mossa anche se come ho detto le mire di Amazon non sono quelle di erodere il mercato di Poste”. Un terzo fattore è il lavoro. “Consideriamo anche questo aspetto. Amazon darà del lavoro ai corrieri o ai rider, come li chiama qualcuno. In fin dei conti anche questa è un’occasione per chi cerca lavoro. O no?”

Qualche dubbio però ce l’ha Massimo Mucchetti, giornalista ed ex presidente della commissione Industria del Senato. “Sarà interessante vedere, anche se non si tratta della questione essenziale, come verrà contrattualizzata la forza lavoro che verrà impiegata. Detto questo non stupisce la mossa di Bezos. In Cina Alibaba ha fatto la medesima operazione e oggi è già molto avanti: dotarsi di un’azienda per il delivery che lavora sia per la stessa Alibaba sia per altri clienti”.

 

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