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Le vicende legate ai rapporti Francia-Italia ultimamente hanno (giustamente) sollevato qualche perplessità ed apprensioni sulle reali intenzioni di Macron.

Il vertice sulla Libia, l’ambigua dichiarazione sugli hotspot in Africa, la vicenda Stx relativa alla partecipazione di Fincantieri per il controllo di Saint Nazare.

Insomma, dopo aver celebrato la vittoria alle elezioni francesi sulle note dell’inno europeo, Macron sembra essersi indirizzato rapidamente su una politica tutt’altro che europea, ma orientata semmai a difendere interessi corporativi nazionali.

Credo siano necessarie un paio di osservazioni, per evitare fraintendimenti ed inutili discussioni sul sesso degli angeli.

Primo. La questione libica è estremamente complessa: vi sono in gioco interessi che solo marginalmente hanno a che fare con l’immigrazione (petrolio, antiche ruggini con Gheddafi ed i suoi rapporti privilegiati con l’Italia e il suo sistema economico – Fiat, Credito Italiano, Finmeccanica, etc). Il vertice con alcuni rappresentanti libici (in un paese in cui la legittimità del potere è quantomeno aleatoria) ha quindi risvolti che sono difficilmente inquadrabili se non all’interno del costante perseguimento di una politica di potenza francese in Africa, che si confronta con la politica di potenza italiana (un po’ meno esplicita, ma si tratta di una questione di stile) sul bacino del Mediterraneo. È uno scontro fra diplomazie.

La seconda osservazione è che Macron è stato eletto dai cittadini francesi, ed a loro deve quindi prima di tutto rispondere. È stato anche eletto su un’idea di Unione Europea più efficace, capace di riportare i cittadini stessi al centro degli interessi europei, cosa che negli ultimi anni è stata ampiamente dimenticata.

È stato eletto, questa la sua promessa elettorale, per riportare esercizio del potere ed esercizio della sovranità a sovrapporsi ai giusti livelli, con l’auspicio quindi di recuperare decisionismo politico (staremo a vedere se efficace) a livello nazionale e fondare una sovranità collettiva e condivisa a livello europeo.

E non è che fino ad ora sia mancata la seconda parte del programma elettorale: costruire una democrazia sovranazionale in Europa. Le sue prime apparizioni pubbliche hanno dato una direzione ben precisa, nel quadro dell’utilizzo del motore franco-tedesco, sulla volontà di costruire una comunità europea della difesa e sicurezza (mettendo bene in luce l’esigenza di mettere mano ad una ristrutturazione del mercato europeo degli armamenti), il completamento dell’unione economica, etc. Ma in due mesi è obiettivamente difficile costruire una nuova Unione Europea, quando le decisioni collettive dipendono in ultima analisi dalla benevolenza dei Capi di Stato e di Governo (che gestiscono, all’unanimità, le decisioni più importanti in seno al Consiglio).

Il terzo punto da sottolineare è che, almeno dallo scoppio della crisi in poi, è diventato più che evidente che ogni paese tende in Europa a cercare di imporre i propri interessi. Lo ha fatto la Germania nella gestione della crisi Greca. L’ha fatto la Francia, nella gestione della crisi libica. Ha fatto finta di farlo l’Italia, elemosinando qualche zero virgola in più di flessibilità di bilancio. E in fondo l’ha fatto pure la Grecia, che ha cercato di salvare il salvabile nel contesto dei vincoli imposti dalle regole perverse ed intergovernative dell’Unione Europea.

Se altrove sono più bravi di noi a difendere gli interessi nazionali, meglio per loro…

Quarto punto. Le Maire (il Ministro francese dell’Economia) ha assicurato che la nazionalizzazione di Stx è solo una misura temporanea, dati i vincoli stringenti nell’esercitare l’opzione, in vista della ridefinizione di accordi più chiari ed a tutela degli attuali occupati con Fincantieri. Allo stesso tempo, Macron ha invitato Gentiloni ad un vertice a quattro sulla Libia per fine agosto, dopo essersi reso conto probabilmente di essersi lasciato prendere eccessivamente la mano dalle esigenze di consenso nazionale, nella vicenda libica, e che l’Italia è un partner fondamentale (non solo un concorrente) nello scacchiere libico.

Il giudizio su Macron non può quindi che essere sospeso. Finchè si batte per rimettere al centro dei processi di scelta collettiva i cittadini, e nel breve periodo può farlo solo all’interno di un quadro giuridico e politico/decisionale nazionale, vista la natura intergovernativa delle istituzioni europee, il giudizio non può che essere positivo. Anche se il suo comportamento danneggia gli altri partner europei. D’altronde, come ricordavamo, è esattamente quello che fanno ed hanno fatto negli ultimi anni anche tutti gli altri.

Vedremo però già da settembre, soprattutto dopo che in Germania si saranno consumate le elezioni nazionali ed avremo una nuova maggioranza stabile e chiara, se lo spirito europeista di Macron saprà essere all’altezza delle promesse.

Fino a quando non ci saranno organismi davvero rappresentativi (e dotati di effettivi poteri decisionali) di una constituency europea, di tutti i cittadini del continente, le contraddizioni fra interessi nazionali diversi sono destinate a perdurare.

macron

Le (apparenti) contraddizioni di Macron

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