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Dal punto di vista musicale e interpretativo, ‘Grande amore’ e ‘Ti ho voluto bene veramente’ appartengono a due generi pop diversi, ma entrambi rispettabili. Dal punto di vista poetico, versi come “Dimmi perché quando amo, amo solo te / Dimmi perché quando vivo, vivo solo in te grande amore” e “Perché ti voglio bene veramente / E non esiste un luogo dove non mi torni in mente” sono parimenti deprecabili. Eppure il primo brano, che pure ha consacrato i tre ragazzi del Volo a una fama planetaria, è considerato l’emblema della canzonetta più trash e nazional-popolare, mentre il secondo ha confermato Marco Mengoni al suo successo di interprete cult e cool: “di culto” nel senso che nonostante la carriera e l’età ancora giovanili è già diventato un monumento della nostra musica leggera; “figo” perché riesce a dare ai suoi fan l’impressione, o illusione, di essere un autore per pochi eletti pur piacendo a tanti.

Non per questo il cantante ronciglionese va considerato una “sòla” meteorica, un bluff destinato a un rapido disvelamento: anzi, i suoi punti di forza sono proprio gli stessi che hanno concesso ad alcune star una longevità rara nell’effimero mondo dello showbiz. Quelli – per esempio – di Jovanotti e Madonna, due artisti diversissimi ma accomunati dalla capacità di cambiare, nel corso degli anni, pelle, anima, pensieri, parole, testi e musiche, al punto che più nulla è rimasto in loro dell’adolescente di ‘Ciao mamma’ e della ‘Material girl’. Un pizzico di questo camaleontismo Mengoni lo ha già dimostrato: dai tempi tutto sommato recenti di ‘X Factor’ ha perso l’accento che a Roma definirebbero impietosamente “burino” e guadagnato in eleganza, presenza e padronanza, complice anche un provvidenziale e turbolento cambio di staff.

L’impressione è però che il ragazzo attenda ancora autori all’altezza delle sue capacità. Quando interpreta brani di altro livello, come è capitato sul palco di Sanremo con ‘Ciao amore ciao’ di Luigi Tenco e ‘Io che amo solo te’ di Sergio Endrigo o nei memorial dedicati a Lucio Dalla e Giorgio Gaber, si capisce di cosa sarebbe capace. Certo, da attore istintivo e fortunatamente non consumato qual è, ha saputo persino valorizzare un brano mediocre come ‘Ti ho voluto bene veramente’ grazie un video raffinatissimo girato in Islanda. Mentre per capire quanto sia a suo agio sotto i riflettori e davanti alle telecamere è bastato vederlo apparire, muoversi e parlare in una vetrina scintillante come ‘Che tempo che fa’: tra un Fabio Volo, un Massimo Gramellini e un Nino Frassica, è riuscito ad arrivare sia al pubblico ‘alto’ seguace del salotto radical chic, sia a quello che al programma chiede semplicemente ospiti famosi e battute.

Fabio Fazio, che lo considera un po’ una sua creatura, ormai lo guarda da pari a pari. Ma anche gli altri giornalisti lo trattano col dovuto riguardo, sorvolando e aggirando significativamente il tema caldo del gossip mengoniano, attenendosi rispettosamente a risposte formali come “non sono fidanzato, non ho una relazione” e “la botta e via non fa per me”. La chiacchierata omosessualità di Mengoni, almeno per ora, resta presunta: lui da un lato ha leggermente ridotto l’uso dei falsetti che rendono la sua voce così particolare e ambigua, dall’altro nei suoi concerti ricorda Andrea, il ragazzo “dai pantaloni rosa” suicidatosi per la sua diversità.

Ma il “credo laico” che Mengoni recita sul palco è un melting pot extra-large, che va da Martin Luther King a Lucia Annibaldi, un po’ come quello de ‘L’ombelico del mondo’ di Jovanotti. È con le dichiarazioni in camerino che lancia messaggi più chiari: “mi sento di dire certe cose. Anzi, credo che vadano dette”, dichiara. E qui ricorda un po’ Tiziano Ferro, consacrato da Rai Uno in prima serata nei giorni scorsi con un concertone in buona parte dedicato all’orgoglio gay: ecco, per l’eventuale outing probabilmente Marco vuol seguire l’esempio di questo artista a lui di poco maggiore per età, come lui originario della provincia laziale, che ha dimostrato come il successo, per durare, vada amministrato in modo paziente e prudente. Non è certo il timore di discriminazioni a trattenerlo: omo e bisessualità sono semmai, per le popstar, punti a favore.

Provvisoria fenomenologia di Marco Mengoni

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