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In questi anni di esecutivi tecnici, instabilità governative, intemperanze parlamentari in molti hanno evocato i tempi lontani della Prima Repubblica. Quelli in cui la stabilità politica del nostro Paese era legata alla stabilità con la quale la Balena Bianca occupava il cuore degli elettori italiani. L’elettorato era cristallizzato in quelle che erano quasi fazioni, come è ben rappresentato dalle novelle di Guareschi.

Oggi l’elettorato, a sette mesi dall’insediamento del nuovo governo, appare molto meno marmoreo. In particolare sono gli elettori meno “ideologizzati”, a stimolare le attenzioni degli imprenditori politici, attualmente presenti o meno nell’agone politico italiano. In questo contesto si viene a collocare un grande ritorno, quello della Dc. Promotore di questa rinascita Gianfranco Rotondi, democristiano tra le fila di Forza Italia con l’obiettivo di far tornare in auge lo Scudo Crociato.

Formiche.net ha raggiunto al telefono l’on. Rotondi per farci raccontare quali com’è nato questo progetto e quali sono le sfide per la Dc a più di vent’anni dallo sfaldamento della Prima Repubblica.

Onorevole Rotondi, è tornata la Dc?

In realtà non ce ne siamo mai andati. La vita della Democrazia Cristiana comincia nel ’43 in clandestinità, va avanti fino al ’94 come espressione unitaria, nel ’94-95 finisce l’unità della Dc. La storia dei democratici cristiani continua nel segno della diaspora. Pezzi di Democrazia Cristiana si collocano nel centro destra e nel centro sinistra e nei vari partiti che componevano queste due alleanze. Dopo tanti anni sorge il bisogno di ridare un’unica voce a una scuola politica, a un’idea, uno stile che ha arricchito tutti i partiti italiani perché ovunque ci sono stati democristiani e ovunque hanno trasmesso qualche valore positivo alla politica. Oggi alcuni di noi sentono il bisogno di riscoprire l’idea di un partito unitario dei cattolici anche se con numeri molto più modesti del passato.

Che percentuali elettorali prevede, ad esempio, per il primo test in Abruzzo?

Non mi impressionano i dati elettorali. Grillo è passato, in una legislatura, dallo 0,4 al 30%. Può darsi che ci tocchi la prima può darsi che ci tocchi la seconda, in mezzo a queste due cifre va tutto bene.

Forza Italia sta provando a fare quella che Silvio Berlusconi ha chiamato “operazione scoiattolo”, cioè fare scouting tra i parlamentari del M5S delusi. Anche voi state pensando di ricercare i democristiani in potenza presenti in Parlamento?

Il nostro progetto è rivolto al Paese, ai giovani. Nel Palazzo non penso che la Dc abbia molto da dire perché nel Palazzo abitano persone che sono già collocate politicamente e non credo che abbiano interesse per la Democrazia Cristiana.

Quindi non proverete a portarvi dentro qualcuno.

Non la vivrei come un’operazione di palazzo, poi se viene qualche parlamentare da noi è il benvenuto ma non è il core business per noi.

Nelle ultime settimane stanno sorgendo, movimenti piccoli o grandi, che puntano a conquistare l’elettorato di centro. Quanto spazio resta per la nuova Dc?

Quando parlo di Democrazia Cristiana preferisco non usare la parola “centro”. Nella Dc non era una parola molto usata, da quando si è iniziato a parlare di centro è tramontata la Dc. La Democrazia Cristiana è fuori dalle categorie tradizionali di centro, di destra e di sinistra. Per certi versi era destra ed era sinistra.

Pensate a qualche nome da coinvolgere?

Noi pensiamo soprattutto a un discorso territoriale. Il nostro metodo di lavoro è stato questo: abbiamo unito i partiti post democristiani ancora in campo e li ripresentiamo sotto lo storico simbolo dello scudo crociato, d’accordo con l’onorevole Cesa che ne ha l’uso. Quindi tutti insieme diamo una casa ai democristiani ma partiamo dai territori. Inizieremo con l’Abruzzo e vediamo quale sarà la risposta del territorio. Poi continueremo con un’altra Regione che va al voto, il Piemonte, poi la Campania. Costruiremo Regione per Regione. Come diceva Donat-Cattin l’unica scuola politica è la lotta politica.

E voi vi siete armati.

Se la Dc rinasce è dalla lotta politica. Fa una battaglia, propone delle persone nuove contro quelle che già ci sono, è lotta, è battaglia. Se resiste e sopravvive alla lotta è una Dc che ha un futuro, altrimenti ci abbiamo provato.

Dopo anni di toni accesi ora anche le due forze che sono al Governo hanno spuntato le armi dialettiche dell’estremismo. Nell’ultima manifestazione della Lega, l’8 dicembre, Matteo Salvini ha utilizzato un linguaggio da chierico. Quanto spazio resta per la Dc se anche i sovranisti si mettono a fare i moderati?

Diceva il mio professore di filosofia della politica: “Esiste la destra, la sinistra e il governo. Il governo è sempre uguale”. Guardi, fuor di metafora, io l’elettore moderato lo lascerei al suo destino perché la Democrazia Cristiana non è stata solo una forza moderata ma è stata una forza di libertà, di progresso, di scelta. Accostarla a Salvini è un’operazione molto spericolata. Salvini non è un pericoloso estremista ma non sarà mai un democratico cristiano.

Quindi non vi contendente lo stesso elettorato.

Assolutamente no. Salvini è l’uomo dei successi di un’Italia nevrotizzata dal declino economico e anziché scegliere un partito dello sviluppo che gli dia prospettive sceglie un partito della paura che gli fa credere che l’Italia è in declino perché arrivano gli immigrati che tolgono spazio economico. Una posizione molto forzata ma che evidentemente funziona.

E non è nemmeno lo stesso elettorato che potrebbe essere di Renzi o di Berlusconi?

L’elettorato è lo stesso per tutti. Poi si orienta di volta in volta anche su spinte emotive. Non dimentichiamo che ci sono elettori che passano dalla sinistra alla Lega sulla base di spinte emotive, e in mezzo c’è tutto lo scibile politico. Non dobbiamo pensare che i voti siano stabili e fissi come nella Prima Repubblica in cui si muoveva di un punticino a ogni elezione. Oggi i voti sono assai mobili.

È un elettorato europeista o euroscettico?

La nostra Dc si colloca sicuramente nel filone europeista ma con in testa gli interessi dell’Italia che passano per più Europa e non per meno Europa. Dico una cosa brutalmente: se l’Europa vuole farsi nazione deve prendersi i debiti dei Paesi più deboli. In prospettiva serve un’unica manovra economica e un unico debito pubblico europeo. Discorso che ai tedeschi piace molto poco ma la Germania è diventata unita solo quando la Germania Ovest ha assorbito il debito della Germania Est. Se tengono all’Europa la via è la stessa. Chi vuole fare una società deve prendersi anche i debiti.

Quali saranno le tre parole d’ordine di questa nuova Dc?

Libertà, Europa e solidarietà. Questo è il programma della Dc.

rotondi

Libertà, Europa e solidarietà. Gianfranco Rotondi racconta la nuova Dc

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