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L’Ansa riporta la notizia dell’arresto di un militante dello Stato islamico che potrebbe avere legami con l’Italia, il suo nome è Moez Fezzani. La questione è da trattare al condizionale, perché già a metà agosto si era parlato della cattura dell’uomo, ma dopo pochi giorni si era appreso che si trattava di un falsa notizia. Stavolta a rivelarlo alla più importante agenzia di stampa italiano sono “ambienti dell’antiterrorismo”.

Conosciuto anche come Abu Nassim, l’uomo è di origini tunisine ed è particolarmente attenzionato per due ragioni: la prima, la Tunisia lo considera uno dei pianificatori dei vari attacchi subiti per mano dello Stato islamico (museo del Bardo, spiaggia di Sousse, città di Ben Gardane) e responsabile del campo di reclutamento di Sabratha, bombardato dagli americani il 19 febbraio. Seconda ragione per cui i media italiani si precipitano per la seconda volta in pochi mesi sulla notizia (compreso questo articolo, ndr) sono i suoi collegamenti con l’Italia: è ritenuto un reclutatore che alla fine degli anni Novanta faceva base a Milano e forse il suo network potrebbe essere ancora attivo e portare proseliti ai baghdadisti, oppure progettare attività in Italia

Una descrizione più dettagliata del leader terroristico è stata già scritta su Formiche.net

Colpire Roma è uno degli obiettivi dell’IS da sempre: la città santa è considerata dal gruppo una sorta di obiettivo apocalittico, simbolo della sconfitta definitiva degli infedeli – minacce al Papa e ai politici italiani hanno arricchito di narrativa la propaganda dell’organizzazione nel corso del tempo, e ultimamente una delle riviste che spingono la narrazione califfale ha proprio “Rumiyah“, Roma, come nome.

Fezzani è un notabile dell’Isis libico. Già comandante della brigata Battar, un gruppo di combattenti soprattutto libici che per primi si sono mossi per unirsi al jihad del Califfo in Siria e poi sono tornati, altrettanto primi, per permettere l’attecchimento del Califfato nel paese nordafricano – punto di approdo Derna. Secondo una ricostruzione dell’esperto di Isis del Foglio, Daniele Raineri, avendo giurato fedeltà ad Abu Bakr al Baghdadi nel dicembre 2014 a Sirte (l’informazione esce dal sito libico al Marsad) “potrebbe averlo fatto davanti al primo comandante iracheno del gruppo, Abul Mughirah al Qahtani, che era in città nello stesso periodo. Fezzani era poi tornato a Sirte dopo un raid fallito in Tunisia a marzo 2016 e da allora ha fatto perdere le sue tracce”. Il raid a cui si fa riferimento è quello di Ben Gardane, rappresaglia dopo il bombardamento di Sabratha. Il ruolo con il battaglione Battar e il possibile incontro con al Qahtani (noto anche come Abu Nabil al Anbari, messo inviato dal Califfo per organizzare lo Stato islamico in Libia ucciso da un raid americano un anno fa esatto) danno galloni a Fezzani. Di lui però si sono perse le tracce, e dopo che la notizia del suo arresto agostano era stata data al Libya Herald da alcune fonti zintanis (Zintan è una città della Libia occidentale, l’unica delle regione a dare sostegno alle forze cirenaiche del generale Khalifa Haftar), erano stati gli stessi miliziani a smentirla. Ora l’Ansa scrive che è stato individuato in Sudan grazie al lavoro delle agenzie di intelligence italiane. La posizione potrebbe essere coerente con una sua fuga da Sirte, assediata dai miliziani misuratini fedeli al governo filo-Onu di Tripoli e sostenuti dai bombardamenti americani. La possibilità che leader e cellule jihadiste si siano diffuse in Libia e oltre i confini meridionali è una tra quelle valutate dalle intelligence occidentali (per questo gli Stati Uniti potrebbero pensare a un cambio di linea sulla Libia, trasformandola in un territorio di caccia ai terroristi). Tuttavia al momento non ci sono ulteriori conferme sull’arresto: “Aspettiamo le foto!” commenta una fonte tunisina contattata da Formiche.net. Non si tratta di sfiducia rispetto alla battuta d’agenzia, ma di soppesare la situazione, confusa e fluida, libica.

libia tripoli libia

Isis, Moez Fezzani "potrebbe essere stato" arrestato

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