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Per la prima volta, navi da guerra cinesi hanno attraccato nella base navale cambogiana di Ream, che sta subendo un ammodernamento finanziato da Pechino e da anni suscita le preoccupazioni degli Stati Uniti per il suo potenziale geo-strategico in grado di spingere l’espansione dell’impronta militare cinese nell’Indo Pacifico.

La geopolitica in questo caso viene prima delle solitamente più profonde relazioni internazionali. Ream si trova su un litorale ben protetto nel Golfo del Siam, ossia a nord dello Stretto di Malacca, il chokepoint nevralgico per collegare l’Oceano Indiano e il Pacifico. Storicamente area di influenza di New Delhi, la zona del Golfo del Bengala, più a ovest, è il quadrante determinante per il controllo dell’Indiano ed è spoglia da postazioni militari fisse statunitensi — a differenza del settore più orientale. Una base cinese a Ream farebbe anche da retro-logistica (potenzialmente aperta anche sul Mar Cinese) all’installazione di Gwadr, sbocco sull’Indiano del Corridoio economico Cina-Pakistan, che permette l’arrivo al mare alla corriera centro-asiatica della Belt & Road Initiative. Col fianco orientale del Subcontinente normalmente sguarnito dalla presenza (leggasi deterrenza) navale americana, due basi fisse cinesi verso quella zona sarebbero più che un problema. Anche perché Pechino ha iniziato a bazzicare il Bengala con una certa assiduità.

Il ministro della Difesa cambogiano, Tea Seiha, ha visitato nei giorni scorsi le navi da guerra dell’Esercito Popolare di Liberazione (PLA) insieme al padre, e predecessore, Tea Banh. Tea senior era uno dei grandi sostenitori della necessità di aumentare la cooperazione con Pechino, messaggio espresso pubblicamente non più tardi di giugno, dopo aver incontrato Li Shangfu, allora ministro della Difesa cinese poi purgato dai metodi staliniani di Xi Jinping. Tanto per aggiungere un tocco di pepe (di Kambot): i due ministri asiatici si erano visti allo Shangri-La Dialogue di Singapore, dove Li aveva rifiutato di incontrare il collega americano Lloyd Austin.

Val la pena notare che Tea Seiha, così come il collega agli Interni Sar Sokha o il primo ministro Hun Manet e altri membri dell’attuale governo sono tutti rampolli di precedenti amministratori, tutti figli di leader del Partito Popolare Cambogiano. Il cambio generazionale all’interno delle famiglie al potere è stato celebrato quest’estate, secondo una transizione che ha reso le posizioni di controllo del Partito e del governo simili a feudi familiari. Dinamica che non dispiace a Pechino. Che però vuole averne controllo: non a caso, poco dopo essere stato rinominato ministro degli Esteri (in sostituzione dell’anch’egli piegato Qin Gang), Wang Yi, il capo delle relazioni internazionali del Partito Comunista Cinese, ha partecipato a più di un pranzo di famiglia a Phnom Penh nei giorni in cui i rampolli prendevano il posto dei padri.

L’obiettivo cinese è di far restare i nuovi leader cambogiani su un solco classico di relazioni e influenza. La ragione è ovviamente legata a quel contesto geo-strategico sopra disegnato. L’arrivo delle navi cinesi è uno scatto in avanti, evidentemente necessario. Pechino ha cercato di mantenere un basso profilo sulle informazioni riguardo alla base militare, tanto che anche adesso Seiha ha pubblicato quel post in cui raccontava la supervisione delle imbarcazioni (con padre al seguito) senza menzionare  specificamente la Cina. Ma le immagini erano esplicite e facilmente gli osservatori Osint hanno riconosciuto la corvetta Wenshan, dove è stato addirittura il vecchio ministro Tea Banh a passare in rassegna l’equipaggio sulla passerella della nave.

Le navi sono in preparazione per l’addestramento della Marina cambogiana, secondo le informazioni. Le immagini includono anche foto che mostrano padre e figlio mentre ispezionano la costruzione di infrastrutture sul sito e guardano un piano di progettazione del progetto.

Collin Koh, ricercatore presso la S. Rajaratnam School of International Studies (RSIS) di Singapore, ha spiegato che, secondo i registri pubblici, questa è la prima volta che le navi della Marina militare cinese attraccano al porto. Dato che prima della ristrutturazione era attrezzato solo per le piccole imbarcazioni da pattugliamento della Marina cambogiana, allora è un segnale che la base di Ream sta per essere completata. “Certo, per loro è ancora un lavoro in corso, ma almeno ora si è ampliato al punto da poter ospitare una nave della Marina straniera”.

John Bradford, direttore esecutivo del Consiglio per gli studi sull’Asia e il Pacifico di Yokosuka, aggiunge che non è una sorpresa che le navi cinesi siano state le prime a visitare la base ristrutturata: “Dopo tutto, le strutture sono state finanziate dai cinesi e la Cina è un partner stretto della Cambogia”. Se non fosse che la ristrutturazione è stata sfilata di mani agli americani da operazioni di ultra-lobbying cinesi, sembrerebbe quasi business as usual. Se non sì considerasse quel valore geo-strategico di portata globale, sarebbe una notizia quasi minore.

La visita delle navi da guerra cinesi ha coinciso con il viaggio di un alto generale cinese a Phnom Penh, dove ha salutato la Cina e la Cambogia come “veri amici di ferro”. He Weidong, vicepresidente del massimo organo militare cinese, la Commissione militare centrale, ha dichiarato al primo ministro cambogiano che le forze armate dei due Paesi hanno sostenuto “una cooperazione di alto livello in campi che includono lo scambio di informazioni, la costruzione di meccanismi, le esercitazioni congiunte e l’addestramento del personale”, secondo un resoconto cinese dell’incontro.

Hun Manet, a sua volta ha ringraziato i militari cinesi per il “forte sostegno alla modernizzazione dell’esercito cambogiano”, secondo la dichiarazione pubblicata sul sito web del ministero della Difesa cinese (che di saluto ci mette abbondante pepe del Sichuan per spingere la narrazione strategica del Partito/Stato). Da Washington, un portavoce del dipartimento di Stato americano ha dichiarato alla Reuters che gli Stati Uniti stavano monitorando le notizie sulle navi da guerra cinesi: “Pur non avendo commenti su questo specifico sviluppo, nutriamo serie preoccupazioni sui piani [della Cina] per il controllo esclusivo di porzioni della base navale di Ream”.

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