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La Cina ha annunciato, nella notte italiana, sanzioni contro dieci aziende statunitensi attive in particolare nei settori della difesa e delle terre rare. Pechino ha giustificato la nuova stretta, che segue quella di cinque mesi fa, richiamando la pubblicazione, all’inizio di giugno, di una nuova lista nera del Pentagono, che includeva società come Alibaba e Byd, accusate di collaborare con l’esercito cinese. Più nel dettaglio, le aziende americane sanzionate sono inserite nell’elenco delle organizzazioni verso le quali è vietata l’esportazione di beni a potenziale duplice uso (civile e militare).

“Vietato a qualsiasi organizzazione o individuo, di qualsiasi Paese o regione, trasferire o fornire a queste entità prodotti a duplice uso di origine cinese”, ha dichiarato il ministero del Commercio in un comunicato piuttosto stringato. Il governo ha inoltre precisato che tutte le esportazioni in corso dovranno cessare immediatamente e che il provvedimento entra in vigore da oggi. Tra le società interessate figura Usa Rare Earth, attiva nel settore delle terre rare, partecipata dallo stesso governo federale al 10% e impegnata a ridurre la dipendenza degli Stati Uniti dalla Cina per queste materie prime strategiche, e Red Cat, specializzata in droni e robotica e Aveox, produttrice di sistemi elettromeccanici ad alta potenza, entrambe operanti nel settore della difesa.

Secondo un portavoce del ministero del Commercio, le restrizioni sono state adottate “in risposta all’inaccettabile decisione del governo statunitense di aggiungere nuove entità alla cosiddetta lista delle aziende militari cinesi”. Non è finita. Pechino ha annunciato il divieto per amministrazioni pubbliche ed enti locali di acquistare prodotti di 46 aziende statunitensi nell’ambito degli appalti pubblici. “Gli acquirenti non sono autorizzati ad acquistare prodotti fabbricati da queste società”, ha dichiarato il ministero delle Finanze.  Il provvedimento riguarda diverse controllate di Lockheed Martin e Raytheon, nonché la divisione Spazio, Difesa e Sicurezza di Boeing. Tra le altre aziende interessate figurano società del gruppo General Dynamics, produttore di sistemi militari avanzati, e Sierra Nevada Corporation, anch’essa specializzata nel settore della difesa.

Fin qui la cronaca di un’ordinaria e un po’ nascosta guerra commerciale. Ma volendo andare al di là del proprio naso, vanno fatte due considerazioni. Primo, la reazione cinese, seppur motivata ufficialmente come una reazione al colpo di mano americano di inizio giugno, dà la cifra del buon funzionamento della strategia americana messa fin qui in piedi. Ovvero, una sempre più fitta tela di accordi tra Washington e tutti quei Paesi ricchi di miniere (come l’Australia, per esempio) ma lungi dall’infilarsi nell’orbita cinese. Il caso più lampante è il Brasile, terra ricchissima di materie prime e sempre più fulcro delle catene di approvvigionamento americane. E il fatto che la prima economia mondiale stia tagliando i ponti con il Dragone e le sue forniture a Pechino non piace molto. Di qui la reazione cinese.

Nella guerra per le terre rare c’è finita dritta anche l’Europa e, dunque, l’Italia. Il che porta a una seconda riflessione. L’irrigidimento della Cina non potrà fare altro che spingere l’Occidente e i suoi governi tra le braccia della cosiddetta pax silica, l’iniziativa con cui gli Stati Uniti intendono mettere al sicuro proprio dalla Cina la catena del valore dei minerali critici che servono per l’Intelligenza Artificiale e per altre tecnologie avanzate. D’altronde, i minerali o si comprano dalla Cina o dagli Stati Uniti. Meglio farlo da chi è alleato.

 

Cosa c'è dietro la stretta cinese sulle terre rare

Pechino ha annunciato sanzioni contro dieci aziende statunitensi attive in particolare nei settori della difesa e delle terre rare. Una reazione che porta con sé due considerazioni

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