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Chissà cosa penserebbe Raul Gardini, l’uomo che a fine anni 80 tentò di fondere chimica privata (Montedison) con quella pubblica (Eni) se la chimica italiana se ne volasse tra qualche settimana negli Usa. Non è dato saperlo. Così come non è dato sapere quanto ci sia di vero nelle indiscrezioni che vogliono Versalis, principale azienda chimica (pubblica) in Italia, ceduta dalla controllante Eni a un fondo a stelle e strisce. I sindacati sono in allarme. Da qualche settimana infatti, circolano diverse voci circa un accordo tra Eni e un non meglio identificato fondo, per la cessione della società che ancora oggi dà lavoro a centinaia di famiglia, nonostante il bilancio 2014 si sia chiuso con una perdita netta di 545 milioni di euro. La società non naviga insomma in ottime acque, come dimostra anche la cessione delle attività chimiche presso il sito di Sarroch (Sardegna) alla Saras della famiglia Moratti.

L’ALLARME DI CISL E CGIL

Tutto è partito due giorni fa da una nota della Femca Cisl in cui si dà conto ci alcune voci circa una cessione del braccio chimico del gruppo controllato al 30% dallo Stato (Cdp e Mef) “Continuano a susseguirsi voci e dichiarazioni che danno per certa questa operazione e le possibili conseguenze sull’industria chimica del nostro paese”, spiegano i sindacati. “Non commentiamo le indiscrezioni, ma si è creata una situazione di allarme e di incertezza tra i lavoratori che riteniamo inaccettabile così come pensiamo sia un dovere ottenere una risposta da parte di Eni che, fino ad oggi, è stata latitante. Di certo saremo contrari ad una eventuale uscita di Eni dalla chimica e riteniamo un errore di Eni avere lasciato che il clima tra i lavoratori deteriorasse: un’uscita di Eni dalla chimica non sarebbe accettabile”. Di qui l’appello perché “Eni dia risposte immediate che facciano chiarezza”. Un allarme rimpallato dalla Cgil, che in un recente convegno sulla chimica tricolore ha fatto sapere che “Eni sta trattando la cessione, non sappiamo se totale o parziale, di Versalis: immaginiamo che il Governo sia a conoscenza delle trattative in corso”.

IL SILENZIO DELL’ENI

L’Eni fin qui non ha smentito nè tantomeno confermato la vendita dei propri impianti chimici, trincerandosi dietro un secco no comment. Un silenzio che per i sindacati è assordante. Qualche settimana fa l’amministratore delegato dell’Eni, Claudio Descalzi, ha visitato il petrolchimico di Brindisi, senza tuttavia rilasciare dichiarazioni sulle vicenda, nè tantomento confrontarsi con le istituzioni. Ancora, ai primi di settembre il manager aveva visitato il polo di Ravenna, uno dei principali bacini petrolchimici del Paese. A preoccupare i lavoratori c’è poi un passaggio in un’intervista a Panorama in cui il manager afferma che “per quanto riguarda la chimica potrebbe essere utile trovare dei partner, ma senza che l’Eni esca completamente da queste attività”.

Il BOTTA E RISPOSTA LEGA-PD

La vicenda Versalis ha ovviamente avuto già le prime ripercussioni sulla politica locale. Ieri il capogruppo della Lega in Emilia Romagna Alan Fabbri, per esempio, ha chiesto con forza alla Regione di convocare i vertici Eni “per avere chiarimenti sul futuro”. Una richiesta che ha incontrato subito la replica in una nota stizzita di alcuni consiglieri del Pd (Mirco Bagnari, Gianni Bessi, Paolo Calvano, Manuela Rontini e Marcella Zappaterra).  “Ha detto bene Alan Fabbri, ricordando come il settore petrolchimico abbia una storia importante nel territorio Ferrarese e in quello Ravennate. Una storia, tuttavia, alla quale la Lega non ha mai preso parte. Le sollecitazioni della Lega in Regione, infatti, peccano di superficialità e giungono tardive oltre ad apparire come pretestuose: il Carroccio infatti non ha una linea chiara sul tema energetico e cambia opinione e intenzioni di voto a seconda di cosa può aiutare di più, di volta in volta, a finire sui giornali con una nuova polemica”. E c’è chi nel consiglio regionale e tra gli assessori sbuffa perché la presidenza dell’Eni non risponde alle richieste di un incontro con la Regione Emilia-Romagna sul tema.

IL PD A PADOAN, IL GOVERNO CHIARISCA

La questione Versalis è arrivata poi anche ai piani alti della politica. Ieriil deputato dem Alberto Pagani ha presentato un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Economia Pier Carlo Padona chiedendo di fare chiarezza su alcune indiscrezioni trapelate a proposito del futuro della Versalis sollecitando Eni e lo stesso ministero di dare sollecite spiegazioni nelle sedi opportune. “In Italia” si legge nel testo presentato dal deputato ravennate “la chimica è un settore ad alto contenuto di ricerca e innovazione, che ha un impatto rilevante sulle economie territoriali, in particolare nel manifatturiero: in Italia, che è il terzo produttore del continente, il valore della produzione è di 54,3 miliardi, il 10% della produzione totale europea: un’uscita di Eni dal settore chimico sarebbe grave in un momento di profonda crisi industriale del Paese”.

Eni, tutte le fibrillazioni sulla chimica di Versalis

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