Skip to main content

Le forze di sicurezza dell’Iraq, le “aquile d’oro”, sono entrate a fondo nell’area di Mosul Est, mentre le stesse forze dell’Iraq sciita e i guerrieri curdi Peshmerga operano sia a Est sia, soprattutto, a Sud dell’area periferica di quella città.

Le azioni di entrambi i corpi operano dopo che il contro-terrorismo iraqeno e la Nona divisione delle forze dell’Iraq stanno “ripulendo” soprattutto l’Est di Mosul, antica capitale curda, peraltro.

L’Isis risponde a queste operazioni con numerosi cecchini, molti attentati suicidi e, in qualche punto, con dei pezzi attivi di artiglieria pesante, per mettere in sicurezza il centro di Mosul e rispondere al fuoco degli iraqeni e dei peshmerga.

L’accerchiamento della città è comunque stato realizzato, mentre i Peshmerga curdi hanno riconquistato Bashiqa, proprio quando l’Isis ha attaccato Shirqat e, nel frattempo, le Forze democratiche siriane, sostenute dagli Usa, operavano per conquistare, dopo il suo accerchiamento, Raqqa, la “capitale” del Califfato di Al-Baghdadi. Niente vieta però che, partendo da Dair El-Zour, l’Isis non possa ricollegarsi con la città di Qaim, ancora tenuta dai seguaci del califfo. Il che potrebbe causare un parziale accerchiamento dei militari curdi e iraqeni.

Gli Usa devono quindi limitarsi a sostenere le operazioni contro l’Isis oltre Mosul, nella valle oltre l’Eufrate.
Il Califfato, ora, potrebbe rinchiudersi in piccolissimi settori molto sicuri e da lì lanciare delle operazioni per ricreare una zona di copertura e un nuovo “califfato”, vicino alla Turchia e ben all’interno dell’Iraq.

Ecco, questo breve reportage dal terreno di operazioni ci dà l’idea dell’intero quadro del Medio Oriente dopo che ci sarà la chiusura delle operazioni contro il Califfo.

Gli Usa, peraltro, operano in stretta correlazione con la Turchia, con la quale, afferma il Gen. Dunford, “conquisteranno e governeranno Raqqa”. In altri termini, Ankara controllerà, in relazione con gli Stati Uniti, gran parte dell’ex-territorio dell’Isis, che è stato però conquistato da militanti e guerrieri curdi e iraqeni. Si può pensare quindi a un nuovo Kurdistan tra Siria e Iraq, separato nettamente dall’area curda anatolica, nel cui territorio intermedio, ex-siriano, stazionerà proprio la Turchia.

Da ciò deriva il frazionamento, sempre più probabile, dell’intera Siria, con aree a Nord-Est controllate dalla Turchia, l’”Alawistan” costiero protetto dalla Russia, il centro sunnita autonomo, ovviamente senza il governo minoritario di Bashar el Assad, e una “piccola Siria” ai confini dell’Iran, sempre eventualmente al comando degli Assad.

Sembra una soluzione razionale, ma è foriera di notevoli pericoli. La Turchia userà le aree conquistate insieme agli Usa nel vecchio “califfato” per congiungersi con le popolazioni di origine turca in Asia Centrale, intersecando e magari ostacolando gli interessi dell’Iran e della Federazione russa.

Dall’altra parte, ci sono a Nord Est le forze siriane e russe che stanno penetrando proprio l’area di Raqqa, e non è improbabile uno scontro tra le Forze democratiche siriane, la Turchia e gli Usa contro quelle russe e siriane del regime di Bashar.

Sarà nel Nord della Siria quindi che passerà il confine tra i due “mondi”, Russia e Usa, con i loro proxies e le loro varie forze sul territorio. E’ probabile poi che gli Usa faranno di tutto per sostituire il “califfato” con un governo autonomo delle Forze democratiche siriane, dei nuovi jihadisti sostenitori degli americani, in effetti.

Non sarebbe quindi irragionevole pensare a un’entità autonoma, nell’area dell’ex-Isis, costituita da queste strane forze “democratiche” che, gestendo il territorio contro la Russia, i curdi iraqeni, i turchi e soprattutto i siriani di Assad, spezzerebbero stabilmente l’unità della vecchia Siria degli alawiti, eredità dell’attento colonialismo francese.

I jihadisti cattivi, residui dell’Isis, scapperebbero poi, come in parte hanno già fatto, verso l’Occidente e in futuro la Cina, per il loro nuovo jihad da “lupi solitari”.

La Federazione Russa sta invece indirizzando le sue primarie attenzioni verso Damasco e Aleppo. A metà novembre arriverà in Siria, nella sua costa mediterranea, la portaerei Ammiraglio Kuznetsov con nuovi jet Su-33 e MiG 29 dotati di munizioni ad alta precisione e elicotteri d’attacco Ka-52. A questa nave portaerei è stata aggiunta una squadra con almeno tre sottomarini dotati di potenti e esattissimi missili Kalibr, quelli precedentemente usati in Siria dalle navi russe del Mar Caspio. Queste armi sosterranno le forze siriane di Assad sempre ad Aleppo e Damasco, come abbiamo già notato, ma Mosca dubita ormai che la guerra siriana sia un modo di imporre una presenza globale della Russia o possa comunque fornire la possibilità di una stabile coalizione con gli occidentali. La portaerei russa sosterrà Assad nella sua lotta alle forze jihadiste, anche quelle pro-Usa, intorno ad Aleppo, dopo aver in parte rallentato le missioni aeree in relazione alle sanzioni Usa ed Eu. Se aumenteranno le tensioni ad Aleppo e a Damasco, la Russia ricomincerà a bombardare sistematicamente le aree dei jihadisti, anche fuori dalle suaccennate città.
Sia Putin che Bashar, inoltre, sono sempre più sicuri della loro vittoria nell’area “centrale” della vecchia Siria.

Quindi, per semplificare, gli Usa penetreranno, durante e dopo il conflitto siriano, nel sistema terrestre del Medio Oriente, per controllare Russia, Siria alawita, Iran e area curda.

Se è possibile una qualche alleanza tra Russia e Turchia, laddove Ankara si sente isolata dal vecchio sistema Eu, l’America proporrà allora alla Turchia una alleanza bilaterale per tenere il Medio Oriente, anche oltre gli obblighi Nato che valgono solo per chi ci crede.

La Russia si terrà la parte costiera mediterranea della Siria, con il massimo di terreno siriano possibile da concedere all’alleato Bashar, che farà da area di protezione della presenza di Mosca.

I russi vogliono rientrare in forze, quindi, nel quadrante mediorientale, che è la chiave dell’Europa e l’asse a Nord del passaggio degli idrocarburi, mentre la Russia detiene anche quello a sud, con la Crimea e l’Ucraina.

Gli USA vogliono anch’essi una presenza certa nel medesimo quadrante, che sia soprattutto alternativa all’alleanza con Israele.

La Gran Bretagna sa, pur partecipando con il minimo impegno ai raid aerei contro la Siria “terroristica” e quella sciita di Assad, che i Syrian Free Soldiers, che gli Usa stimano addirittura essere 70.000, sono un umbrella group Usa di gruppi jihadisti cessati anni fa. Londra potrebbe quindi proporsi come mediatore per una pace sostanziale tra i molteplici gruppi nazionali che operano nella guerra siriana, magari cessando di seguire i consigli dell’alleato americano.

I sauditi e il Qatar, con un sostanziale apporto turco, hanno poi creato in Siria l’Esercito della conquista, prendendo jihadisti soprattutto da Al Nusra, l’area qaedista della Siria, ma Londra sta ricreando, soprattutto tramite la Cina, un clima adatto a una trattativa seria sulla Siria, basandosi sul fatto che ha contribuito scarsamente a ogni azione occidentale in Siria.

E Israele? Lo stato ebraico ha sempre letto come un pericolo immediato e primario la presenza della Siria sulle Alture del Golan e il suo sostegno al libanese Hezbollah.

Quindi, la crisi di consunzione del regime di Bashar nella guerra civile siriana ha portato a una qualche tranquillità di Israele sul fronte del Golan, aumentata anche dal nuovo rapporto che Gerusalemme ha sperimentato con la Russia di Putin. Però, la presenza dell’Iran e del partito di Dio libanese nel contesto siriano è un ulteriore elemento di pericolo per le forze armate israeliane.

La variabile è il nuovo rapporto con la Russia, che riguarda sia lo scambio di informazioni militari che, probabilmente, l’interesse di Mosca a separare i contendenti nel guazzabuglio siriano e nei suoi immediati confini, sostituendo finalmente gli Usa come partner primario dello stato ebraico.

Quindi, la destabilizzazione della Siria, a meno che non ci sia, in un non lontano futuro, una vera conferenza di pace, sarà il modo in cui la stupida Unione europea sarà, cosa che non accadeva prima, a diretto contatto con il jihad della spada e “permanente”” avendo a difesa solo una sottile linea russo-alawita sulla costa mediterranea siriana.

Quos Deus perdere vult, dementat.

Cosa succederà in Siria e Iraq dopo la sconfitta dell'Isis

Le forze di sicurezza dell’Iraq, le "aquile d’oro", sono entrate a fondo nell’area di Mosul Est, mentre le stesse forze dell’Iraq sciita e i guerrieri curdi Peshmerga operano sia a Est sia, soprattutto, a Sud dell’area periferica di quella città. Le azioni di entrambi i corpi operano dopo che il contro-terrorismo iraqeno e la Nona divisione delle forze dell’Iraq stanno…

Deutsche Bank

Ecco cosa pensa la Deutsche Bank di Donald Trump

Le politiche promesse da Donald Trump durante la campagna presidenziale avranno un peso nella già difficile prospettiva della zona euro. Inizialmente la sua vittoria influenzerà l’area attraverso il canale finanziario, ma non c’è da aspettarsi un impatto significativo, almeno nel breve termine. Rimane una notevole incertezza su quali politiche porterà avanti, data la carenza di dettagli forniti durante la campagna…

metalmeccanici

Metalmeccanici, a che punto è il rinnovo del contratto

Passo dopo passo stiamo completando il percorso verso il rinnovo del Ccnl dei metalmeccanici. Abbiamo ormai condiviso una importante serie di testi che costituiranno l’asse portante della nuova struttura contrattuale. Manca ancora la voce del salario, ma confidiamo di affrontarla a breve con la controparte imprenditoriale giungendo ad una soluzione che soddisfi lavoratori ed imprese. La discussione è a buon…

Stephen Bannon - Youtube

Stephen Bannon, ecco pensieri ed estremismi del super consigliere di Trump alla Casa Bianca

Con la nomina di Stephen Bannon e Reince Priebus nel gabinetto della Casa Bianca, parte la nuova amministrazione del presidente eletto degli Stati Uniti, Donald Trump. I due sono stati gli uomini di fiducia di Trump durante la campagna elettorale. Il conservatore repubblicano Preibus (qui il ritratto di Formiche.net), sarà il presidente del gabinetto, mentre Bannon è stato nominato capo…

Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps. Cosa fa il governo per il fondo esuberi delle banche

È una partita tutta da giocare e che durerà anni. Il numero preciso di esuberi nel settore bancario italiano è difficile da stabilire ma i sindacati concordano nell’ipotizzare una cifra che può arrivare intorno a 50mila. La metà di quelli paventati dal Fondo monetario internazionale a inizio ottobre, un terzo di quelli annunciati dal presidente del Consiglio Matteo Renzi al…

Come spiegano i miei amici americani il trionfo di Donald Trump

Dopo la sorprendente vittoria di Trump e il mio primo commento – che qui ripeto: sì, sono più divertito che preoccupato, anche se è la prima volta dal 1928 che presidente (e che presidente), senato, camera e corte suprema sono dello stesso colore e l’esperienza di quegli anni non conforta – e visto che stiamo (ancora) leggendo e ascoltando dai…

Vincenzo Boccia

Vi racconto cosa è successo nell'assemblea del gruppo Il Sole 24 Ore

Di Nicola Borzi

#IlSole24Ore Dunque, oggi in assemblea abbiamo appreso che: 1 - Il Sole 24 Ore ha firmato a dicembre 2012 un contratto triennale, rinnovato a dicembre 2015, con Di Source Ltd. Lo ha firmato, dice il presidente del collegio sindacale Biscozzi, l'ex amministratrice delegata Donatella Treu. Siccome la Di Source Ltd è stata fondata (da azionisti anominimi) a Londra a novembre…

Maria Elena Boschi

Che cosa ha detto Maria Elena Boschi a Londra del referendum

Il ministro per le Riforme Costituzionali e per i Rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi ha partecipato a un convegno organizzato dal comitato "Basta Un Sì UK" all'Imperial College di Londra. Nella convinzione che la riforma costituzionale costituisca un’occasione irripetibile per l’Italia Boschi ha sottolineato che “la scelta non è fra questa riforma, con le sue imperfezioni, con i…

Allianz, Bayer, Deutsche Bank. Ecco le aziende tedesche che hanno finanziato Donald Trump

Probabile che fino a domenica la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica tedesca ignorasse il fatto che alcuni grandi gruppi tedeschi hanno sostenuto finanziariamente in primo luogo la campagna elettorale dei repubblicani e dunque anche quella del Donald Trump. A rivelare questa curiosità è stata la trasmissione sull’attualità europea Europamagazin, in onda tutte le domeniche alle ore 13 sul canale televisivo pubblico…

Melania Trump

Melania Trump, vita e carriera della nuova first lady Usa. Il foto-racconto

Melania Trump nasce a Sevnica (Slovenia) il 26 aprile 1970 da Viktor e Amalija Knavs. Intraprende giovanissima la carriera di modella, viaggiando in Europa e negli Usa, ed è proprio negli Stati Uniti che conosce, durante una sfilata, il futuro marito Donald Trump, 45° presidente degli Stati Uniti d'America (qui il foto-racconto della sua vita). Come first lady, Melania si…

×

Iscriviti alla newsletter