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Martedì mattina c’è stata un’esplosione in una zona centrale di Istanbul: si è trattato di un attentato. L’esplosione, molto forte (tanto che in molti hanno creduto si trattasse di un terremoto) è avvenuta intorno alle dieci e venti (ora locale, le 9:20 italiane) nel quartiere turistico di Sultanahmet, vicino alla famosissima Moschea Blu, una delle zone più visitate della città. Il presidente turco Recep Tayyp Erdogan ha subito dichiarato che si è trattato di un attacco suicida.

Il primo ministro turco Ahmet Davutoğlu, ha detto che l’attentatore apparteneva allo Stato Islamico, che era entrato in Turchia dalla Siria, e che non era già monitorato dalla polizia. Erdoğan durante la sua conferenza stampa aveva indicato per l’attentatore «origini siriane», ma successivamente diversi giornali turchi hanno scritto che potrebbe essere in realtà di nazionalità saudita. Secondo il vice primo ministro Numan Kurtulmus, l’attentatore era nato nel 1988. Per il momento non si hanno altre notizie confermabili, si attende una rivendicazione ufficiale o approfondimenti delle indagini.

Già in diverse altre occasioni, lo Stato islamico non ha diffuso rivendicazioni ufficiali: si tratta di una strategia per aumentare la confusione e disturbare gli equilibri sociali interni. In Turchia, per esempio, l’assenza di un rivendico definitivo, potrebbe spostare i sospetti anche sui curdi del Pkk o su altri gruppi armati ribelli, oppure fare da terreno fertile per ipotesi cospirative che vedono coinvolto Erdogan e la “strategia della tensione” con cui mantenere la presa sul Paese.

Se la pista dello Stato islamico dietro all’attentato odierno fosse confermata, si tratterebbe di un altro attacco diretto al settore turistico di un paese, dopo quello di tre giorni fa in Egitto.

La polizia intervenuta sul posto insieme ai soccorsi medici ha isolato l’area. Un portavoce del governatore di Istanbul ha detto che ci sono 10 morti e 15 feriti. CNN Turk dice che almeno tre sarebbero in condizioni molto gravi. Associated Press, citando una fonte governativa turca, dice che nove morti sono di nazionalità tedesca.

Appena dopo la vicenda, è stato emanato un ordine provvisorio di non diffondere notizie e immagini sull’attentato, per ragioni di sicurezza: decisione che ha provocato polemiche sui social network tra chi grida alla (ennesima) azione di censura del governo. La polizia ha anche impedito ad alcuni giornalisti di scattare foto, scrive la corrispondente turca del New York Times Ceyla Yeginsu: tuttavia alcune televisioni hanno continuato a trasmettere, dicendo che il divieto si applicava solo ai primi piani; la tv di stato turca, invece, ha occupato il pomeriggio parlando altri argomenti.

Sempre a Istanbul, ma nel quartiere di Maltepe, nella parte asiatica della città e distante dalla Moschea Blu, c’è stato un incendio in un albergo, dove c’erano delle persone intrappolate che sono state condotte in salvo. Per ora pare che i due episodi non siano collegati.

LO SCENARIO

In questi ultimi mesi Istanbul è stata colpita da sporadici attacchi da parte di un gruppo di estrema sinistra noto come Dhkp-c (Revolutionary People’s Liberation Party/Front), mentre la violenza è aumentata vertiginosamente tra le forze dell’esercito turco e i militanti curdi del Pkk, soprattutto nel sud-est della Turchia, dopo che il governo ha deciso di rompere un cessate il fuoco in piedi da due anni, con un’operazione militare di antiterrorismo su larga scala, che si è rivolta tanto (più) ai curdi quanto ai militanti dello Stato islamico.

Due esplosioni suicide nella capitale Ankara, nel mese di ottobre hanno ucciso più di 100 persone e più di 30 persone sono state uccise in un attacco vicino al confine con la Siria nel mese di luglio. Entrambi gli attacchi sono stati invece attribuiti al Califfato.

Lo scorso 1 dicembre a Istanbul c’era stata un’altra esplosione, vicino alla stazione della metropolitana di Bayrampaşa, che aveva provocato un morto ed era stata causata da una bomba. Alla fine di dicembre la polizia ha arrestato due attentatori dell’Isis, che erano pronti a farsi esplodere per Capodanno e forse facevano parte di una rete più ampia, con complici in Europa. Proprio la notte di San Silvestro, l’intelligence tedesca ha ricevuto una soffiata da parte dei colleghi turchi, su un imminente attacco a Monaco di Baviera.

LA TRIPLICE VALENZA

Guido Olimpio, corrispondente da Washington del Corriere della Sera ed esperto di terrorismo, ha sintetizzato l’effetto dell’attacco in tre punti. «Primo: colpisce il cuore della Turchia. Secondo: prende di mira una risorsa economica importante, il turismo. Terzo: coinvolge cittadini stranieri, in particolare tedeschi e dunque la Germania in una fase di grande tensione». Inevitabilmente nel dibattito politico, la bomba di oggi si confonderà con le violenze di fine anno a Colonia e con le scelte del governo tedesco sull’immigrazione. «Al solito le bombe, oltre a causare vittime innocenti, possono avere effetti molti più profondi ed estesi» aggiunge Olimpio.

 

Ecco tutti i dettagli sull'attentato Isis a Istanbul

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