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Nel suo recente intervento al Meeting di Comunione e Liberazione di Rimini, Mario Draghi ha pronunciato parole che meritano di essere ascoltate oltre l’eco di un evento: “Trasformate il vostro scetticismo in impegno concreto.” Rivolgendosi alle nuove generazioni, l’ex presidente del Consiglio italiano ha toccato uno dei nodi culturali e politici più rilevanti del nostro tempo: il rapporto tra i giovani e il progetto europeo. Chi è nato dopo Maastricht ha vissuto in un’Europa senza confini interni, in cui viaggiare, studiare o lavorare all’estero è divenuto una possibilità reale.

Ma se l’Europa è stata vissuta come spazio, difficilmente è stata percepita come comunità. E ancora più raramente come destino comune. Draghi ha avuto il merito, in un tempo segnato dalla crisi delle narrazioni politiche, di riproporre un linguaggio essenziale: quello della responsabilità, della scelta, dell’urgenza. La sua non è stata una difesa tecnica dell’Unione Europea, ma un invito culturale e civile a considerarla come l’unico strumento disponibile per contare nel mondo globale, senza farsi travolgere da esso.

La “comunità di destino” di cui ha parlato, pur senza nominarla direttamente, è il concetto che meglio sintetizza ciò che oggi manca al progetto europeo: un senso condiviso del futuro. Abbiamo costruito istituzioni, moneta, regole comuni. Ma non abbiamo ancora costruito una piena appartenenza politica e affettiva all’Europa. E questa lacuna, oggi, non è più sostenibile. Nel mondo multipolare e instabile che stiamo attraversando, l’Europa è sotto pressione. L’ordine internazionale basato sulle regole multilaterali si sta sgretolando sotto i colpi delle nuove potenze e delle vecchie ambizioni imperiali. La guerra è tornata sul continente, la sovranità alimentare ed energetica è fragile, l’autonomia industriale ancora lontana.

Eppure, l’Europa reagisce solo quando costretta dagli eventi. Come ha osservato Draghi, la sua efficacia emerge in situazioni d’emergenza, non in tempi ordinari. Ma la competizione globale non concede tregue, né attende i ritardi delle nostre istituzioni. Serve una nuova cultura del decisionismo democratico, una capacità di azione che non dipenda più dalla crisi, ma dalla visione.
In questo quadro, i giovani non possono più essere spettatori. Sono già cittadini europei di fatto; occorre che lo diventino anche per scelta e per convinzione. L’Europa non può chiedere fiducia, se non è disposta a offrirla. Ma può – e deve – aprire spazi reali di partecipazione, ascolto, e coinvolgimento. Può farsi luogo di confronto, non solo di regolazione. Deve riconoscere i giovani non come destinatari, ma come coautori del proprio destino.

La politica internazionale ci ricorda ogni giorno che nessuno Stato europeo, da solo, può garantire pace, sicurezza, benessere sostenibile. Se c’è una lezione che le nuove generazioni possono e devono raccogliere, è proprio questa: l’alternativa non è tra più o meno Europa, ma tra un’Europa protagonista o un’Europa marginale. Draghi ha lasciato sul tavolo un invito chiaro: agire ora, non quando sarà troppo tardi. È un invito che riguarda la governance, certo, ma anche – e soprattutto – la cultura politica del continente. Spetta ai giovani europei raccoglierlo. E spetta alle classi dirigenti non tradirne la fiducia.
La comunità di destino non è una retorica del passato, ma un’ipotesi politica ancora aperta. Per diventare reale, ha bisogno di scelte coraggiose, visioni lunghe e voci nuove. Il tempo dell’attesa è finito. Quello della responsabilità condivisa è appena cominciato.

Generazione Maastricht, la scelta europea. Il commento dell'avv. Chimenti

La politica internazionale ci ricorda ogni giorno che nessuno Stato europeo, da solo, può garantire pace, sicurezza, benessere sostenibile. Se c’è una lezione che le nuove generazioni possono e devono raccogliere, è proprio questa: l’alternativa non è tra più o meno Europa, ma tra un’Europa protagonista o un’Europa marginale. E Draghi, da Rimini, ha lasciato sul tavolo un invito chiaro: agire ora, non quando sarà troppo tardi. Il commento di Stanislao Chimenti, Equity Partner Studio Legale Delfino e Associati Wilkie Farr&Gallagher

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