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La cooperazione tecnologica tra Europa e Stati Uniti, in un mondo in cui la Cina sempre più sta cercando di imporsi quale motore dell’innovazione globale, è cruciale. Da sempre la tecnologia è ciò che smuove il progresso ma, purtroppo, nel caso di Pechino, non si tratta di una tecnologia trasparente. Standard, sicurezza dei dati, privacy, nell’intelligenza artificiale made in China sono parole che non rientrano nel vocabolario, anzi, l’IA è usata come strumento di controllo, o meglio, come mezzo per dare punteggi sociale alla condotta dei cittadini. O ancora, l’innovazione è mezzo prediletto per diffondere disinformazione e fake news, video manipolati e via dicendo.

La tecnologia al servizio dello Stato è l’esatto opposto della concezione occidentale di tecnologia libera. Ecco perché vi è la necessità di affrontare dossier come questi nella cornice atlantica. Ne va non solo della nostra competitività, ma ancor più della nostra sicurezza e della resilienza delle nostre società. Pochi giorni fa il presidente Xi Jinping, all’incontro politico annuale “Due Sessioni” ha presentato una roadmap radicale per il futuro economico e politico del Paese, sottolineando la crescente competizione tecnologica con Washington, i crescenti attriti geopolitici e, soprattuto, la volontà di arrivare a dominare la corsa dell’innovazione.

Allora a fronte di tutto ciò, ecco che la coesione atlantica è fondamentale, così come è importante lavorare insieme – Europa e Stati Uniti – per scrivere le regole delle nuove tecnologie. Occorre costruire delle vere supply chain trusted, mirate a garantire la nostra sicurezza nei confronti della volontà di dominio cinese. Non abbiamo bisogno di standard calati dall’alto, ma di una cooperazione ben integrata. La rotta è chiara: la persona va posta al centro del progresso. Su temi come l’intelligenza artificiale, al di là di tecnicismi, questa è la differenza tra noi, Occidente, e gli altri, autocrati e Paesi ostili.

È malsana qualsiasi tecnologia che anziché mettersi al servizio dell’uomo, tenta di manipolarlo, controllarlo o condizionarlo. La sfida più grande – davvero vitale – che stiamo affrontando dal conflitto in Ucraina e ora nel conflitto in Medo Oriente è la manipolazione della informazione. È una vera e propria guerra ibrida, e sono innumerevoli i casi che viviamo ogni giorno di una disinformazione contro l’Occidente e i suoi valori essenziali.

Dall'Ucraina all'Iran, la sfida più grande è la manipolazione dell'informazione. Scrive Terzi

La tecnologia al servizio dello Stato è l’esatto opposto della concezione occidentale di tecnologia libera. Ecco perché vi è la necessità di affrontare dossier come questi nella cornice atlantica. Pubblichiamo l’intervento del senatore Giulio Terzi di Sant’Agata al convegno Eu-Us Tech Agenda 2030, organizzato da Formiche presso la Camera dei deputati

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