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Lo spazio sta andando a una velocità molto elevata, e i tempi non sono una variabile indipendente nel processo di costruzione della Legge sullo spazio. Questo il tema centrale emerso dalla giornata di consultazioni dedicate all’esame del disegno di legge sulle disposizioni in materia di economia dello spazio alla commissione Attività produttive della Camera. A sottolinearlo è stato in particolare Massimo Claudio Comparini, managing director della Space business unit di Leonardo, che ha inaugurato la giornata evidenziando l’urgenza di una normativa che sappia adattarsi alla velocità con cui si evolve il settore. La velocità del sistema, ha dichiarato il manager, è “un elemento di competitività complessiva del nostro sistema poter reagire in tali tempi, e nel rispetto degli ‘step’ che verranno ritenuti pertinenti dal disegno di legge, raccomandiamo che ci sia una visione dell’obiettivo finale e certamente i tempi non sono una variabile indipendente in questo processo”.

Per Comparini, soprattutto, il nuovo disegno di legge dovrebbe garantire una “declinazione un po’ più puntuale di concetti generali. Al di là della definizione generale di operatore economico, certamente può essere rilevante dare una definizione, o comunque una caratterizzazione, delle aziende squisitamente manifatturiere o che comunque vedono una preponderanza di attività manifatturiere, con le aziende che invece si occupano di operazioni spaziali e servizi abilitati dalle infrastrutture spaziali”. È stata anche considerata “importante una riflessione sulla ripartizione delle responsabilità nei diversi ambiti delle attività spaziali”. Per Comparini “non appare una distinzione tra l’autorizzazione dell’operatore e l’autorizzazione dell’operazione stessa”.

Il managing director di Leonardo ha anche parlato con favore del “richiamo specifico al coinvolgimento di start-up e pmi innovative, che fanno comunque parte del Dna, richiamando peraltro l’esigenza di richiamarci ad aspetti qualitativi e di distinzione per tecnologie che tali start-up e tali pmi possono accordare, e non puramente a un elemento quantitativo come grado di coinvolgimento”. Così come, ha aggiunto, ‘’è assolutamente colto con favore il richiamo al ruolo dell’Agenzia spaziale italiana in molti dei passaggi nel provvedimento’’.

Comparini ha anche sottolineato l’importanza di una maggiore attenzione ai dati spaziali, una misura condivisa anche dall’ad di Telespazio, Gabriele Pieralli. Entrambi i dirigenti hanno evidenziato la necessità di una gestione più efficace e di una valorizzazione adeguata dei dati, ritenuti fondamentali per la competitività del settore. Tra le priorità, hanno richiesto un’armonizzazione dei limiti di responsabilità con gli standard internazionali per evitare penalizzazioni competitive. 

Teodoro Valente, presidente dell’Agenzia spaziale italiana, ha evidenziato l’importanza del disegno di legge per colmare le lacune normative e allineare l’Italia agli standard internazionali. “Essere dotati di uno strumento normativo organico ci permetterà di operare in un quadro più efficiente, stimolando la competitività e garantendo certezza del diritto”, ha spiegato. Tra i dettagli tecnici, Valente ha proposto l’istituzione di un registro nazionale degli oggetti spaziali e l’introduzione di obblighi assicurativi calibrati sui rischi specifici delle operazioni. Ha inoltre suggerito di aumentare i tempi autorizzativi previsti dal Ddl per evitare ritardi che potrebbero penalizzare gli operatori italiani. “L’Italia è il secondo contributore all’Agenzia spaziale europea; dobbiamo mantenere questo primato con una regolamentazione all’avanguardia”, ha aggiunto.

La voce delle piccole e medie imprese (Pmi) è stata portata da Roberto Medri di Aipas, chiedendo meccanismi compensativi per sostenere i costi imposti dalla normativa. Tra questi, ha suggerito forme di supporto per l’obbligo di assicurazione contro i rischi spaziali e misure per evitare che i costi regolatori diventino un ostacolo per le Pmi. “Il settore spaziale è unico e strategico; deve essere trattato come tale anche nella normativa”, ha dichiarato, suggerendo inoltre che gli appalti spaziali siano esclusi dal codice degli appalti per favorire maggiore flessibilità operativa. Medri ha anche richiesto percorsi dedicati all’innovazione non incrementale, con l’obiettivo di stimolare nuovi paradigmi tecnologici e non solo miglioramenti di sistemi esistenti. “Non basta partire da semilavorati: dobbiamo creare innovazioni radicali per mantenere la leadership tecnologica”, ha affermato.

Patrizio Massoli del Cnr ha evidenziato la necessità di una maggiore integrazione tra università, centri di ricerca e Pmi, sottolineando che il disegno di legge potrebbe incentivare lo sviluppo di idee innovative con elevati livelli di maturità tecnologica. Tra le proposte emerse, lo sviluppo di CubeSat come “laboratori nello spazio” rappresenta un’idea visionaria ma concreta: “Siamo in grado di realizzare piccoli satelliti che possano simulare condizioni lunari o marziane, sviluppando tecnologie non possibili sulla Terra”. Massoli ha inoltre portato all’attenzione il tema della sostenibilità ambientale nello spazio, proponendo uno sviluppo più ampio di propulsori green per ridurre il rilascio di particolato e altri materiali inquinanti nell’alta atmosfera. “La sostenibilità deve essere un pilastro anche per la Space economy”, ha affermato, suggerendo che questa tematica venga integrata nel quadro legislativo.

Un tema ricorrente emerso durante le audizioni è la frammentazione degli enti pubblici che si occupano di attività spaziali. Sia Pertosa di Sitael che Massoli del Cnr hanno sottolineato come questa mancanza di coordinamento rischi di ostacolare le aziende e rendere il sistema meno competitivo. “Una regia unica è fondamentale per garantire efficienza e chiarezza”, ha dichiarato Pertosa. L’Asi, dal canto suo, ha ribadito il suo ruolo centrale come autorità tecnica di riferimento, evidenziando che le sue competenze dovranno essere potenziate per affrontare le nuove sfide regolatorie.

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