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Sala Nenni affollata ieri all’Aran: quasi 40 dirigenti sindacali presenti con alcuni posti in piedi. Come mai? Era in programma un primo incontro, voluto anche dal governo, per la definizione del numero dei Comparti/Aree della Pubblica amministrazione. Alla base dell’incontro c’è stata, come svelato nei giorni scorsi da Formiche.net, una lettera circolare scritta dal ministero della Pubblica amministrazione retto da Marianna Madia.

I FINI DELL’INCONTRO ALL’ARAN

Obiettivo dell’incontro all’Agenzia per la rappresentanza nel pubblico impiego? L’applicazione della legge Brunetta del 2009. Secondo la ricostruzione di Formiche.net, il presidente dell’Aran, Sergio Gasparrini, ha detto di aver ricevuto un mandato esplorativo per un accordo quadro, con una identificazione delle aree contrattuali basata su 3 elementi: la massima aggregazione possibile, la consistenza del segmento e lo spazio distinto solo per caratteristiche peculiari.

LA PROPOSTA ARAN

Da queste premesse, è arrivata la proposta, che combacia con l’idea dell’esecutivo e del ministero della Pubblica amministrazione, secondo gli addetti ai lavori: 3 comparti e 3 Aree dirigenziali. Eccole: Salute/Sanità; Scuola/Educazione; tutti gli altri (Ministeri, Regioni-Enti locali,  Ricerca-Università, Agenzie fiscali ecc.).

LE INDISCREZIONI E LE REAZIONI

La reazione dei sindacati presenti alla riunione – secondo alcune indiscrezioni  – non sarebbe stata entusiastica, per usare un eufemismo, dice a Formiche.net un esponente sindacale. Tutte le confederazioni si sono espresse negativamente sull’ipotesi avanzata dai vertici di Aran, sottolineando che – se il dettato legislativo prevede che i comparti “siano fino a 4”- non si comprende la logica ministeriale e dell’Agenzia che punta a scendere dagli attuali 8 comparti (+ 4 settori peculiari) a 3, creando un maxi compartone indistinto e variegato.

GLI OBIETTIVI DEL GOVERNO

Il governo Renzi vuole ridurre i comparti della pubblica amministrazione dagli attuali 12 a un massimo di 4, accorpando i piccoli comparti in quelli più grandi. Un’operazione prevista dalla riforma pensata dall’ex ministro della Pa Brunetta e propedeutica alla ripresa delle trattative tra esecutivo e Pa per lo sblocco dei salari, dopo l’altolà al governo della Consulta sugli scatti. Se prima non viene compiuto questo passo non si potrà procedere al rinnovo del contratto.

 RUMORS E BORBOTTII

“Che ne sarà della specifcità dei dirigenti delle stesse aree?”, si è chiesta negli scorsi giorni una fonte sindacale vicina al dossier. Se la riforma si attuasse davvero, tanto per fare un esempio, è molto probabile che i quasi 80.000 dipendenti e dirigenti delle Regioni abbandoneranno il proprio comparto per confluire nella sanità, formando così un esercito di 500.000 dipendenti sindacalizzati. Ulteriori dettagli in questo recente articolo di Gianluca Zapponini per Formiche.net.

Pubblica amministrazione, numeri e sbuffi della riunione all’Aran con i sindacati

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