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Un’impresa “galactica”. Il successo all’andata della Juve sul Real Madrid, già clamoroso sul campo, acquista ancor più valore se considerato in chiave economica. Non più di tardi di un anno fa Antonio Conte, parlando della Champions League, diceva di “non poter entrare in un ristorante da 100 euro con in tasca una banconota da 10”.

Frasi che fecero discutere il calcio italiano e, in particolare, il popolo juventino. Eppure, cifre alla mano, il ragionamento poggiava su buone basi. In quel “ristorante” chiamato Champions League infatti sono rimasti tre giganti (Real Madrid, Barcellona e Bayern Monaco) e una signora (o una Signora, viste le circostanze) decisamente più normale.

Partiamo dal fatturato, già di suo piuttosto indicativo. Gli spagnoli arrivano a 550 milioni all’anno, la Juve a 280: quasi il doppio, milione più milione meno. Una distanza enorme, costruita attraverso tre fattori fondamentali: diritti tv, stadio e sponsor. I primi dipendono anche, se non soprattutto, dalle diverse leggi dei rispettivi paesi. In Spagna infatti ogni club vende singolarmente le proprie prestazioni televisive, in Italia invece si procede alla cessione collettiva.

E così uno squadrone come il Real Madrid (il discorso vale anche per il Barcellona) si prende quasi tutta la torta, lasciando alle altre le briciole, mentre la Juventus (così come Milan, Inter, Napoli e Roma) è costretta a spartire i propri guadagni con le piccole del campionato. Il risultato è 200 milioni contro 151 (Champions compresa), un bel gap ma nulla rispetto alle altre voci. E’ sui ricavi da sponsor e stadio, infatti, che la forbice s’allarga a dismisura. Il Santiago Bernabeu porta in dote 140 milioni all’anno, lo Juventus Stadium 49.

Non è solo questione di capienza, dietro c’è molto di più: prendete l’area hospitality, messa a disposizione dei rispettivi partner commerciali. A Madrid rende 42 milioni, a Torino 10, segno che, evidentemente, le aziende scalpitano (e strapagano) per portare clienti al Bernabeu. E’ proprio l’aspetto pubblicitario a staccare, definitivamente, le squadre. La Juventus, tra Jeep e altri, incassa circa 60 milioni, il Real, udite udite, 204. Infine c’è il merchandising, da sempre specchio della popolarità di un club: i blancos vendono 1.580.000 magliette a stagione, i bianconeri solo 375.000.

Va detto che la Juve sta crescendo, visto che, negli ultimi 3 anni, ha incrementato il proprio fatturato dell’82% contro il 14 del Madrid, la cifra è però “drogata” dai rispettivi punti di partenza (bassissimo quello bianconero, condizionato negativamente da Calciopoli) e dalla differenza di utili prodotti.

Il Real ha chiuso in attivo l’ultimo bilancio (38,5 milioni), la Juve no (perdita di 6,7), nonostante il monte stipendi del primo sia decisamente maggiore (270 contro 184). Nonostante questo il campo ha visto vincere i bianconeri, seppur di misura. Perché nel calcio, a differenza di molte altre aziende, i soldi incidono fino a un certo punto. E, checché ne dica Conte, può capitare di mangiar bene anche con 10 euro.

Juve-Real Madrid, fatturati a confronto

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