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Si alzano i toni e crescono le preoccupazioni intorno al pericoloso botta e risposta di queste ore tra gli Stati Uniti di Donald Trump e la Russia e Vladimir Putin. Le due teste di serie, dopo il presunto attacco chimico a Duma, in Siria, si scontrano sul fronte siriano lasciando con il fiato sospeso il mondo intero che resta in attesa delle loro prossime mosse. Prima dagli Usa è arrivato l’avvertimento sul lancio di missili a breve sulla Siria, poi la Russia aveva risposto: “Dovreste sparare sui terroristi non sul governo”. Insinuando poi che la vera strategia degli Usa sia quella di bombardare per “cancellare le tracce” di quanto realmente accaduto a Duma.

Nelle ultime ore Trump ha gelato Mosca con una serie di tweet dai toni poco rassicuranti: “La Russia giura di abbattere tutti i missili sparati sulla Siria. Preparati Russia perché arriveranno, belli e nuovi e ‘intelligenti!’ Non dovresti essere alleata di un animale che si diverte a uccidere il suo popolo!”, ha scritto il presidente statunitense. Dal Cremlino, però, non si è fatta attendere la risposta a tono al cinguettio del presidente: “I missili ‘intelligenti’ dovrebbero volare verso i terroristi, non verso il governo legittimo – della Siria – che lotta da molti anni contro il terrorismo internazionale sul suo territorio”, ha affermato sui social la portavoce della diplomazia russa, Maria Zakharova. E ha concluso: “L’idea globale è di rimuovere velocemente le tracce della provocazione” così che “gli ispettori internazionali dell’Opac non avranno nulla da cercare in quanto a prove?”.

Un “gioco” a rimpiattino, dunque, che cammina sul filo, labile, del rasoio, in attesa di quella dimostrazione di forza decisiva che porterebbe lo scontro su un altro livello. Un livello militare. Trump comunque non si ferma e, dalla sala Ovale della Casa Bianca ha rincarato la dose con un altro tweet: “I nostri rapporti con la Russia sono peggiori di quanto siano mai stati, includendo la guerra fredda”, ha scritto tentando infine di riacquistare un approccio più diplomatico: “Non c’è ragione per tutto questo. La Russia ha bisogno di noi per migliorare la sua economia, una cosa che sarebbe molto facile da fare, e noi abbiamo bisogno di tutte le nazioni per lavorare insieme. Fermiamo la corsa agli armamenti?”. Ma la riposta della portavoce Zakharova restituisce tutta l’assoluta delicatezza del momento: “Un’ottima idea”e “dovrebbe iniziare dalla distruzione delle armi chimiche” americane, conclude.

Gli Usa in queste ore, stando a quanto riferito da Ap, starebbero discutendo con Francia e Gran Bretagna una possibile risposta militare comune, da compiersi, probabilmente, nel fine settimana, mettendo in allarme l’Agenzia europea per la sicurezza aerea (Easa), che ha diramato un’allerta sulle rotte aeree del Mediterraneo orientale. Mosca, d’altra parte, non resta con le mani in mano e ha disposto, come riporta Interfax, l’avviamento nei prossimi giorni di alcune esercitazioni navali nei pressi delle acque territoriali siriane. Operazioni che coinvolgerebbe 15 vascelli, fregate e sottomarini della marina militare russa.

Infine, se la comunità internazionale invita alla calma e al buonsenso, anche da Ankara è arrivata l’esortazione a porre fine alla “rissa” attraverso l’appello lanciato oggi dal premier turco Binali Yildirim che ha invitato Mosca e Washington a “curare le ferite della regione e condurre una lotta a tutto campo contro le organizzazioni terroristiche”. Cosa che sembrerebbe lontana poiché, dice il capo del governo turco, la Russia e gli Usa “si stanno minacciando reciprocamente via Twitter, lottando come bulli di strada”. Insomma, accenti sopra le righe su tutti i fronti in un’escalation in cui nessuna delle due potenze sembra voler cedere il passo all’altra.

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