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Alla vigilia del voto, attorno all’AI Act europeo aleggia un ottimismo estremamente positivo. Motivato ancor di più dalla notizia rilanciata da Handelsblatt, secondo cui la Germania avrebbe messo da parte le reticenze sulla regolamentazione e sarebbe pronta a dare il suo assenso. Alcuni nel governo ritenevano che il testo su cui si era raggiunto l’accordo lo scorso dicembre era troppo severo e restrittivo, soprattutto il ministero per i Trasporti e le Infrastrutture digitali guidato da Volker Wissing. A cui si aggiungeva la questione della rilevazione biometrica che, nonostante avesse dei paletti rigidi entro cui operare, rischiava di ledere i diritti dei cittadini. Le riserve però sono state sciolte due giorni fa. “Nell’attuazione della legge sull’intelligenza artificiale utilizzeremo il massimo margine di manovra per evitare la doppia regolamentazione e sviluppare l’Europa in un’importante sede dell’A in grado di reggere la concorrenza globale”, è il pensiero definitivo del ministro espresso su X.

Era importante superare lo scetticismo tedesco, così come sarà fondamentale fugare i dubbi della Francia, che ha espresso posizioni simili a quelle dell’alleato. Domani si capirà meglio in che direzione vuole correre l’Unione europea: se diventare pioniera in questo settore oppure se è meglio frenare gli entusiasmi e rimettere mano al pacchetto normativo.

Per l’industria creativa e culturale europea non ci sono dubbi. “Invitiamo gli stati membri dell’Unione europea a dare prova di leadership globale e approvare l’AI Act alla riunione Coreper – Comitato dei Rappresentanti Permanenti – del 2 febbraio”. A sottoscrivere l’appello in Italia sono state l’Associazione Italiana Editori-Aie, Confindustria Cultura Italia – Federazione Italiana dell’Industria Culturale (Cci), la Federazione Industria Musicale Italiana (Fimi), i Produttori Musicali Indipendenti Italia (Pmi), la Siae e la Sugar Music. “L’AI Act”, si legge nella nota, “è un atto legislativo fondamentale che regolamenterà il ruolo dell’AI in Europa e contribuirà a stabilire uno standard globale per il funzionamento dei sistemi di intelligenza artificiale”. L’Ue ha pertanto “un’opportunità unica di dimostrare una leadership globale nel quadro dell’AI, a beneficio dei cittadini, degli autori, dei titolari dei diritti, dell’economia europea in generale”.

Venerdì dunque ci sarà la prima tappa dell’iter di approvazione. Se dovesse essere approvato, si passerà all’Europarlamento dove la partita dovrebbe essere più semplice. Il percorso si dovrebbe concludere entro aprile, ma ciò non vuol dire che tutte le nuove regole entreranno in vigore allo stesso tempo. Si procederà per gradi: dopo sei mesi si attueranno i divieti e dopo altri sei le norme sui modelli fondativi. Insomma, ci vorrà un anno. Ma se domani andrà come si vocifera, salvo clamorosi dietrofront o incidenti di percorso, l’Europa viaggerà su una corsia preferenziale.

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