Giancarlo Chiapello riporta le parole di Rodolph Zgheib, vicepresidente EDS, European Democrat Students del Ppe, commissione esteri del Partito cristiano “Forze Libanesi”, in collegamento da Beirut durante il convegno “Dove vanno i cattolici?”. Uno stimolo volto a costruire quella visione euromediterranea a partire dell’amicizia italo-libanese
Ciclicamente e tendenzialmente quando si inizia a sentire odore di elezioni in Italia, torna il centro (che esisterebbe solo se popolare ed autonomo secondo la lezione di don Sturzo), generico, plurale, con una spruzzatina di moderatismo che serve a dargli la funzione di rimessa tipica del sistema fallimentare della Seconda repubblica, ossia quella di dare l’impressione di smussare la polarizzazione che, così, viene comunque puntellata per cercare di avere una utilità marginale sui due poli ampiamente in crisi ma da cui possono essere salvati destini individuali.
Non è una questione di pensiero e di visione ideale bensì di collocazione senza una proiezione, senza una speranza, senza quella idea alta, ricordata a tutti i cattolici, della politica richiamata da Papa Leone XIV nel suo intervento agli esponenti dell’eurogruppo del Partito Popolare Europeo, rifacendosi dichiaratamente ai valori democratici cristiani.
A questo punto molti si straccerebbero le vesti per dire che non si rifà la Dc: questo è vero dal punto di vista della irripetibile e storicizzata organizzazione politica, che chi si straccia le vesti ha contribuito di solito a cancellare ma per quanto riguarda il pensiero, come avrebbe detto Ciriaco De Mita, la sua autonoma rappresentanza, la sua visione politica e geopolitica, la trasmissione del testimone ai giovani? Forse c’è una strada, perseguita dall’ultima sezione sturziana operativa d’Italia, quella di Moncalieri, ad esempio con una webconference in aprile, dal titolo “Dove vanno i cattolici?”, in cui, tra i vari interventi, c’è stato il collegamento da Beirut con Rodolph Zgheib, vicepresidente EDS, European Democrat Students del Ppe, commissione esteri del Partito cristiano “Forze Libanesi”.
Siamo nell’ambito dell’internazionalismo democratico cristiano e della solidarietà cristiana: le parole del suo intervento, che vale la pena leggere e meditare e che sono un accreditamento fortissimo per un ritorno della visione euromediterranea legata al miglior pensiero politico di cattolici, non rappresentano ciò di cui abbiamo bisogno anche per ridare voce più forte alla visione sociale cristiana nel popolarismo europeo, troppo sbilanciato verso il nord Europa, cioè una capacità di testimonianza chiara, formata e concreta?
L’amico Rodolph sembra ricordare a chi si dice popolare ciò che aveva chiaro San Pier Giorgio Frassati, “senza una fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere in una lotta continua la Verità non è vivere ma vivacchiare”. Le parole che arrivano dal Libano incentivano a costruire quella visione euromediterranea a partire dell’amicizia italo-libanese e ad aiutare per come si può questi fratelli che ci ricordano che la storia non è finita e le cose vanno fatte sul serio.
“Innanzitutto, permettetemi di ringraziarvi sinceramente per l’invito e per aver organizzato questo importante dibattito sul ruolo dei cristiani oggi. È per me un onore e una responsabilità rivolgermi a voi dal Libano, un Paese in cui la presenza cristiana non è solo storica, ma sta ora affrontando una prova profonda. Vi parlo in qualità di rappresentante del partito ‘Forze Libanesi’, il più grande partito politico cristiano del Libano, ma anche come cittadino che vive in prima persona la realtà che il mio Paese si trova ad affrontare ogni giorno. Oggi il Libano sta attraversando uno dei periodi più difficili della sua storia moderna. Ci troviamo contemporaneamente ad affrontare la guerra, il collasso economico, una profonda crisi finanziaria e una povertà diffusa. Oltre 1,2 milioni di libanesi sono già stati sfollati dalle proprie case. Intere città e villaggi sono stati distrutti. Le scuole pubbliche sono diventate rifugi per le famiglie sfollate. Le università faticano a funzionare. Le infrastrutture stanno collassando.
Ogni mattina ci svegliamo con il rumore dei droni sopra le nostre teste. Ci svegliamo con il suono dei caccia nel nostro cielo. Ci svegliamo contando quanti attacchi ci sono stati durante la notte, quanti villaggi sono stati distrutti, quante famiglie sono state sfollate, quante vite sono andate perdute. Questa non è più una situazione eccezionale. È diventata la nostra realtà quotidiana. Oggi il Libano è un paese sfinito da decenni di instabilità imposta da conflitti regionali e interferenze straniere nel suo territorio. Dal 1958, generazione dopo generazione è cresciuta nell’insicurezza, nell’incertezza e nella guerra. Eppure, nonostante tutto, i cristiani libanesi continuano a rimanere nella loro terra. Un tempo i cristiani rappresentavano quasi il 63% della popolazione libanese. Oggi sono circa il 30%. Questo declino non è il risultato di una decrescita demografica naturale, bensì una conseguenza di sfollamenti forzati, insicurezza e dei ripetuti conflitti che hanno afflitto le comunità cristiane in tutta la regione. Nonostante ciò, i cristiani libanesi rimangono tra le comunità più resilienti del Medio Oriente. Questo è particolarmente evidente nel Libano meridionale. Mentre intere regioni sono state svuotate dei loro abitanti, solo tre villaggi cristiani sono rimasti, rifiutandosi di abbandonare la loro terra nonostante l’isolamento, la distruzione e il pericolo. La loro decisione di restare non è politica; è esistenziale. Testimonia il loro profondo attaccamento alla terra e alla loro missione in questa regione. La loro presenza qui rappresenta molto più della semplice sopravvivenza. Rappresenta la continuità.
Oggi più che mai, abbiamo bisogno di solidarietà internazionale. Abbiamo bisogno che i nostri amici europei, specialmente quelli impegnati nei valori della democrazia cristiana, siano al fianco del Libano e del suo popolo. Perché ciò che è in gioco in Libano non è solo il futuro di un Paese. È il futuro di un messaggio. È con questo spirito che Francesco (Francesco Sismondini, Presidente EDS, ndr) ed io stiamo lavorando per lanciare un’iniziativa a sostegno delle famiglie cristiane in Libano, affinché possano rimanere nella loro terra d’origine nonostante lo sfollamento, l’insicurezza e il collasso economico. Aiutare queste famiglie a restare nei loro villaggi è fondamentale per preservare la storica presenza cristiana nel nostro Paese. Il vostro sostegno a questa iniziativa sarebbe di grande importanza per noi e ancor di più per le famiglie che lottano ogni giorno semplicemente per rimanere nelle proprie case e continuare la loro missione in Libano. Grazie”.
















