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Nel settembre del 2022 un articolo di Simone Olivelli, pubblicato sul Fatto Quotidiano, menzionava la sconcertante vicenda di un gruppo di investitori olandesi che avevano desistito nel lanciare un importante progetto turistico nella provincia di Palermo. La ragione era a dir poco tragica: la presenza di diverse tonnellate di rifiuti urbani depositati sui bordi delle strade in prossimità del comune di Trabia.

Due anni dopo, coincidenza ha voluto che, per ragioni lavorative, passassi proprio per quelle strade. Ho verificato con sconcerto che la situazione è rimasta inalterata. Enormi cataste di rifiuti giacciono abbandonate a pochi chilometri dal centro abitato di Trabia. In alcuni casi i cumuli di spazzatura raggiungono il centinaio di metri di lunghezza. Si tratta di un caso lampante di danno ambientale, sociale, paesaggistico, per non parlare delle conseguenze gravissime per la salute pubblica.

Evidentemente non è bastato l’articolo su una testata nazionale di un ottimo giornalista d’inchiesta, non sono bastate le decine di reclami dei residenti per spingere le amministrazioni competenti a risolvere il problema.

Il problema dei depositi incontrollati di rifiuti urbani sui cigli delle strade non è purtroppo circoscritto al piccolo paese del palermitano.  Per ragioni lavorative percorro le strade statali del sud d’Italia con assiduità. Nella provincia di Ragusa, nelle campagne circostanti la città di Vittoria per l’esattezza, ho contato oltre 90 depositi incontrollati di rifiuti abbandonati lungo il ciglio delle strade. Basta percorrere la Sicilia per verificare che la situazione è drammaticamente simile in decine se non centinaia di comuni.

La situazione in Puglia non è da meno. Per esempio, l’area della provincia di Foggia versa in una situazione disperata con centinaia di depositi incontrollati di rifiuti sui cigli delle strade extraurbane principali, secondarie e locali extraurbane (nella sola zona di Cerignola un gruppo di miei collaboratori ne ha contati oltre una cinquantina). Ho riscontrato situazioni di simile gravità in Campania, in alcune aree del Lazio meridionale ed in Calabria.

È evidente che si tratta di un problema di rilevanza nazionale che ha molteplici implicazioni afferenti alla sicurezza dell’intero Paese.

La prima, evidentemente la più ovvia, riguarda la tutela della salute della popolazione e dei consumatori. Cito un articolo pubblicato nel 2020 sulla rivista Ecoscienza: “La combustione libera nell’atmosfera sostanze volatili tossiche che possono ricadere nell’ambiente circostante depositandosi sul suolo e nelle falde acquifere dove possono persistere per lungo tempo e bioaccumularsi lungo la catena alimentare attraverso il consumo di acqua e cibo contaminati. Oltre agli effetti acuti, gli effetti più importanti sulla salute a medio-lungo termine comprendono patologie tumorali, malformazioni ed esiti avversi della gravidanza, disturbi immunitari e neuro cognitivi”.

Non sono pochi gli imprenditori del settore agroalimentare estremamente preoccupati per l’impatto dei roghi abusivi appiccati per eliminare i rifiuti accumulatisi lungo i cigli delle strade. La bioaccumulazione lungo la catena alimentare di materiali tossici – non solo derivante dai fumi e dalle ceneri, ma anche dal percolato che spesso contiene metalli pesanti estremamente nocivi – può arrecare gravissimo danno alla salute dei consumatori e conseguentemente a tutta la filiera agroalimentare italiana.

Non dobbiamo dimenticare che, data l’interconnettività di quest’ultima, la diffusione di inquinanti finirà per coinvolgere, prima o poi, intere filiere di tutto il comparto nazionale. Detto in altri termini, le implicazioni sulla salubrità del settore agro-food e quindi sulla sovranità alimentare italiana sono evidentemente gravissime e molteplici.

Potrei, forse dovrei, snocciolare le conseguenze per la salute della popolazione esposta ai fumi dei depositi incontrollati di rifiuti, alle conseguenze culturali, sociali ed economiche. Sospetto di incorrere nell’ovvietà.

La buona notizia è che le nuove tecnologie possono certamente aiutare le Autorità locali e nazionali ad intraprendere azioni di policy-making efficaci ed efficienti.

La tecnologia satellitare, uno dei punti di eccellenza italiana, consente oggi di individuare in tempo reale la presenza ed evoluzione delle discariche di rifiuti urbani. Nel 2019 l’Ama S.p.A. e l’e-GEOS (joint venture tra Telespazio, Gruppo Leonardo e l’Agenzia Spaziale Italiana) hanno lanciato un progetto pilota per l’acquisizione e l’analisi di immagini da satelliti ottici e radar sulla città di Roma al fine di identificare l’evoluzione delle discariche abusive.

Sono diversi gli esperti che credono che i droni aerei possano facilmente aiutare le azioni di police enforcement, attraverso il controllo delle aree più infestate dall’abbandono di rifiuti, l’identificazione dei materiali presenti nelle discariche abusive (grazie alle fotocamere multispettrali e sensori lidar) ed infine l’individuazione delle persone responsabili di tale pratica illegale ed incivile.

Che sia chiaro: la tecnologia certamente non basta. La letteratura scientifica e la pratica internazionale ci insegnano che il coinvolgimento della popolazione è chiave per la soluzione del problema.

È necessario in primis lanciare un piano di comunicazione a livello nazionale e locale che tocchi l’opinione pubblica, ed in particolare quella minoranza della popolazione responsabile della formazione dei depositi incontrollati di rifiuti.

Serve inoltre un’azione concertata a livello nazionale di stakeholder engagement che coinvolga prima di tutto le scuole, le associazioni ambientaliste come Plasticfree Odv, che operano con assiduità alla bonifica e alla divulgazione di pratiche responsabile di riciclo, gli organismi di police enforcement, che necessitano della tecnologia più avanzata, ed ovviamente tutti gli attori statali e para-statali che hanno responsabilità dirette ed indirette su questo gravissimo problema.

Le soluzioni tecnologiche e socio-organizzative evidentemente non mancano. Aspettiamo quindi le quantomai necessarie azioni delle istituzioni nazionali, regionali e locali. A buon intenditor, poche parole. Per il bene nostro e soprattutto delle generazioni che verranno.

Così i depositi incontrollati di rifiuti mettono a rischio salute e sovranità alimentare

Di Antonino Vaccaro

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