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C’era una volta il grillismo primordiale: bucolico, ambientalista e un po’ anti modernista. Non era luddismo, ma ci andava vicino: energie rinnovabili, acqua pubblica e altri slogan di movimenti simil ambientalisti all’Alfonso Pecoraro Scanio.

Poi il grillismo ha coagulato le furie anti Casta, ovvero anti Palazzo, anzi anti Palazzi: furia innescata dai grandi giornaloni che, un po’ per reconditi interessi degli editori e un po’ per vellicare nuovi lettori e non perderne altri, hanno avviato salutari (salutari?) campagne anti Casta. Ma l’effetto, come notò con molta malizia l’ex editorialista del Corriere della Sera, Massimo Mucchetti, ora parlamentare del Pd, non fu l’arrivo di Luca Cordero di Montezemolo a Palazzo, ma lievito di consensi per il Movimento 5 Stelle.

Il botto elettorale di Beppe Grillo alle scorse elezioni è avvenuto per aver convinto una fetta di elettori moderati, non di sinistra, composto da lavoratori autonomi – oltre agli arrabbiati e delusi per il marcire della crisi economica e il crescere della disoccupazione – a votare quasi per disperazione Movimento 5 Stelle. D’altronde nei comizi del capo comico divenuto capo politico si inneggiava alle piccole e medie imprese e si aizzava contro l’iper fiscalismo taglieggiatore. Manna di parole per imprenditori e professionisti a caccia di fatti e meno tasse.

Ora, come detto oggi da Beppe Grillo al quotidiano la Repubblica, tutto il Movimento 5 Stelle punta sulle Europee: o sbanco o lascio tutto, dice il capo grillino, ma senza indicare asticelle da superare. Comunque per compiere un altro botto, si ricorre agli slogan anti euro e, dopo i primi segnali lanciati all’elettorato leghista, si strizza apertamente l’occhiolino agli umori secessionisti del Veneto. Leggere per credere questo fresco post sul blog di Grillo il cui succo è: “La secessione si annulla con una buona politica, non solo economica, altrimenti si colpiscono gli effetti trascurando le cause”.

Ricapitolando, dall’ambientalismo choc al populismo anti Palazzo, dal liberismo pre berlusconiano al proto bossismo. Il fascio di interessi è colmo.

Accumulando consensi e contraddizioni si possono vincere le elezioni, ma non si governa. Auguri.

La nuova moda di Beppe Grillo: il proto bossismo secessionista

C'era una volta il grillismo primordiale: bucolico, ambientalista e un po' anti modernista. Non era luddismo, ma ci andava vicino: energie rinnovabili, acqua pubblica e altri slogan di movimenti simil ambientalisti all'Alfonso Pecoraro Scanio. Poi il grillismo ha coagulato le furie anti Casta, ovvero anti Palazzo, anzi anti Palazzi: furia innescata dai grandi giornaloni che, un po' per reconditi interessi…

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