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La autorità di vigilanza della Banca centrale europea hanno varato una bozza di aggiornamento al regolamento sul trattamento dei Non Performing Loans (NPL), ossia sofferenze di varia grado e tipo. La bozza è, quindi, ancora un elemento di discussione con le parti interessate. E’ fuor di dubbio che, data la materia, necessita un dibattito al Parlamento Europeo (PE) prima di diventare operativa, come ha correttamente sottolineato il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani. Merita, però, esaminarla per impostare la discussione sui binari giusti. La bozza di dispositivo prevede, in sintesi, che entro due anni per i NPL non garantiti, entro 7 per quelli con garanzie (reali o personali), il 100% del valore del finanziamento va accantonato se questo a fronte di un mancato pagamento delle rate per novanta giorni, si trasforma in credito problematico. Non è chiaro se le nuove regole si applicherebbe allo stock in essere o solo ai nuovi flussi. E’ comunque evidente che queste regole, se varate ed applicate, rappresenteranno un forte costo per le banche. Soprattutto per quelle italiane che di PNL ne hanno moltissimi nelle loro scritture contabili.

Perché una stretta sul credito, da una parte, mentre, da un’altra, con il Quantitative Easing (Q.E.) la stessa Bce sta cercano di incentivare il credito medesimo? Sembra che una mano non sappia quello che sta facendo l’altra. Ed è ben possibile che sia così.

C’è, però, una spiegazione più sottile che può presto portare anche alla fine del Q.E. (nel qual caso sarebbe errato prendersela con la situazione politica in Germania). Il nodo degli NPL va visto nel contesto di una nuova bolla finanziaria che pare sia in atto (e potrebbe portare come nel 2007) ad una rapido e penoso sgonfiamento.

Se ne avvertono i segni in tutti i comparti. In quello azionario il CAPE (rapporto prezzi/guadagni aggiustato per andamenti ciclici) ha raggiunto, a Wall Street, livelli toccati alla vigilia della crisi del 1929 e durante la bolla delle azioni delle piccole aziende fortemente informatizzate. In quello obbligazionario, la stringersi degli spread è anche indice di  forte liquidità e, quindi, di accontentarsi di titoli a reddito fisso ad alto rischio. Nell’immobiliare, i prezzi dalle compravendite sono tornati ai livelli pre-crisi (in alcuni Paesi, come il Canada e l’Austria sono stratosferici). I tassi d’interesse a lungo termine diminuiscono da anni. E via discorrendo. Dopo un periodo d’euforia c’è sempre una crisi, che va colta in tempo e maneggiata bene.

Non sta certo a noi esprimere un giudizio sulla nuove regole proposte per i NPL E’, però, in questo quadro che vanno lette. Con implicazioni anche per il Q.E.

Giuseppe Pennisi

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