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Le vicende della giunta Raggi mi fanno pensare, da un lato, alle difficoltà del governare i sistemi complessi e, allo stesso tempo, alle non più accettabili mediocrità e improvvisazione nel governo della “cosa pubblica”.

In tanti hanno detto e scritto che non si può addebitare ai 5 Stelle la gravità della situazione della Capitale che deriva da decenni di mal governo. Questo è un dato assodato, dal quale partire per una realistica valutazione di ciò che sta accadendo.

Detto questo, per onestà intellettuale, la giunta romana evidenzia quello che credo essere il vero male del nostro Paese, un cancro che sta erodendo la nostra democrazia, svuotandola di senso; si tratta della carenza, se non dell’assenza, di classi dirigenti degne di questo nome. Certo non è l’unico problema che abbiamo ma è quello che, a mia valutazione più di altri, incide sulla qualità del nostro sistema.

Non basta dirsi onesti, sventolando una bandiera elevata a sostanza politica; qui il tema è più profondo perché il governo chiede competenza e, nel mondo di oggi, chiede sempre di più competenza nella complessità. Il tema, dunque, non è più partitico, nel senso di questo o di quel partito; certo, ci sono amministratori che operano bene, non vale generalizzare, ma i 5 Stelle rappresentano un paradigma interessante. Essi dimostrano che essere anti-sistema non significa, automaticamente, essere buoni amministratori; è positivo che i “grillini” vogliano scardinare un sistema corrotto e bloccato ma ciò che manca loro è la consapevolezza della complessità sistemica di ciò che si trovano a dover affrontare.

In un momento storico come l’attuale, viste le dinamiche interne e internazionali che si vanno affermando, occorre un cambio di passo radicale; dobbiamo ri-pensare la politica e la democrazia nel mondo-che-è, lasciando da parte la mediocrità e l’improvvisazione e operando seriamente per ri-trovare e per con-dividere un pensiero strategico e visioni di convivenza.

 

5 Stelle, un lusso che non ci possiamo permettere

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