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Tra il 2009 e il 2013, e nonostante le turbolenze seguite alla rivoluzione del gennaio 2011, sono confluiti in Egitto 22 miliardi di euro di investimenti diretti, di cui 3,7 miliardi provenienti dall’Italia.

La presenza italiana nel Paese è di vecchia data e conta al momento 130 imprese attive in diversi settori: servizi, impiantistica, trasporti, logistica, turismo ed energia. Il primo gruppo italiano è Eni, principale operatore petrolifero straniero.

A seguire Edison, attiva in Egitto tramite una joint venture con Egyptian Petroleum Company con cui sfrutta giacimenti di gas e petrolio ad Abu Qir. Presente dal 2006 Intesa San Paolo con l’acquisizione di Bank of Alexandria. Significativi anche gli investimenti di Pirelli, Italgen, Danieli, Techint e Gruppo Caltagirone.

Il rallentamento economico del Paese dell’ultimo triennio ha tuttavia influito negativamente sui flussi commerciali. Si stima che l’Italia abbia “perso” export per oltre 5,5 miliardi di euro in questo periodo. Ai sostenuti tassi di crescita del quadriennio 2005-2008 (+27,9%, in media l’anno), sono infatti seguiti incrementi più contenuti nell’ordine del 2,2% (in media).

Nel tempo la Penisola ha saputo comunque ritagliarsi un ruolo importante tra i principali fornitori del Paese dei faraoni. Nel 2013, con un export totale di 2,8 miliardi di euro, l’Italia è risultata il quarto fornitore egiziano con una quota di mercato del 5,3%, seconda a livello europeo alla sola Germania (7,9%).

Osservando i principali settori dell’import egiziano emerge una marcata prevalenza dei prodotti raffinati (11,9% del totale), a rimarcare il gap energetico strutturale che caratterizza il Paese. A seguire la meccanica strumentale, secondo settore con una quota totale del 6,9%.

Primo settore di riferimento per l’export italiano è la meccanica strumentale, che da sola rappresenta il 32% dell’export totale. In particolare l’Italia ha esportato nel Paese motori a combustione interna e turbine, macchinari per l’industria chimica, petrolchimica e petrolifera e sistemi robotizzati per l’industria. Importanti anche gli scambi di greggio e suoi derivati. Nel 2013 il 52% delle esportazioni egiziane verso l’Italia ha riguardato petrolio grezzo ritornato al Paese di origine sotto forma di prodotti energetici raffinati e prodotti chimici (rispettivamente, 706 milioni di euro e 260 milioni di euro).

Nei primi dieci mesi del 2014 le esportazioni italiane nel Paese hanno registrato un progresso del 4,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In deciso calo le vendite di prodotti raffinati (-33%); e chimici (-10%). Positiva invece la performance dei prodotti agricoli (+265%), degli apparecchi elettrici ed elettronici (+47%) e dei mezzi di trasporto (+21%) e, tra i principali settori, della meccanica strumentale (+12%).

Se il nostro export progredisse allo stesso tasso di crescita dell’import egiziano (previsto al 5,9% nei prossimi 5 anni) raggiungerebbe i 4 miliardi di euro entro il 2019. Se poi riuscissimo a tornare a tassi di sviluppo più simili a quelli del 2005-2008 (ipotizzando un progresso del 10% annuo), l’export potrebbe raggiungere i 5 miliardi di euro. I settori da cui si avrà il maggiore contributo saranno quelli legati all’edilizia abitativa e alle grandi opere infrastrutturali, tra tutti il settore del legno, dei metalli e dei mobili, ma anche la meccanica strumentale, grazie alla domanda proveniente da settori come quello ceramico in forte sviluppo nel Paese.

Caltagirone, Pirelli, Techint. Ecco i gruppi italiani in affari in Egitto

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