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Le rivoluzioni quando si concludono con successo portano al potere i rivoluzionari che hanno come obiettivo: cambiare le regole e l’organizzazione dello Stato; se la rivoluzione riesce solo parzialmente si tratta con il regime che è al potere, ma nella migliore delle ipotesi si resta in mezzo al guado e a governare ci saranno gli stessi di prima, che con abilità cercheranno di assorbire e di accogliere alcune istanze dei rivoluzionari, per guadagnarsi la loro benevolenza e collaborazione, sminuendo in tal modo i soggetti politici aspiranti rivoluzionari; può accadere che la rivoluzione ha successo: una volta conquistato il potere, però i protagonisti con il loro programma di governo falliscono, perdendo il consenso e la fiducia dei cittadini che si erano schierati a loro favore. Per così dire, insomma, una vittoria di Pirro.

Il vecchio potere o chi per esso tornerà in auge e continuerà a governare. L’Italia si trova in questa situazione di incertezza, perché il M5S uscito vittorioso dalle elezioni del 4 marzo, pur avendo in cima ai suoi programmi cambiamenti generici di modelli di democrazia diretta, sino ad oggi non è riuscito ad avanzare proposte concrete per riformare le regole costituzionali e quindi le istituzioni. Temo che bisognerà aspettare tempi biblici prima di vedere un barlume di proposta su questi argomenti, considerate le prime defezioni sul voto del decreto Sicurezza e sui mal di pancia che incominciano a farsi largo tra i sostenitori di Casaleggio & c.

Un movimento politico che oggi è al governo non può giocare al tanto peggio tanto meglio, attaccando con inaudita virulenza i mezzi di informazione, fonte essenziale della nostra libertà, della democrazia in generale. Grillo, Casaleggio, Di Battista, Di Maio se provano insofferenza per le verità che la stampa e i mass media in generale pubblicano, cambino mestiere. Hanno sguazzato per anni e continuano ancora a farlo tra fango e paludi dalle Alpi al Lilibeo, non curandosi minimamente della verità e delle biografie personali, professionali, politiche dei loro avversari, e oggi hanno il coraggio di fare la predica, definendo i giornalisti puttane, infimi o infami, sono essi stessi infami.

Cosa hanno da dire i modesti balbettanti del M5S sui borghesucci di Piazza Castello a Torino che vogliono la Tav, contrariamente ai No Tav? che senso hanno le dichiarazioni di Toninelli sui costi/benefici per continuare i lavori di una delle più grandi opere come il treno veloce. A farci prendere in giro dai francesi? È questo che si vuole? Siamo sulla buona strada. E Di Maio che stila le scadenze sul calendario: reddito di cittadinanza; pensioni: gennaio 2019; quota 100, marzo 2019. Tutto ovviamente prima di aprile-maggio, quando si dovrà votare per il Parlamento Europeo. Sono questi i rivoluzionari del governo del cambiamento che hanno sottoscritto un contratto per governare l’Italia per cinque anni? No, grazie! Ne facciamo volentieri a meno.

elettori

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