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Il Governo italiano ha annunciato un piano di privatizzazioni. Per quanto è possibile capire dalle indiscrezioni, tale piano è limitato e parziale, nonché orientato a mantenere il controllo pubblico su tutte le imprese coinvolte. Come tale – seppure nell’attesa di maggiori dettagli – esso solleva alcuni profili di scetticismo. Ciò non significa che le privatizzazioni non possano essere un passaggio di cruciale importanza per rilanciare il Paese. È però cruciale, tanto quanto interrogarsi su cosa privatizzare, concentrarsi sul come.

LE BEST PRACTICE
Questo paper intende dare un contributo proprio sotto questo aspetto. Dopo un censimento parziale delle società potenzialmente oggetto di privatizzazione a livello centrale, si sono illustrate una serie di best practice desunte dai documenti redatti dall’Ocse in materia di privatizzazioni. Perché le operazioni abbiano successo (sia sotto il profilo finanziario, sia sotto quello pro-concorrenziale) è indispensabile che ciascuna fase sia studiata adeguatamente. Gli errori del passato, nonostante un giudizio comunque complessivamente positivo sulle precedenti stagioni di privatizzazione, dovrebbero richiamare con grande evidenza a questo tipo di ragionamento.

LE DUE TAPPE
Il nostro lavoro suggerisce di accostarsi alle privatizzazioni secondo due “blocchi logici”, che vanno gestiti in sequenza l’uno all’altro. In primo luogo è necessario costruire il contesto per le privatizzazioni: adeguando il quadro normativo, liberalizzando i mercati interessati, rimuovendo le configurazioni aziendali che sono implicitamente di ostacolo alla concorrenza (per esempio l’integrazione verticale nelle industrie a rete). In seguito, occorre disegnare correttamente il processo di privatizzazione: per ottenere i risultati attesi, è necessario puntare alla completa fuoriuscita del settore pubblico dal capitale delle imprese interessate, procedere a operazioni di vendita le più trasparenti e aperte possibili, e delegare la tutela della strategicità degli asset a una normativa generale, quale è quella italiana del golden power. La selezione degli advisor e un corretto procedimento di auditing pre- e post-privatizzazione sono ugualmente importanti. Per raggiungere questi obiettivi è necessario anche creare un clima di forte commitment politico e di stretta collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti, quali, oltre al Governo, l’Antitrust, la Corte dei conti e il Comitato privatizzazioni.

LA DIMENSIONE LOCALE
A livello locale, le privatizzazioni vanno spinte per guadagnare efficienza e contenere la spesa, ma ancora prima è necessario distinguere tra le imprese che possono essere privatizzate in quanto tali (perché attive in mercati liberalizzati) e quelle, invece, per le quali è necessario mettere nel mirino il servizio, più che la società che lo eroga, e introdurre forme di concorrenza per il mercato, eventualmente prevedendo blandi meccanismi di tute- la dell’occupazione.

DUPLICE ASPETTO
Lo “stato dell’arte” così descritto equivale a un bicchiere sia mezzo vuoto sia mezzo pieno. La parte “mezza vuota” è che un processo di privatizzazione, specie se su larga scala, difficilmente potrà produrre risultati (e gettito) nel brevissimo termine, e in ogni caso obbliga a tenere in considerazione una serie di aspetti che comportano una riduzione del gettito atteso (per esempio evitare di cedere monopoli e garantire sempre la contendibilità degli asset privatizzati). La metà piena del bicchiere è legata ai benefici sostanziali e di lungo termine, che vanno ben al di là del contributo all’abbattimento del debito pubblico.

UNA SCELTA POLITICA
Quella se privatizzare o no è una scelta politica, relativa all’idea di Paese che un Governo ha in mente. Ma le modalità di esecuzione sono altrettanto importanti, e possono determinare il successo o il fallimento anche del progetto più ambizioso.

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