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Il mondo della mobilità, e in particolare dell’automobile, sta vivendo un periodo di profonde trasformazioni, sia di carattere produttivo che di tipo energetico. I progressi nel campo della produzione di automobili “intelligenti”, di cambiamento dei metodi produttivi, la necessità di alleanze nel settore per aumentare la “massa critica” ci proiettano in uno scenario internazionale in continua evoluzione e modifica.

La transizione energetica è certamente il fattore che sta maggiormente influendo sul futuro della mobilità, tuttavia accanto ai progetti di minore dipendenza dalle fonti inquinanti e allo sviluppo di modelli ibridi o a carburazione non inquinante, la realtà dei fatti si incarica di mostrare come oggi sia ancora impossibile e non sostenibile fare a meno e ridurre in modo significativo l’utilizzo di alcune fonti energetiche.

Il World Energy Outlook dello Iea (International Energy Agency), uno dei documenti che maggiormente aiutano a comprendere lo scenario energetico contemporaneo e i trend futuri, è molto utile a confermare la “forza” di attrazione delle fonti energetiche fossili rispetto alle fonti rinnovabili e meno inquinanti.

Per esempio, nello scenario definito di New Policies – ovvero che incorpora le policy energetiche in atto e che proietta i risultati di quelle in fase di approvazione – si può facilmente intuire come circa il 60% della domanda energetica mondiale sia soddisfatta da petrolio e carbone, seguiti dal gas naturale (elemento sul quale è in atto una importante partita geopolitica che vede gli USA in prima linea). Le fonti energetiche rinnovabili rappresentano una forte minoranza, sebbene in crescita.

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Si può affermare, senza timore di smentita, come la trasformazione energetica sia un fenomeno di profonde dimensioni e implicazioni, che dipende da considerazioni geopolitiche ed industriali, definite dalle scelte delle grandi potenze economiche e politiche mondiali.

L’Italia, che da sempre è grande importatore di energia, deve orientarsi in questo scenario, puntando a diversificare le proprie fonti energetiche, investendo nella costruzione di infrastrutture energetiche che puntino a renderla hub energetico mediterraneo e quindi piattaforma logistica di sviluppo affacciata sul Mare Nostrum.

La discussione che si è recentemente avviata sulla cosiddetta ecotassa, approvata mediante emendamento alla Legge di Bilancio, mette in evidenza un bicchiere mezzo pieno.

Gli incentivi agli acquisti di auto ibride, elettriche e meno inquinanti, come confermano i trend di mercato (da inizio 2018 ad agosto +33,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente), sono positivi perché confermano la coerenza dell’esecutivo sulla materia come definito dal contratto di governo.

Invece, il meccanismo di malus, nonostante il fine giustificato di ridurre le emissioni inquinanti (da sottolineare il calo della vendita di automobili a diesel), andrebbe rivisto alla luce delle potenziali conseguenze negative che potrebbe avere sul sistema di produzione automobilistico, una delle principali industrie italiani per il nostro Prodotto Interno Lordo.

Per rispondere alla giusta necessità di favorire una maggiore sostenibilità ambientale ed energetica, sarebbe importante studiare e incentivare investimenti in forme tecnologiche e produttive che migliorino la qualità ambientale, che siano anche in grado di aggiungere valore al sistema industriale italiano e sviluppare nuove competenze di processo.

Infine, è anche da tenere in considerazione come le nuove tecnologie della mobilità impattino sull’organizzazione delle infrastrutture energetiche, sulle reti di mobilità, portando ad una grande trasformazione delle città, che si orienteranno verso modelli di smart community.

Non sarà perciò questo meccanismo fiscale a far accelerare questo trend di trasformazione, ma potrebbe essere l’innesco per un dibattito ampio, costruttivo e approfondito su come costruire un percorso più sostenibile e accorto per accompagnare la transizione energetica ed industriale in atto.

Ecotassa, il bicchiere mezzo pieno (e mezzo vuoto)

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