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“Non massacrate la Lufthansa”, scriveva ieri allarmato il tabloid Bild Zeitung. La serie di scioperi che hanno fatto cancellare migliaia di voli quest’anno, hanno comportato già un notevole costo per la compagnia tedesca. E il fatto che titolo Lufthansa ha negli ultimi giorni registrato un più 3,4 punti (13,97 euro) è da imputare secondo il sito finanz.net a due fattori: la Borsa si è nel frattempo abituata agli scioperi del personale della compagnia aerea, e il titolo negli ultimi mesi ha avuto una pessima performance.

Secondo la Badische Zeitung i costi per la raffica di scioperi che investito Lufthansa superano i 400 milioni di euro. Quella che fino a poco tempo aveva nomea di essere una delle compagnie aeree più affidabili, si trova da un anno e passa, e più precisamente da quando il primo maggio del 2014 ha preso in mano la guida della compagnia Carsten Spohr, in un continuo stato d’allerta. La concorrenza da parte delle linee aeree, soprattutto quelle del Golfo, è diventata sempre più pressante e Lufthansa che attualmente ricopre il 12esimo posto nel ranking delle compagnie aeree preferite dai passeggeri vuole risalire lentamente la china, attuando in primo luogo, a pari servizio, un drastico taglio delle spese. Soprattutto quelle del personale. Solo che i piloti così come il personale di bordo e di pista non sono affatto d’accordo con i piani.

A iniziare la lunga serie di scioperi che da mesi i passeggeri della Lufthansa sulle spine sono stati i piloti. Radunati nel sindacato Cockpit hanno nel frattempo incrociato già per tredici volte le braccia. Ora è la volta del personale di bordo entrato in sciopero venerdì scorso. Secondo quanto comunicato dal loro sindacato, questo dovrebbe protrarsi fino a venerdì 13 novembre. Solo ieri sono stati cancellati 930 voli (quasi un terzo, dunque, dei 3000 mila che Lufthansa pratica quotidianamente; nello sciopero non coinvolti sono però Eurowings, Germanwings, Swiss Air e Austrian Airlines). A rimanere a terra sono stati 110mila passeggeri. Per la Lufthansa si tratta di un costo di circa 20 milioni di euro al giorno.

Le ragioni dello sciopero riguardano il rinnovo del contratto, le cui trattative vanno avanti da quasi due anni. Come nel caso dei piloti, uno dei punti sui quali non c’è stato fino a oggi un accordo tra i vertici della compagnia e il sindacato riguarda le clausole economiche relative al periodo di transizione alla pensione.

I commenti che si leggono sui giornali mostrano questa volta però poca comprensione per gli scioperanti. Il personale di bordo con contratto indeterminato percepisce, a seconda dell’anzianità, tra i 1800 e i 4000 euro lordi al mese, a fronte di una settimana lavorativa tra le 75 e le 82 ore (a partire dalle 70 viene corrisposto un indennizzo) e 10 giorni di riposo alla settimana, spiega il quotidiano Mittelbayerische. Inoltre stewards e hostess godono di una compensazione previdenziali fino all’età della pensione. Anche il personale di bordo (esattamente come i piloti) può andare in pensione al compimento del 55esimo anno di età e la Lufthansa pagherà loro, fino al raggiungimento dell’età pensionabile previsto dalla legge, un corrispettivo pari (o più a seconda dell’anzianità) del 60 per cento dell’ultimo stipendio.

Sono accordi onerosi, che in un mercato sempre più competitivo, non è più possibile mantenere secondo Lufthansa e anche secondo molti analisti economici. Motivo per cui Lufthansa non vuole che valgano più in questa misura più per chi è stato assunto dopo il 31 dicembre del 2013, giorno di scadenza del vecchio contratto collettivo.

La Süddeutsche Zeitung così come il quotidiano economico Handelsblatt osservano che i lavoratori hanno ovviamente diritto di scioperare, ma in questo caso dovrebbero anche chiedersi a chi gioverà in futuro la loro opposizione. Nel caso dei piloti si è giunti a un muro contro muro e i vertici della compagnia hanno fatto sapere che non assumeranno nuovi piloti e nemmeno rimpiazzeranno quelli andati via. Lufthansa preferisce potenziare la compagnia low cost German Wings. E la stessa decisione potrebbe essere ora presa riguardo al personale di bordo. D’altro canto faceva notare il Handelsblatt, la casa madre Lufthansa risulta da tempo non più concorrenziale, e l’utile che quest’anno comunque registrerà è da imputarsi unicamente ai bassi costi del combustibile. Per questo, qualora non si arrivasse a un accordo soddisfacente anche per la compagnia, alla casa madre non resterà altro da fare, se non ridurre sempre più la sua flotta. A guadagnarci sarà German Wings, dove i costi, a iniziare da quelli del personale, sono molto meno onerosi.

Tutte le turbolenze di Lufthansa

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