Skip to main content

Non serve spostare il budget, alla diplomazia europea occorrono progetti e visione. Ne è convinto Rocco Cangelosi, esperto diplomatico, già consigliere dell’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che con Formiche.net analizza il presente ma soprattutto il futuro della politica estera dell’Ue.

Secondo il Ft, Francia e Germania starebbero valutando la proposta di smantellare il Servizio diplomatico dell’Ue. Che ne pensa?

Il problema nasce già da un contesto internazionale cambiato radicalmente rispetto al 2010, quando fu creato il Seae con il Trattato di Lisbona: la guerra in Ucraina, la competizione sistemica con Cina e Russia, la volatilità della politica americana e l’uso crescente di strumenti di coercizione economica impongono una diplomazia più rapida, più integrata e più capace di agire. Quindi è naturale che si sia aperto un dibattito su come rafforzare il Seae. Il problema è che questo dibattito deve portare a trasformare il servizio diplomatico europeo, ma non a svuotarlo o a riportarlo completamente sotto il controllo degli Stati membri.

La discussione su come renderlo più efficiente da che presupposto dovrebbe partire?

Dal presupposto che sarebbe un errore rinazionalizzarlo, in quanto sarebbe in contrasto con le indicazioni politiche che lo hanno ispirato sin dal 2010. Occorre migliorare l’approccio dei 27 alle crisi geopolitiche: vorrei mettere in evidenza come dal punto di vista giuridico una riforma è abbastanza complessa, perché serve la decisione del Consiglio all’unanimità, il parere del Parlamento europeo e un accordo vincolante della Commissione. Tra l’altro osservo il sorgere di una competizione tra von der Leyen e la Kallas sulla politica estera, per cui la Commissione tende a riportare il Seae sotto il suo cappello esclusivo dal momento che lo stesso Seae non ha gli strumenti della Commissione per poter dare le implementazioni alle politiche che vengono decise. Tale atteggiamento accentratore ha creato delle frizioni abbastanza importanti con la Kallas.

Quali sono i limiti del Seae?

C’è una sovrapposizione tra le delegazioni dell’Ue e della Commissione, i tempi decisionali sono lenti e dovuti alla natura ibrida del servizio, vi sono difficoltà nel coordinare il doppio cappello dell’Alto rappresentante che risponde sia al Consiglio che alla Commissione: tali problemi non si risolvono togliendo le competenze al Seae, ma rafforzandolo.

Come procedere allora in una chiave riformatrice?

Secondo me bisognerebbe modernizzare il sistema, semplificarlo, rafforzare la capacità operativa senza introdurre elementi che portino verso la sovrapposizione, quindi io individuo tre priorità concrete: prima, una chiarezza di competenze tra Seae e Commissione soprattutto per quanto riguarda gli strumenti finanziari e la cooperazione allo sviluppo; seconda, una maggiore rapidità decisionale e ciò implica l’uso più esteso della maggioranza qualificata dove i trattati lo consentano o perlomeno laddove si possono utilizzare le cosiddette astensioni costruttive, sfruttando al contempo tutti gli interstizi del Trattato di Lisbona che consentono di superare il diritto di veto; infine rafforzare le delegazioni che devono diventare veri attori geopolitici. E qui entra in gioco una loro piena convergenza e fusione come è nello spirito del Seae.

Guardando a quello che è successo in Europa dalla guerra in Ucraina in poi, ci siamo accorti che la rapidità delle decisioni è quasi più importante delle decisioni stesse. Il budget Seae potrebbe essere riallocato, circa 1 miliardo: ma crede sia solo una questione di fondi, oppure servirebbe prima una visione nuova, che parta da una progettazione politica?

Assolutamente sì: non ritengo che la questione verta sullo spostamento di un miliardo di euro sempre di più sotto la competenza della Commissione, questo non cambierebbe nulla di sostanziale. Piuttosto sono convinto che bisogna fare alcune riforme che portino a una maggiore rapidità decisionale al fine di rafforzare la capacità operativa e quindi fare totale chiarezza sulle competenze tra Seae e Commissione.

C’è il rischio che alcuni attori principali esterni non vedano di buon occhio una riforma della politica estera europea?

Ha perfettamente ragione: il fatto che l’Unione europea, che come sappiamo è un gigante economico ma un nano politico, potrebbe dotarsi di una vera e propria politica estera, non è una soluzione gradita a tutti. Diventeremmo un soggetto nello scenario internazionale e quindi un concorrente per altri stakeholder, che tendono invece a voler vedere un’Unione europea debole e possibilmente da disgregare.

Vi spiego cosa serve (davvero) alla diplomazia europea. Parla Cangelosi

“Questo dibattito deve portare a trasformare il servizio diplomatico europeo, ma non a svuotarlo o a riportarlo completamente sotto il controllo degli Stati membri”. L’Unione europea con una vera e propria politica estera? Non è una soluzione gradita a tutti”. Conversazione con l’esperto diplomatico, già consigliere del Presidente Napolitano

Con Nereus 2026 l’Ue rafforza la sua presenza marittima nel Mediterraneo

EuNavForMed Irini ha concluso dieci giorni di attività coordinate tra Mediterraneo centrale ed Egeo, coinvolgendo unità navali e assetti aerei di diversi Stati membri. L’operazione conferma il ruolo della missione come presenza marittima permanente dell’Unione e offre indicazioni sull’evoluzione delle capacità europee nel dominio navale

Il ritorno al nucleare è una scelta che l’Italia non può più rimandare

Di Lodovico Mazzolin

“Nuclearizziamoci” non è uno slogan: è un progetto di Paese. Clima, salute, geopolitica, costi e competitività sono tutti fattori che rendono il nucleare una priorità di sistema, spiega Lodovico Mazzolin

Anthropic, la fine del tecno-laissez faire americano e la lotta al controllo della IA

Di Riccardo Piselli

Il pretesto tecnico è una falla nelle protezioni del modello; la verità non detta è la resistenza di Anthropic alle pressioni del governo federale. Da mesi, infatti, la società è in rotta di collisione con l’amministrazione, per aver rifiutato di mettere Claude al servizio di armi autonome e sorveglianza di massa. La direttiva del 12 giugno non fa che confermare quello che ha tutta l’aria di un prolungato braccio di ferro. L’analisi dell’avvocato Riccardo Piselli, professore di Proprietà Intellettuale alla Luiss Guido Carli

Vale di più un borgo o una foresta? La riflessione di Stefano Monti

L’Europa riconosce alle foreste un valore economico legato ai benefici ambientali che producono. Da qui la proposta: applicare una logica simile anche alla cultura e ai borghi, creando strumenti capaci di remunerarne il valore pubblico e sociale. La riflessione di Stefano Monti

Pakistan, Kashmir occupato. Cosa raccontano le proteste contro i seggi riservati

La contestazione contro il sistema dei seggi riservati ai rifugiati provenienti dal Kashmir occupato dal Pakistan ha provocato almeno 15 morti negli scontri con le forze di sicurezza. Islamabad risponde con arresti, divieti e una stretta securitaria che alimenta ulteriormente le tensioni

macron italia francia silvestri

Evian, il summit delle ambizioni ridotte. Il G7 secondo Demarais

La Francia arriva al G7 con un’agenda economica ampia, dalla correzione degli squilibri globali all’intelligenza artificiale. Alla vigilia del vertice, il risultato più concreto potrebbe essere aver preservato l’unità del formato in una fase di crescente frammentazione geopolitica

Così la Cina prova a influenzare il dibattito americano sull’IA

Secondo un rapporto di OpenAI, due reti di account riconducibili alla Repubblica popolare cinese hanno utilizzato ChatGpt per produrre contenuti destinati a influenzare il dibattito statunitense su data center, tariffe e competizione tecnologica

La Lega russa sull’elio. Il governo risponde “no thanks”

In Parlamento il senatore leghista Potenti ha chiesto al governo come intenda tutelare le forniture di elio e acido solforico. La risposta del sottosegretario Bizzotto ridimensiona il rischio russo sull’elio, ma conferma l’impegno a rafforzare la resilienza delle filiere critiche

La rinascita strategica. Ue e America Latina in un mondo in trasformazione

Di Constanza Mazzina e Lorenzo Tordelli

Per anni l’Europa ha sottovalutato il valore strategico dell’America Latina, lasciando spazio all’avanzata di altri attori globali come la Cina. Il rilancio dell’accordo Ue-Mercosur offre ora l’opportunità di recuperare un rapporto fondato su radici culturali, istituzionali e politiche condivise. L’analisi di Constanza Mazzina, direttrice del corso in Scienze politiche presso Ucema (Argentina), e Lorenzo Tordelli, esperto America Latina e cooperazione europea

×

Iscriviti alla newsletter