L’undicesimo rapporto realizzato dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) dal titolo “Agenda per la prossima legislatura. E non solo”, presentato ieri a Roma nell’Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, ha fotografato un’Italia ancora lontana dall’attuazione dell’Agenda 2030. Ecco i dettagli
Gli ultimi dati relativi al mondo, all’Europa e all’Italia riguardanti lo sviluppo sostenibile sono incontrovertibili: non solo non raggiungeremo gran parte degli Obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, ma le scelte politiche ed economiche prese negli ultimi anni stanno determinando un significativo rallentamento, se non arretramento, “nella difficile marcia verso uno sviluppo più sostenibile”. È questa, in estrema sintesi, la conclusione dell’undicesimo rapporto realizzato dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) dal titolo “Agenda per la prossima legislatura. E non solo”, presentato ieri a Roma nell’Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati.
Il rapporto fotografa un’Italia ancora lontana dall’attuazione dell’Agenda 2030: “Nel 2025, l’indice che sintetizza la performance rispetto ai 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile è sostanzialmente fermo e ben sei Obiettivi registrano un peggioramento rispetto all’anno precedente”. A livello globale, l’Onu segnala che un terzo dei target dell’Agenda non sono raggiungibili. Le cause, ricorda il rapporto, sono ben note: guerre, tensioni geopolitiche, crisi climatica, insufficienti investimenti in istruzione e salute, inflazione causata dall’aumento del costo delle materie prime energetiche, crescita del debito dei Paesi in via di sviluppo.
Anche l’Unione Europea ha rallentato il suo impegno sulla spinta di forze populiste e nazionaliste: in vari Paesi sono state fatte scelte in contrasto con lo spirito e i contenuti dell’Agenda 2030. Il risultato è che nell’ultimo anno sono ben sette i Goal per i quali si registra un peggioramento. “In termini di obiettivi quantitativi fissati da normative europee, rispetto a un anno fa la quota di quelli raggiungibili scende dal 53 al 47% e aumenta nettamente quella degli obiettivi con andamenti contrastanti (dal 10 al 32%)”.
“Dietro questi dati, si legge nel rapporto, ci sono persone, imprese, istituzioni ed ecosistemi che vedono la propria condizione peggiorare o non migliorare anche per scelte politiche dannose o, nella migliore delle ipotesi, miopi. Scelte che privilegiano la condizione dei già ricchi e non dei più poveri, il ritorno economico immediato invece che investimenti lungimiranti, vantaggi politici di breve termine invece che il miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni e della qualità dell’ambiente”. Scelte che stanno determinando una vera e propria “regressione insostenibile” per gran parte dell’umanità.
Questa regressione, ha sottolineato Enrico Giovannini, direttore scientifico di ASviS, “incide sulle condizioni di vita delle persone e del Pianeta, e genera continue crisi, ma si moltiplicano i segnali negativi anche in Europa e in Italia. L’Alleanza propone profonde modifiche al modo di disegnare le politiche pubbliche nel nostro Paese, superando l’approccio emergenziale che oggi le caratterizza, e offre alle forze politiche un vero e proprio programma di legislatura con interventi precisi per le dimensioni economiche, sociali, ambientali e istituzionali”.
Anche perché sono soprattutto le condizioni delle giovani generazioni a subire gli effetti di queste scelte sbagliate. “1,1 milioni di minori vivono in famiglie in povertà assoluta; solo il 31,1% dei giovani tra i 25 e i 34 anni è laureato a fronte dell’obiettivo del 45% entro il 2030; la riduzione della dispersione scolastica si accompagna ad un peggioramento delle competenze degli studenti; circa il 16% degli adolescenti e delle adolescenti e quasi un giovane su cinque nella fascia 18-34 anni presentano disagi psicologici e oltre 600 mila minori sono seguiti dal Dipartimento di salute mentale”.
Rispetto al 2010 l’Italia ha fatto registrare alcuni peggioramenti e modesti progressi. Si trova oggi in condizioni peggiori per cinque Obiettivi (sconfiggere la povertà; acqua pulita e servizi igienico-sanitari; riduzione delle disuguaglianze; vita sulla terra, pace e giustizia; istituzioni solide) e sostanzialmente inviate per altri cinque (sconfiggere la fame; salute e benessere; imprese, innovazione e infrastrutture; città e comunità sostenibili; partnership per gli obiettivi). Sempre in cinque casi si rilevano limitati miglioramenti (istruzione di qualità; parità di genere; energia pulita e accessibile; lavoro dignitoso e crescita economica; lotta al cambiamento climatico) e più consistenti solo per l’economia circolare e la vita sott’acqua.
La crisi climatica e degli ecosistemi avanza, specialmente in Europa: nel 2025 la temperatura media globale è stata superiore di 1,43 gradi rispetto al livello preindustriale. A qualche giorno dalla conclusione della COP17 sulla biodiversità (in corso a Yerevan, in Armenia dal 19 al 30 ottobre) e in vista della COP31 sui cambiamenti climatici (che si terrà ad Antalya, in Turchia, dal 9 al 20 novembre) le organizzazioni internazionali e i governi nazionali sono chiamati a passare dagli impegni enunciati a risultati verificabili. Va accelerata l’uscita dalla dipendenza dei combustibili fossili, la riduzione delle emissioni, gli investimenti nell’adattamento e l’azione per il ripristino degli ecosistemi. “Ogni ritardo, avverte il rapporto, rende più elevati i costi umani ed economici della transizione, mentre ogni frazione di riscaldamento evitata può proteggere vite umane e risorse naturali”.
Per il nostro Paese l’ASviS propone un’agenda di interventi da attuare fin da ora e nella prossima legislatura, “con particolare attenzione al contrasto alla povertà e alle disuguaglianze, alla competitività del sistema produttivo, alla transizione ecologica e digitale, alla salute, all’istruzione e al lavoro”. Innanzitutto l’assunzione della Strategia nazionale di Sviluppo sostenibile (attualmente oggetto di revisione da parte del Governo) come centro di coordinamento di tutte le politiche settoriali, da porre sotto la responsabilità della Presidenza del Consiglio; la costruzione di una “governance anticipante”, come l’Italia si impegnata a fare nel 2024 sottoscrivendo il Patto sul Futuro dell’Onu; infine stabilire l’equità intergenerazionale come principio guida per tutte le politiche e l’introduzione della Valutazione d’impatto generazionale (Vig) e di genere (Vige) nelle nuove norme.
“Un cambiamento profondo del nostro modello di sviluppo è possibile e necessario, ha dichiarato Pierluigi Stefanini, presidente dell’ASviS. Le proposte dell’Alleanza riguardano azioni concrete da porre in essere subito e guardano oltre il 2030: si fondano sui principi della nostra Costituzione e sui valori europei. Vogliamo contribuire a dare risposte concrete alla domanda di futuro che arriva dalle giovani generazioni”.
















