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Pubblichiamo l’analisi uscita sul numero di aprile della rivista Formiche

Gli scenari energetici della ExxonMobil indicano che, al 2040, si prevede un aumento del 25% della domanda globale di energia trainata dalla crescita demografica, dal raddoppio della produzione economica mondiale e dalla rapida espansione della classe media nei Paesi emergenti. Questo aumento sarebbe assai più significativo in assenza dei miglioramenti attesi nel campo dell’efficienza che, a buon diritto, può quindi essere definita come la più importante risorsa energetica dei prossimi decenni.

Infatti, solo grazie a un continuo miglioramento nell’uso sempre più razionale dell’energia e alla capacità di produrre di più consumando meno, saremo in grado di rispondere all’aumento della domanda energetica globale, proveniente soprattutto dai Paesi in via di sviluppo (Pvs), limitando allo stesso tempo le emissioni. Oggi i Pvs assorbono circa il 60% del fabbisogno energetico globale, al 2040 passeranno a circa il 70% con una crescita dei consumi proveniente essenzialmente dalla Cina, dall’India e dall’area geografica dell’Asia/Pacifico.

Nel nostro continente si prevede che, al 2040, la popolazione rimarrà sostanzialmente stabile, mentre il Pil tenderà a crescere di circa il 50%. Eppure, la domanda energetica diminuirà e le emissioni di CO2, che oggi si attestano ad appena il 9% di quelle globali (si pensi che l’impatto della Cina è del 27%), andranno a ridursi ulteriormente grazie al continuo miglioramento dell’efficienza energetica e al diverso rapporto tra le fonti di approvvigionamento.

Soddisfare la domanda di energia si deve coniugare, infatti, con la ricerca di opzioni per continuare a mitigare l’impatto ambientale. Questo processo è sostenuto dal continuo spostamento verso fonti energetiche a più bassa intensità di carbonio nel campo della produzione di energia elettrica e dall’aumento dell’efficienza energetica in tutti i settori, compreso quello dei trasporti. Nei prossimi venticinque anni, quindi, il mix energetico continuerà a diversificarsi, al passo con lo sviluppo tecnologico e con la scelta di politiche che influenzeranno lo scenario delle emissioni di gas a effetto serra.

Nel settore della produzione elettrica, l’andamento verso fonti energetiche a più basse emissioni si tradurrà in una spinta alla riduzione dell’utilizzo del carbone e in uno spostamento verso altre fonti. Del resto, basti pensare che le emissioni di CO2 si abbattono di circa il 60% passando da una produzione con impianti a carbone a quella con impianti di cogenerazione alimentati a gas.

Un cenno a parte merita il nucleare. Si tratta di una fonte che, in Europa, soddisfa oltre il 20% della domanda per la produzione di energia elettrica e che continuerà a mantenersi a questi livelli anche negli anni a venire. Per raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi, nei prossimi decenni in Europa si prevede il rafforzamentp di un mix energetico che vedrà la presenza di tutte le fonti sostenibili sotto il profilo economico, sociale e ambientale, con una presenza sempre maggiore di rinnovabili e gas, fonti determinati sia per il nostro continente, sia a livello mondiale.

Un altro settore di particolare interesse quando si parla di energia è quello della mobilità. Se ci concentriamo sul solo trasporto leggero, entro il 2040 in Europa circoleranno circa 30 milioni di vetture in più, con una penetrazione dell’ibrido molto elevata. Ma il passaggio verso un sistema di trasporti a più basse emissioni non sarà immediato e richiederà un approccio che tenga conto degli ulteriori progressi nel campo dei veicoli, delle fonti di energia per alimentarli e delle infrastrutture. Solo guardando il settore nel suo complesso sarà infatti possibile valutare il reale impatto in termini di riduzione delle emissioni, tenendo sempre in considerazione l’intero ciclo di vita (well-to-wheel) e non solo le emissioni allo scarico.

Le previsioni della ExxonMobil indicano che, pur in presenza di una sempre maggiore penetrazione dell’ibrido e di altre tecnologie, nei prossimi decenni avremo ancora una prevalenza di autovetture tradizionali. Si tratta però di un parco circolante molto più efficiente, con cui arriveremo a percorrere una media intorno ai 20 chilometri al litro, a fronte dei 10 attuali.

Se poi diamo uno sguardo anche solo ai numeri, in Italia, ad esempio, l’intero parco autovetture circolante è di quasi 40 milioni e le immatricolazioni sono un po’ meno di 2 milioni l’anno: per dare un’idea, per cambiare il parco circolante nel suo complesso ci vorrebbero almeno vent’anni.

In Europa c’è una forte spinta all’elettrificazione, ma è improbabile che emerga una singola tecnologia vincente, mentre deve prevalere il principio della neutralità tecnologica. Dovremmo pertanto promuovere le condizioni che permettano a tutte le tecnologie di contribuire al raggiungimento complessivo dei target sia di crescita sia di natura ambientale. E, in questo contesto, è dunque quanto mai essenziale che le scelte del legislatore siano estremamente ponderate.

Così come, allo stesso tempo, è fondamentale riconoscere l’importanza strategica della raffinazione in Europa. Il settore, negli ultimi anni, è stato sottoposto a una pesante razionalizzazione. Opera infatti in un contesto globale che si deve confrontare con realtà di altre aree geografiche, sostenendo però maggiori costi dell’energia, pesanti oneri normativi imposti dalla regolamentazione dell’Ue, e continui cambiamenti nello scenario globale della domanda e dell’offerta di prodotti finiti.

È importante che l’industria della raffinazione europea possa operare sul mercato globale senza vedere messa a rischio la propria competitività dall’adozione di politiche europee o nazionali, che la pongano in una posizione di ulteriore svantaggio rispetto agli operatori di altre aree geografiche. Per questo è necessario un quadro di riferimento normativo chiaro, stabile, che non scoraggi gli investimenti e favorisca le azioni delle forze di mercato, evitando interventi e sussidi che potrebbero generare alterazioni e distorsioni della libera concorrenza.

Il rischio sarebbe infatti quello di perdere ciò di cui abbiamo bisogno: la sicurezza negli approvvigionamenti. Oggi il problema non è più legato alla disponibilità di petrolio. Abbiamo superato le difficoltà degli anni 70 e in Italia, ad esempio, arriva greggio da tanti Paesi diversi, come Azerbaigian, Africa, Canada, Iran, ecc. Occorre però assicurare al mercato la disponibilità di prodotti finiti ed è quindi importante mantenere un’adeguata capacità di raffinazione, anche a livello nazionale, e permettere così che i prodotti finiti arrivino alle industrie, alle imprese, agli utenti finali per mettere in moto la produttività e consentire il mantenimento dei nostri standard di vita.

La sicurezza energetica è una priorità del nostro Paese e deve quindi essere tenuta in considerazione nel dibattito sui programmi energetici nazionali che guideranno le scelte politiche e industriali dei prossimi anni.

GIOVANNI MURANO PRESIDENTE E AD ESSO ITALIA. sicurezza energetica

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