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Così gli Stati Uniti si preparano (in anticipo) alla rivoluzione quantistica

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Gli Stati Uniti cambiano passo nella corsa al quantum. L’obiettivo non è più soltanto finanziare la ricerca, ma creare l’infrastruttura industriale, normativa e strategica che consentirà di trasformare la leadership scientifica in un vantaggio geopolitico. Prima ancora che la tecnologia sia effettivamente disponibile

La corsa globale al quantum ha imboccato una nuova fase. Non è più soltanto una competizione tra laboratori per realizzare il computer quantistico più potente, ma una sfida per costruire per primi l’infrastruttura industriale, normativa e strategica che consentirà a questa tecnologia di trasformarsi in uno strumento di potenza nazionale. È con questa logica che, nel giro di appena due settimane a giugno, Congresso, Casa Bianca, Pentagono e Dipartimento del Commercio hanno messo in campo una serie coordinata di iniziative che segnano un cambio di paradigma nella strategia americana. Washington, in sostanza, non aspetta più che la scienza completi il proprio percorso: sta costruendo fin da ora l’ecosistema che renderà possibile il dispiegamento operativo delle tecnologie quantistiche.

La sequenza dei provvedimenti, nota in un’analisi dell’International Institute for Strategic Studies la Senior Fellow for Advanced Technologies, National Security and Defence Dongyoun Cho, è significativa. Il 15 giugno è stato presentato alla Camera il National Security Commission Quantum Computing Act, proposta bipartisan che punta a istituire una commissione indipendente incaricata di definire la strategia nazionale sul quantum, sul modello di quella che tra il 2018 e il 2021 contribuì a orientare la politica statunitense sull’intelligenza artificiale. Pochi giorni dopo, il 22 giugno, la Casa Bianca ha firmato due ordini esecutivi destinati a imprimere un’accelerazione all’intero settore. Il primo riguarda la migrazione dell’amministrazione federale verso la crittografia post-quantistica, considerata ormai una priorità di sicurezza nazionale; il secondo delinea invece una strategia di governo per favorire la commercializzazione e l’adozione delle tecnologie quantistiche.

L’iniziativa è stata immediatamente seguita dal Dipartimento della Difesa, che ha pubblicato la propria strategia sulla crittografia post-quantistica, e dall’Office of Management and Budget, incaricato di definire il calendario operativo della transizione. A fine mese, infine, il National Institute of Standards and Technology (Nist) ha annunciato la creazione del Quantum Manufacturing Engineering Center, sviluppato insieme a Sri International, con l’obiettivo di rafforzare la capacità industriale americana nella produzione delle componenti essenziali per il quantum.

Presi singolarmente, questi provvedimenti potrebbero apparire come interventi tecnici. Considerati nel loro insieme raccontano invece una precisa strategia. Gli Stati Uniti stanno cercando di affrontare simultaneamente tutti gli elementi necessari affinché il quantum possa uscire dai laboratori il prima possibile, puntando su ricerca, industria, sicurezza delle supply chain, standard tecnologici, formazione della forza lavoro e acquisizione militare. È una logica profondamente diversa rispetto a quella che ha caratterizzato finora lo sviluppo della tecnologia, nella quale la costruzione dell’ecosistema seguiva i progressi scientifici, poiché oggi i due percorsi avanzano in parallelo.

Uno dei pilastri di questa strategia riguarda la filiera industriale. Più che sui computer quantistici in sé, Washington sembra concentrarsi sulle tecnologie abilitatrici che ne renderanno possibile la produzione su larga scala. Il nuovo centro promosso dal Nist lavorerà infatti su sistemi criogenici, laser di precisione, materiali isotopici e altre componenti altamente specializzate, considerate veri e propri colli di bottiglia della futura industria quantistica. L’obiettivo è evitare che gli Stati Uniti sviluppino una leadership scientifica per poi dipendere da fornitori stranieri nella produzione degli elementi critici.

È una scelta coerente con una visione ormai consolidata nella politica industriale americana. Così come avvenuto con i semiconduttori attraverso il Chips and Science Act, anche il quantum viene progressivamente trattato come una tecnologia strategica da proteggere lungo l’intera catena del valore. Il Dipartimento del Commercio è stato incaricato di mappare le vulnerabilità delle supply chain, favorire la nascita di una produzione domestica e sviluppare strumenti di incentivo per le imprese che investiranno nelle componenti chiave.

Il secondo asse riguarda invece la sicurezza informatica. La prospettiva che futuri computer quantistici possano rendere obsolete le tecniche di cifratura oggi utilizzate ha ormai trasformato la crittografia post-quantistica in una priorità strategica. La Casa Bianca ha fissato scadenze precise: entro il 2030 i sistemi federali più sensibili dovranno utilizzare nuovi protocolli per la distribuzione delle chiavi crittografiche, mentre entro il 2031 dovranno essere adottate firme digitali resistenti agli attacchi quantistici. La transizione coinvolgerà anche le aziende che lavorano con il governo federale, estendendo di fatto gli standard di sicurezza a un’ampia parte dell’industria americana.

Non meno rilevante è la dimensione militare. Contrariamente a quanto spesso si immagina, il primo impiego operativo del quantum potrebbe non riguardare i computer, bensì i sensori. L’ordine esecutivo firmato dalla Casa Bianca impone al Pentagono di identificare almeno tre programmi di nuova generazione basati sul quantum sensing da portare in servizio entro il 2028. Si tratta di tecnologie capaci di migliorare navigazione, rilevamento e posizionamento senza dipendere dal segnale Gps, con potenziali applicazioni nella guerra subacquea, nelle operazioni in ambienti contestati e nell’individuazione di piattaforme stealth.

Parallelamente cresce anche l’attenzione alla protezione del settore. Washington ha deciso di rafforzare le strutture di controspionaggio dedicate alle tecnologie quantistiche e di centralizzare i rapporti con università e aziende impegnate nella ricerca, nel tentativo di ridurre il rischio di acquisizioni tecnologiche da parte di attori ostili. Ancora una volta emerge una logica già vista nei semiconduttori e nell’intelligenza artificiale: accelerare lo sviluppo interno restringendo allo stesso tempo l’accesso alle tecnologie più sensibili.

Questa strategia ha inevitabili implicazioni internazionali. Gli ordini esecutivi chiedono infatti di coordinare con i Paesi alleati controlli agli investimenti, restrizioni alle esportazioni e standard tecnologici comuni, consolidando un ecosistema “trusted” nel quale possano circolare tecnologie, componenti e ricerca. Per l’Europa questo significa che iniziative come il futuro Quantum Act non dovranno limitarsi a sostenere l’industria continentale, ma dovranno anche decidere fino a che punto allinearsi all’architettura regolatoria costruita dagli Stati Uniti.

Il messaggio che arriva da Washington è dunque chiaro. La competizione quantistica non sarà vinta soltanto da chi realizzerà per primo il computer più potente. Sarà determinante costruire prima degli altri le fabbriche, le catene di approvvigionamento, gli standard industriali, le regole di sicurezza e le istituzioni capaci di assorbire questa rivoluzione tecnologica. Dopo aver guidato la corsa all’intelligenza artificiale, gli Stati Uniti sembrano voler applicare la stessa ricetta anche al quantum: trasformare il vantaggio scientifico in un vantaggio strategico prima ancora che la tecnologia raggiunga la piena maturità.


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