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Donald Trump conquista un voto in più ed è un voto che pesa: lo speaker della Camera Paul Ryan, il massimo esponente repubblicano eletto, voterà per lui, “fiducioso” che saprà trasformare in legge l’agenda del partito. Ryan ha annunciato la sua decisione in un editoriale sulla Janesville Gazette, il giornale della cittadina del Wisconsin dove vive.

“Non è un segreto – scrive Ryan – che abbiamo le nostre differenze: non farò finta del contrario e quando ce ne sarà bisogno continuerò a dire la mia. La realtà è che, sui nostri rispettivi programmi, abbiamo più punti in comune che disaccordi”.

La decisione di Ryan viene dopo una serie di contrasti e di diffidenze tra l’establishment del partito e Trump: lo speaker non era fino a ieri pronto a sostenere alcun candidato repubblicano e anche ora, in fondo, non dà a Trump un vero e proprio endorsement. Fra i due ci sono stati a maggio incontri e contatti.

PRIMARIE: LE BATTUTE FINALI 

La corsa delle primarie s’avvia a conclusione: dopo assemblee di partito democratiche alle Vergini e a Portorico, martedì 7 è prevista l’ultima tornata elettorale importante, con le primarie in California, lo Stato più popoloso e che assegna più delegati, e inoltre in Montana, New Jersey, New Mexico e South Dakota, mentre nel North Dakota ci saranno assemblee di partito (solo democratiche). A chiudere il percorso, il 14 giugno, le primarie solo democratiche a Washington D.C.

Non c’è più incertezza, su chi saranno i candidati democratico e repubblicano alla Casa Bianca. Donald Trump, che è rimasto solo in lizza, ha già superato la maggioranza assoluta dei delegati necessaria a garantirsi la nomination. Hillary Clinton, che è ancora contrastata da Bernie Sanders, ci è vicina e martedì la supererà di sicuro.

Ma la Clinton non vuole superare il traguardo per inerzia: vuole vincere bene in California, dove ha appena avuto l’appoggio del governatore Jerry Brown. I sondaggi qui sono molto oscillanti: alcuni la danno ancora avanti in doppia cifra, altri prevedono un testa a testa con Sanders, che ha sempre mostrato doti di recupero eccellenti.

A livello nazionale, uno dopo l’altro, i rilevamenti confermano che Trump, sulla cresta dell’onda, è molto vicino alla Clinton nelle intenzioni di voto degli americani, nell’ipotesi  di scontro fra i due all’Election Day l’8 novembre (con o senza l’inserimento del libertario Gary Johnson, accreditato d’un 5 per cento). Una maggioranza di donne si pronuncia per l’ex first lady; e invece una maggioranza di uomini si pronuncia per lo showman.

La differenza fra i due partiti è nel meccanismo dei super-delegati che avvantaggia l’ex first lady: sono figure di spicco del partito democratico che possono scegliere chi appoggiare. Un sondaggio indica che almeno quattro elettori su dieci non sono convinti del sistema delle primarie così com’è: piacciono poco le assemblee di partite (i caucuses), le primarie chiuse e il meccanismo dei super-delegati.

LA CONTA DEI DELEGATI DEMOCRATICI

Delegati alla convention 4.765, delegati già assegnati 3.262, super-delegati già pronunciatisi 579, delegati da assegnare 924, maggioranza necessaria 2.383.

Hillary Clinton s’è finora assicurata 1.768 delegati popolari e 537 super-delegati ed è a 2.305; Bernie Sanders ha conquistato 1.494 delegati popolari, ma ha solo 42 super-delegati ed è a 1.536

Hillary ha vinto in 24 Stati: in ordine alfabetico Alabama, Arizona, Arkansas, Connecticut, Delaware, Florida, Georgia, Illinois, Iowa, Louisiana, Kentucky, Maryland, Massachusetts, Mississippi, Missouri, Nevada, New York, North Carolina, Ohio, Pennsylvania, South Carolina, Tennessee, Texas, Virginia, oltre che nei territori delle Isole Samoa e delle Marianne.

Sanders ha vinto in 20 Stati: Alaska, Colorado, Hawaii, Idaho, Indiana, Kansas, Maine, Michigan, Minnesota, Nebraska, New Hampshire, Oklahoma, Oregon, Rhode Island, Utah, Vermont, Washington, West Virginia, Wisconsin, Wyoming.

LA CONTA DEI DELEGATI REPUBBLICANI

Delegati alla convention 2.472, già assegnati 2.143, da assegnare 329, maggioranza necessaria 1.237.

Donald Trump ne ha 1.238 – giusto uno più della maggioranza – e 40 non sono vincolati. Ted Cruz ne conserva 560, Marco Rubio 168, John Kasich 159; Ben Carson 9, Jeb Bush 4.

Trump ha vinto in 31 Stati: Alabama, Arizona, Arkansas, Connecticut, Delaware, Florida, Georgia, Hawaii, Illinois, Indiana, Kentucky, Louisiana, Maryland, Massachusetts, Michigan, Mississippi, Missouri, Nebraska, Nevada, New Hampshire, New York, North Carolina, Oregon, Pennsylvania, Rhode Island, South Carolina, Tennessee, Virginia, Vermont, Washington, West Virginia, oltre che alle Marianne.

Cruz ha vinto in 9 Stati: Alaska, Idaho, Iowa, Kansas, Maine, Oklahoma, Texas, Utah, Wyoming, oltre che a Guam, e gli sono stati assegnati i delegati del Colorado. Rubio ha vinto in Minnesota e nel Distretto di Columbia e a Portorico. Kasich ha vinto in Ohio.

(post tratto dal blog di Giampiero Gramaglia)

Ecco come Trump ottiene il voto di Ryan

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