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Che il conflitto in Ucraina sia una preziosa occasione per capire su quali binari transiterà  l’evoluzione del modo di combattere le guerre nel prossimo futuro, ne sono consci tutti gli attori della scena internazionale. Compresa, ovviamente, la Repubblica Popolare Cinese. Gli scontri in Europa Orientale rappresentano per Pechino un prezioso laboratorio dove apprendere lezioni che vengono analizzate metodicamente e adattate per rimodellare sulla base dei risultati l’approccio militare della People’s Liberation Army. Tye Graham, ricercatore senior presso i BluePath Labs e ufficiale dell’esercito americano in pensione, e P.W. Singer, politologo esperto dei processi di innovazione militare del XXI secolo, hanno pubblicato un’analisi a quattro mani su DefenseOne, dove mettono a sistema le informazioni disponibili per capire su quali versanti le forze armate cinesi stanno investendo sulla base delle lezioni ucraine.

Partendo, ovviamente, dai sistemi unmanned, sia con funzioni di Intelligence, Surveillance, Reconnaissance (Isr) sia per l’impiego in azioni di carattere cinetico. Da sistemi economici da utilizzare in massa con funzioni di saturazione e per assalti coordinati su larga scala, ai droni first-person view (Fpv), fino a sistemi terrestri con compiti prettamente legati all’ambito logistico e a force multiplier per le unità corazzate (come dimostra il piccolo drone integrato nel main battle tank cinese Vt4A1 mostrato allo Zhuahi Air Show), la Pla ha avviato un processo di potenziamento della sua capacità di acquisizione di questa tipologia di veicoli senza pilota. Andando a sposare dinamiche che, come notano gli stessi commentatori militari cinesi, potranno fare leva sulla capacità industriale del Paese: la posizione dominante della Cina nella produzione di droni commerciali (e non solo, considerando che molti droni a bassissimo costo impiegati nel conflitto ucraino provengono dal polo elettronico Huaqiangbei di Shenzhen) facilita una più snella integrazione di queste capacità nella struttura delle forze armate di Pechino. Usando come stella polare il concetto di “intelligentized warfare” sviluppato dalla Repubblica Popolare negli ultimi anni.

Concetto che accanto ai droni, assegna un ruolo fondamentale anche all’Intelligenza Artificiale. Combinando queste due capacità Pechino mira a sviluppare “Sistemi di coordinamento guidati dall’intelligenza artificiale che consentiranno ai droni di collaborare per il puntamento di precisione e l’area denial senza l’intervento diretto dell’uomo”, notano i due autori, sottolineando come questi sforzi dimostrano un approccio trasformativo da parte della Pla all’aspetto tattico/operativo della dimensione militare.

Preziose lezioni per la struttura militare cinese arrivano anche per quello che riguarda la guerra elettronica, prendendo ispirazione dalla Russia, che sul piano tattico ha acquisito un importante expertise nel contrastare i sistemi occidentali avanzati. Altra idea attinta dalla Russia è quella dell’installazione delle cosiddette “slat armor” o “cope cages” sui mezzi corazzati per respingere gli attacchi dei droni ucraini. Alcuni carri armati leggeri cinesi “Type 15”sono stati equipaggiati con attrezzature simili, mentre modelli come il Vt4A1 e il Type 99A sono stati aggiornati con sistemi avanzati di protezione attiva come il Gl-6, che utilizza sensori radar e infrarossi per individuare e intercettare droni e missili anticarro.

“Dai sistemi senza pilota alle difese contro i droni, fino all’Ew, questi adattamenti evidenziano una strategia calcolata per utilizzare le lezioni del campo di battaglia e integrarle in una dottrina militare in evoluzione”, notano in chiusura gli autori, “Certo, rimangono dubbi sulla capacità del Pla di rendere operative queste innovazioni in modo efficace, in particolare sotto i vincoli delle strutture di comando centralizzate e dei limitati test sul mondo reale delle nuove tattiche. Tuttavia, esse indicano una seria intenzione di imparare dalle guerre altrui, il segno distintivo storico dei programmi di cambiamento militare di successo”.

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