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Per gli esami di Stato che circa 500.00 maturandi affronteranno tra poco più di “cento giorni”, i loro docenti di “italiano-storia” e “storia-filosofia”, si stanno affrettando nel “completare” il programma. Uno snodo storico del secolo scorso, che si potrebbe (il condizionale è d’obbligo) agganciare al triste nostro presente, come monito, è il biennio 1938-39.

Rinfreschiamolo per il lettore diplomatosi lustri fa. Nel 1938 si siglano i «Patti di Monaco». Tra il 29 settembre e il 30 settembre, la Gran Bretagna, la Francia e l’Italia, insieme alla Germania, firmarono l’annessione a quets’ultima della regione dei Sudeti, nord della neonata Repubblica cecoslovacca (1918), in quanto a prevalenza di lingua tedesca e non ceca. La Germania aveva già annesso l’Austria (Anschluss, 13 marzo del 1938). Le democrazie occidentali, Francia e Gran Bretagna, per evitare una “seconda” guerra mondiale, accettarono il male minore. Sui patti di Monaco, naturalmente, esiste da ottanta anni un oceano di pubblicazioni. Fece bene quel che rimaneva dell’Europa democratica, ossia Francia e Gran Bretagna (la Spagna da pochi mesi, viveva una guerra civile iniziata nel 1936 e che si sarebbe chiusa nel giugno 1939, con la vittoria del fascismo; l’Italia fascista era già alleata della Germania, anche se firmerà il «patto d’acciaio» nel 22 maggio del 1939)?

Le popolazioni dell’Europa democratica, erano disposte a mandare i loro figli di nuovo al Fronte, dopo solo venti anni, contro Hitler, a far morire quei figli nati e cresciuti a fatica, a cavallo della Grande Guerra? Diversi dei quali senza padre, immolato nelle trincee? Si scelse la “via diplomatica”. Il cosiddetto “male minore”.

Ma solo 11 mesi dopo, il 1° settembre 1939, iniziava la inutilmente scongiurata seconda guerra mondiale. Adesso, non si potevano fermare Hitler e Stalin con le carte. Di fronte a carri armati, a caccia e bombardieri, a navi, si dovevano opporre simili “oggetti”, che non piacciono ai pacifisti fai da te, oltre, purtroppo, gli uomini.

Ma, perché, cari studenti, direbbe il docente, ho tirato dentro la Unione Sovietica di Stalin? Precedendo la classica domanda di molti di voi, “ma non è stato Hitler a cominciare la guerra?”.

Certo, l’invasione della democratica Polonia, nata anche essa nel 1918, all’indomani della fine della Grande Guerra (persa dagli Stati centrali, Austria-Ungheria e Germania) da Ovest fu ad opera della Germania nazista. Con la scusa della falsa aggressione da parte delle truppe polacche (in realtà furono 12 agenti della SS con uniformi polacche, libretti d’identità in polacco), che “attaccarono” la stazione radio tedesca di Gleiwitz, sul confine. (Le SS spararono in aria contro i commilitoni tedeschi: lasciarono sul suolo alcuni morti, prigionieri di origine polacca, costretti all’attacco, per i fotografi della stampa internazionale).

Subito dopo fu invasa Danzica, per “giusta reazione”, città libera secondo i patti di Versailles, poiché “a maggioranza di lingua tedesca”. Poche settimane dopo, avveniva la simmetrica invasione della Polonia Est, da parte dell’Unione Sovietica. Perché, cari studenti? Ma perché vi era stato un patto segreto, il «Molotov-Ribbentrop», nomi dei ministri esteri di Germania e Urss.

Un patto di «non aggressione» firmato segretamente il 23 agosto del 1939, tra governo nazista e governo comunista, che sanciva il mutuo soccorso delle due nazioni nel caso una delle due fosse stata attaccata. Due Stati totalitari che si proponevano, ai loro cittadini e al mondo, come “democrazie popolari”, che difendevano le proprie tradizioni, la propria terra, la propria lingua. Tutta propaganda: in effetti volevano imporre la propria cultura ad altre popolazioni. Allargando i confini, il più possibile. Insomma, l’est della Polonia poteva parlare russo, l’ovest il tedesco. Per sempre. Ecco annesse “con diritto”, nuove terre e nuovi cittadini da sfruttare.

Insomma, il fascino della Roma imperiale, o dell’impero Ottomano, cui si ispiravano i dittatori di quel tempo, Stalin, Mussolini, Hitler, era il loro comun denominatore. E se si diceva loro, “ma non si possono occupare altre terre, altri Paesi”, essi avevano la risposta (oggettivamente incontrovertibile) pronta: ma anche le “democrazie” occidentali hanno invaso terre in ogni parte del mondo e, dominandole da secoli, si arricchiscono: le colonie.

Torniamo all’oggi. L’Europa, a ottant’anni dalla fine della seconda guerra mondiale, si sta comportando come l’Europa democratica del 1938? Alcuni giornalisti e osservatori sostengono che bisognava chiudere la guerra subito, dopo pochi mesi dall’inizio, per via diplomatica, cedendo alla Russia le aree del Donbass e quelle confinanti. E non imbarcarsi in una lunga guerra. Che è stata una scelta infelice inviare aiuti e armi a Zelensky. Altri sostengono il contrario: che bisognava, invece, inviare armi efficienti, non facendosi intimorire dagli ultimatum di Putin.

Vi è chi ritiene Zelensky, dunque, responsabile dei tre anni di guerra per non aver accettato le condizioni di pace nel 2022; costoro accusano parimenti l’Europa e l’amministrazione Biden per aver finanziato una guerra «per procura» affidata ai soldati ucraini (in Tv un intellettuale afferma: «ora sono mobilitati ragazzi di 14 anni!»: non vero), «chiaramente già persa in partenza». Posizioni infiammate, ieri, dall’ex portavoce di Putin, Sergej Markov (intervistato da David Parenzo, «L’Aria che tira», 20 febbraio) il quale parla «di stato fascista a Kyiv» e non esclude una riconquista russa sino a Kyiv.

Davanti ad affermazioni che non mi convincono (alcune appaiono sinceramente ingenue: Putin, fin quando avrebbe rispettato un trattato, ossia un pezzo di carta, visto che non si è punto creato problemi nell’invadere un Paese indipendente?); ritengo che uno dei rari e obiettivi interventi sia stato quello di Tonia Mastrobuoni («Piazza Pulita», 20 febbraio, diretta da Corrado Formigli). La giornalista ricorda come tutti dimenticano che vi è stato «un attacco e una invasione contro un Paese sovrano e indipendente, con un presidente eletto democraticamente». E che la espressione «guerra per procura, commissionata dall’Europa è assurda».

Ora, da qualche settimana, la nuova amministrazione Trump nega il supporto economico all’Ucraina, contrariamente a quanto operato dall’ex presidente Biden di concerto con l’Ue. Ossia Trump considera l’Ucraina responsabile del conflitto in atto, come se avesse iniziato la guerra, più o meno, alla stregua delle potenze europee centrali nel 1914!

Dunque, ecco la situazione. Nell’Ucraina libera, Trump intende “occupare” economicamente, «per anni», le note «terre rare», ai fini di un risarcimento di «350 miliardi di dollari», somma, completamente inventata (sono 97,4 miliardi, a fronte dei 132 miliardi della Ue; cfr. Giuseppe Sarcina, «Corriere della sera», 20 febbraio 2025). Debito che peserebbe sulle generazioni ucraine per almeno un secolo, trasformando quel che rimarrebbe della Ucraina libera in una colonia economica americana di fatto.

L’Ucraina come la Cecoslovacchia del 1938? La Russia di Putin e gli Usa di Trump, a Riad, decidono i confini di un Paese sovrano e indipendente, l’Ucraina, senza la presenza dell’Europa, e soprattutto senza il presidente Zelensky. È una copia di Monaco 1938, quando furono tolti i Sudeti alla libera Cecoslovacchia e assegnati alla Germania nazista di Hitler, per sfamare il mostro, nella illusione della via diplomatica, senza la presenza del presidente cecoslovacco Edvard Beneš?

Siamo pure alla Polonia del 1939? Attualmente la Russia ha occupato e annesso da tre anni gran parte del Donbass. Gli Usa intendono, abbiamo visto, colonizzare la rimanente parte “libera”, ed esigere quello che Massimo Giannini chiama «il bottino di Trump» («L’aria che tira», 21 febbraio).

Le cancellerie europee stanno a guardare lo “spezzatino Ucraina” che, sinistramente, anticipa lo spezzatino, ora diplomatico e poi non sapremo cosa, di una Europa politicamente e militarmente disunita e inconcludente? Siamo dentro un patto Ribbentrump-Molotin cui nessuno si oppone?

E mentre tutti chiacchierano, soldati ucraini senza armi muoiono. Se passa l’idea che la lingua mi autorizza a invadere, molti Paesi con minoranze oltre confine potrebbero assumere questo “diritto”. Quante guerre locali si accenderebbero?

In Ucraina, certamente, si deve cercare la pace, ma non deve seminare risentimenti e, peggio ancora, odio nelle popolazioni.

 

 

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